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Massoneria

La massoneria è una “istituzione esoterica” di origine medievale che nella sua secolare storia ha avuto numerose e diverse forme. Le sue principali finalità sono il perfezionamento interiore del proprio spirito, la diffusione di principi etici e morali universali, la divulgazione del pensiero razionale, la lotta all’oscurantismo, l’espansione dei principi di fratellanza universale. Condannata dalla Chiesa e, qualche volta, repressa dai governi assolutistici, la massoneria fu molto attiva fra Sette – Ottocento. Poiché alcuni aspetti della sua attività interna non erano di dominio pubblico, ma coperti da riservatezza o assolutamente segreti, fu accusata di essere all’origine di tutti gli sconvolgenti avvenimenti rivoluzionari che portarono alla caduta del Vecchio Regime, all’avvento dei regimi politici liberal-democratici, al liberismo economico e alla scristianizzazione della società. Sempre nell’ottica della congiura anticristiana finalizzata alla distruzione della società tradizionale a beneficio di una società giudaizzata, gli antisemiti ottocenteschi indicarono negli ebrei gli occulti manovratori della massoneria.

Medici ebrei uccisori di cristiani

Fin dal Medioevo i medici ebrei furono «riveriti e temuti, come potenti maghi, a cui vengono imputati i più atroci delitti ma i cui servigi vengono sollecitati con particolare insistenza» (Léon Poliakov). Numerosi testi canonici attribuivano la loro abilità all’alleanza con il demonio. Nel 1246 il concilio di Béziers proibì ai cristiani di ricorrere alle loro cure, proibizione che verrà successivamente reiterata da numerosi concili. Il ricorso ai servigi dei medici ebrei avrebbe costituito un rischio per la vita stessa del cristiano dal momento che il medico ebreo non avrebbe cercato di guarire bensì di aggravare la salute del paziente giungendo addirittura ad avvelenarlo. Secondo antiche leggende cristiane i re medioevali Carlo il Calvo, Ugo Capeto e lo stesso Carlo Magno sarebbero stati avvelenati da medici ebrei. Nonostante le leggende, i medici ebrei goderono di grande favore presso principi e papi. In particolare i papi, da Alessandro III nel XII secolo a Paolo III nel XVI, si facevano tradizionalmente curare da medici ebrei. Tali medici furono annoverati da Prospero Mandosio nella sua opera “Degli Archiatri ponteficii” (1784). La persistenza del mito del medico ebreo avvelenatore è evidenziata dal cosiddetto “complotto dei medici” in Unione Sovietica. Si trattava di un caso giudiziario costruito ad arte dopo una lunga campagna antisemita; nel 1953 “La Pravda” denunciò ufficialmente l’esistenza di un complotto dei medici contro la vita di Stalin e dei massimi dirigenti sovietici. Gli accusati erano nove medici di vasta notorietà, sei dei quali ebrei. I servizi segreti sovietici accusarono i medici di essere agenti “sionisti” e di svolgere attività di spionaggio in favore delle potenze occidentali. La morte di Stalin, avvenuta due mesi dopo, impedì la prosecuzione del progetto. Nel 1955 i medici furono solennemente riabilitati ma due di essi erano deceduti dopo l’arresto a causa delle torture.

Mito del sangue

Il mito, termine d’origine greca dal significato di “racconto”, ha sempre trovato una sua spiegazione all’interno o di una fascinazione estetica narrativa sopravvissuta da tempi remoti o come primo esempio di ragionamento nella storia dell’umanità. Come tale si è soliti contrapporlo al logos, il vero e corretto pensiero, quello razionalistico e scientifico che emerge dalla filosofia greca. Al proposito gli studi su tale contrapposizione sono numerosi. Ben più rilevante è invece, in un contesto storico, l’opposizione che dovrebbe essere compiuta tra il mito e quell’altra forma letteraria che corrisponde al nome di epica. Ma mentre questa è un genere discorsivo che presuppone un’eguaglianza tra gli ascoltatori – si pensi ai sovrani eroici dell’Iliade –, il mito presuppone un’autorità che gli conferisce valore. Il mito del sangue, perciò – uno delle tante forme di mito – ha sempre avuto importanza, sin dalla nascita delle Nazioni, nella creazione artificiale di una comunità immaginaria: non si è appartenenti a quest’ultima se non si possiede la stessa origine di sangue. Il nazionalismo si è impossessato da subito di questo strumento creando o, meglio, inventando letteralmente dei miti d’origine idonei il più delle volte a giustificare processi politici di conquista e di esclusione di popolazioni, culture o religioni che, a torto o a ragione, non rientravano nel modello identitario proposto. Il mito gotico, peraltro, uno dei più diffusi in Europa, ha accompagnato la reconquista spagnola, il mito sassone la rivoluzione protestante anglosassone, il mito romano la genesi dell’identità italiana. Il mito ariano, dopotutto uno degli ultimi ad essere elaborato e uno dei più incerti, sorto da un dato linguistico e trasformato in scienza, è stato alla base dei piani di conquista del nazismo.

Mondialismo

Mondialismo è un’espressione che fa parte della cultura politica del radicalismo di destra, e viene denunciato come una “strategia mondiale di dominio planetario su uomini e beni, tendente ad imporre un totalitarismo omologante, definitivo, su continenti, popoli, nazioni e singoli uomini”, in altri termini, per la destra radicale il mondialismo è la forma politico-economico-culturale che l’ebraismo/sionismo, soprattutto attraverso l’azione di circoli ed istituzioni occulte o semi-pubbliche, ha elaborato per procedere ai piani di conquista dei popoli e delle nazioni.

