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Stella di David (Maghen David)

Il Maghen David, la “stella di David”, formato da due triangoli equilateri opposti e intrecciati, viene considerato il simbolo dell’ebraismo. La Bibbia, però, non lo menziona ed esso non compare nemmeno nei reperti dei numerosi scavi archeologici compiuti in Israele, a esclusione di una particolare sinagoga di Cafarnao del II secolo e.v. A tale simbolo sono state date molte spiegazioni. Per alcuni il triangolo con la base rivolta verso il basso rappresenta l’anelito dell’uomo verso Dio e quello verso l’alto la ricerca dell’uomo verso Dio. Il fatto poi di essere intrecciati tra loro starebbe a indicare la loro forza, il loro essere scudo. Secondo lo studioso di Cabbalà, Gershom Sholem, il simbolo era già usato nell’età del bronzo in molte civiltà e regioni lontane come la Mesopotamia e la Britannia mentre, nel periodo del Secondo Tempio, veniva utilizzato indifferentemente da ebrei e non ebrei come motivo decorativo. In ambito ebraico, il motivo dell’ampia diffusione di questo segno nel XIX secolo sarebbe dovuto, sempre secondo lo studioso, al desiderio di assumere un simbolo che rappresentasse l’ebraismo, così come la croce rappresenta il cristianesimo. Durante la seconda guerra mondiale la stella di David con la parola “Jude” (giudeo in tedesco) venne utilizzata dai nazisti per identificare gli ebrei, che furono costretti a cucirla sugli abiti. Questo obbligo fu esteso anche alle zone occupate, con la sola variante della scritta “giudeo” in lingua locale. La “stella a sei punte” o “esagramma” è anche un simbolo molto diffuso nell’occultismo.

Stereotipizzazione

L’assegnazione automatica a un singolo individuo di attributi (fisici, psicologici,comportamentali) assegnati dalla società alla categoria o classe sociale cui lo stesso appartiene. Quindi, se una persona appartenente a un gruppo viene automaticamente percepita come avente tutte le caratteristiche attribuite dalla società a quel gruppo, tale persona viene “stereotipizzata”, ossia viene definita attraverso uno stereotipo.

Stereotipo

La parola stereotipo venne inventata da Firmin Didot ed usata dalla stampa; era in origine una impressione duplicata di un elemento tipografico originale. Nel tempo, questa divenne una metafora per un qualsiasi insieme di idee ripetute identicamente, in massa, con modifiche minime. Stereotipo e cliché erano in origine entrambe parole usate in ambito tipografico, ed avevano il medesimo significato. In particolare, cliché era un termine onomatopeico derivato dal suono prodotto durante il processo di stereotipizzazione, quando la matrice colpiva il metallo fuso.
Gli stereotipi sono l’insieme delle caratteristiche preconfezionate, attribuite come tipiche a una categoria o gruppo sociale, sono una sorta di immaginario collettivo a cui attinge il pregiudizio individuale. Gli stereotipi non sono quindi una creazione individuale ma vengono appresi dall’ambiente; essi rappresentano la controparte sociale e la fonte di alimentazione dei pregiudizi individuali. La creazione e l’arricchimento degli stereotipi riflette l’esercizio nel tempo del potere culturale, religioso e politico esercitato da un gruppo maggioritario e forte ai danni di un gruppo minoritario e debole.

Suprematismo bianco

Il suprematismo bianco (White Supremacism) è un’ideologia caratteristica degli Usa, che affonda le sue radici nel XIX come reazione dei bianchi del Sud verso il movimento che auspicava l’abolizione della schiavitù. Attualmente il suprematismo bianco si basa su quattro principi: 1) i bianchi devono dominare su tutti gli altri popoli con origini diverse; 2) i bianchi devono vivere in società solo per bianchi; 3) il popolo bianco possiede una cultura che è superiore a quella di tutti gli altri popoli; 4) il popolo bianco è geneticamente superiore a tutti gli altri popoli. L’antisemitismo è importante per la maggior parte dei suprematisti bianchi, ed un’ampia maggioranza di essi in realtà crede gli ebrei facciano parte di una vera e propria razza, parassitica e volta al Male.

T

Talmud (“Studio”).