Mortara, caso

Dal nome di Edgardo Mortara, un bambino ebreo di sei anni che nel 1858 a Bologna fu sottratto con la forza alla famiglia dalla gendarmeria pontificia, con il pretesto che era stato segretamente battezzato da una domestica, e condotto nella Casa dei catecumeni a Roma, per ricevere un’educazione cattolica. Vane furono le proteste di Napoleone III contro tale sopruso e vano fu il tentativo di Moses Montefiore che nel 1859 andò a Roma per ottenere il rilascio del bambino. Edgardo Mortara fu cresciuto in seminario, fu ordinato sacerdote ed esercitò attività di missionario agostiniano fino alla morte (1940).

N

Nazi-Rock

La musica identitaria, meglio conosciuta come Nazi-Rock, è un genere musicale che si rifà alle sonorità metal e punk , si connota per testi razzisti ed antisemiti, ed un’iconografia che si richiama al nazionalsocialismo ed ai miti nordici.

Naziskin

È un termine coniato dai media per indicare gli appartenenti al movimento skinhead nato in Inghilterra verso la fine degli anni ’70. Nel movimento confluiscono quei gruppi politici giovanili europei e americani che si rifanno all’ideologia nazista e fascista. I diversi gruppi naziskin si caratterizzano per l’acceso razzismo contro gli stranieri africani e asiatici, la fede nel primato razziale dei bianchi e nell’ antisemitismo.

Negazionismo

Il termine negazionismo indica il tentativo condotto da pseudo-storici e divulgatori di vario genere – che si autodefiniscono revisionisti – di negare che la Shoah abbia mai avuto luogo, ovvero di dimostrare che, anche se degli ebrei sono morti nel corso del secondo conflitto mondiale, il loro numero sarebbe stato assolutamente inferiore a quello accertato dalla storiografia ufficiale. Quest’ultima, viene definita dai negazionisti olocaustica o sterminazionista. L’ideologia negazionista si compone di quattro elementi:
1) nega che il regime hitleriano abbia pianificato lo sterminio degli ebrei.
2) nega l’utilizzo omicida delle camere a gas.
3) riduce il numero degli ebrei uccisi nei lager a basse proporzioni, spesso attribuendone la morte a malattie contratte nei campi o ad eventi correlati alla guerra.
4) la Shoah viene fatta entrare nel paradigma cospirativista configurandosi come una gigantesca truffa ordita dagli ebrei e/o sionisti per estorcere denaro colpevolizzando le nazioni occidentali, Germania in primis, e soprattutto per legittimare l’esistenza e le politiche dello Stato di Israele.
Gli studiosi hanno iniziato a privilegiare l’impiego del termine negazionismo al posto di revisionismo a partire dal 1987 su ispirazione dello storico francese Henry Rousso, questo perché negazionismo rispetto a revisionismo sino a quel tempo abitualmente usato, spiega più compiutamente il fatto che questo sistema di pensiero rientra in una dimensione ideologica e non è un procedimento scientifico.
Il negazionismo si colloca all’interno di una costellazione ideologica “giudeocentrica”, cioè una lettura dei fatti storici che vede sempre gli ebrei come motore degli avvenimenti.
La storiografia non ha mai riconosciuto nel negazionismo un interlocutore credibile, ed anzi lo vede come un discorso antisemitico che recupera e rielabora alcuni paradigmi antisemiti del XIX secolo.

O

Olocausto

Nel significato originario designava un’offerta sacrificale a Dio che fosse completamente consumata dal fuoco (dal greco “hólos” = tutto e “kaustós” = bruciato), ma il termine è usato anche per indicare lo sterminio sistematico degli ebrei e degli zingari nell’Europa sotto il dominio nazista negli anni 1941-1945. A causa del significato teologico gli ebrei preferiscono però usare il termine ebraico Shoah. L’uccisione in massa degli ebrei (circa sei milioni) rappresentò l’apice dello sviluppo dell’antisemitismo nazista.

Ostia (Profanazione della)

L’accusa frequentemente mossa agli ebrei, a partire dall’Alto Medioevo, di profanare l’ostia consacrata. L’accusa sorse dopo che il quarto concilio lateranense (1215) ebbe accolto la dottrina della transustanziazione, ossia della trasformazione durante la Messa della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo. L’accusa, che nel corso dei secoli portò alla morte migliaia di ebrei, era quella di essersi impossessati, attraverso l’acquisto o la truffa, di ostie consacrate allo scopo di rinnovare su di esse le sofferenze della Passione di Cristo. Si riteneva che gli ebrei, credendo paradossalmente alla transustanziazione e quindi alla presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata, desiderassero rinnovare le sofferenze della Passione tormentando, pungendo o bruciando l’ostia. L’odio verso Cristo degli ebrei profanatori sarebbe stato tale che essi non si sarebbero arrestati neppure di fronte alla miracolosa emissione di sangue da parte dell’ostia stessa. La prima accusa di profanazione avvenne a Belitz, in Germania, nel 1243 e si concluse con la morte sul rogo dell’intera comunità ebraica. Accuse simili, seguite da roghi e massacri, si verificarono in tutta Europa fino al XVI secolo.
La più famosa rappresentazione artistica della profanazione dell’ostia è la predella di Paolo Uccello, nel palazzo ducale di Urbino, composta da un ciclo di sei episodi. Nel primo episodio una donna cerca di vendere l’ostia consacrata a un mercante ebreo per riscattare un mantello, nel secondo l’ostia viene data alle fiamme ma inizia a versare sangue davanti agli ebrei sacrileghi, nel terzo una processione raggiunge la chiesa per la riconsacrazione della particola, nel quarto la donna sacrilega viene portata al supplizio mentre appare un angelo dal cielo, nel quinto il mercante ebreo viene arso vivo insieme alla sua famiglia, nel sesto due diavoli e due angeli, davanti ad un altare, si contendono il corpo della donna.