Titolo di due raccolte di opinioni e discussioni rabbiniche sull’insieme della legge ebraica. A quest’opera contribuirono esperti di halakhah ed eruditi di varie accademie, in un periodo compreso fra il 200 e il 500. I due Talmudim (plur.) sono quello di Gerusalemme (o palestinese o gerosolimitano) e quello babilonese, il più importante e vasto. Il testo talmudico è costituito dalla Mishnah e dal commento e interpretazione di questa, la Ghemarah (“Completamento”). Esso non contiene soltanto materiale giuridico, ma si configura come une vera e propria summa della cultura, della tradizione e delle scienze ebraiche, in cui sono contenute numerose digressioni che spaziano dalla favola alla disquisizione metafisica, dalla medicina alla geografia. I maestri del Talmud di Gerusalemme (Talmud yerushalmi) appartengono a un’epoca anteriore al 400; quelli menzionati nel Talmud babilonese (Talmud bavli) vissero fra il III e il VI secolo. L’insegnamento del Talmud è stato accettato da tutti gli ebrei, ad eccezione dei caraiti, che riconoscevano autorità solo alla Bibbia.

Tradizionalismo cattolico

Il tradizionalismo cattolico nasce all’inizio del XIX secolo in Francia come pensiero controrivoluzionario che vede nella Rivoluzione francese il frutto perverso dell’Illuminismo e della sua esaltazione della ragione individuale. Per il tradizionalismo l’unico modello di convivenza civile è rappresentato dalla società cristiana. Con il Sillabo (1864) la Chiesa condanna irrevocabilmente la modernità, ossia “i principali errori dei nostri tempi” rappresentati dall’indifferentismo religioso, dal razionalismo, dal liberalismo, dal comunismo, dalla teoria della separazione tra stato e chiesa, dalla libertà di culto, di opinione e di stampa. Contro i frutti della modernità la Chiesa cattolica ha condotto un’aspra lotta dalla Rivoluzione francese fino al Concilio Vaticano II (1962-1965). Il Concilio Vaticano II (CV2), con cui la chiesa si apre alla modernità, rappresenta una netta cesura rispetto al passato. In difesa di questo passato resta un nocciolo duro di gruppi religiosi, ampiamente minoritari ma combattivi, che vivono i cambiamenti introdotti dal Concilio come eversivi della vita della chiesa e come rinnegamento della Tradizione. La cultura tradizionalista è “reazionaria” e aspira nostalgicamente alla “restaurazione della società cristiana”. Di qui la sua prossimità a gruppi politici ultraconservatori e della destra estrema. Tra i gruppi tradizionalisti, che costituiscono un arcipelago di difficile censimento, si distinguono quelli “in comunione” con la chiesa da quelli che non riconoscono l’autorità del pontefice regnante. Il gruppo tradizionalista più noto è La Fraternità Sacerdotale san Pio X fondata nel 1970 in Svizzera da monsignor Marcel Lefebvre che si oppone agli esiti del CV2 in tema di collegialità episcopale, libertà religiosa, ecumenismo, rapporti con le religioni non cristiane (in particolare il giudaismo), liturgia. Nel 1988 Lefebvre, in seguito all’ordinazione di quattro vescovi senza autorizzazione papale, incorre insieme ai vescovi nella scomunica che nel 2009 sarà revocata da Benedetto XVI. I “lefebvriani” riconoscono il papa perché legittimamente eletto ma ne disconoscono l’autorità in quanto propagatore di false dottrine. In Italia, uno dei maggiori esiti della contestazione radicale al Concilio è rappresentato dalla nascita dell’ Istituto Mater Boni Consilii, fondato nel 1985 da alcuni sacerdoti provenienti dalla Fraternità Sacerdotale san Pio X. Per l’Istituto, che condivide con la Fraternità l’opposizione alle riforme conciliari, la sede papale è vacante dalla morte di Pio XII (da qui il nome di “sedevacantisti”). Nei confronti del giudaismo e degli ebrei, lefebvriani e sedevacantisti rifiutano la dichiarazione conciliare Nostra Aetate, utilizzano la polemica antigiudaica dei Padri della Chiesa e sostengono tesi chiaramente antisemite che diffondono attraverso i loro organi di stampa.

X

Xenofobia

Reazione di difesa nei confronti di altre etnie e culture (lotta per le risorse,timore di “mescolamenti culturali”).

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ZOG/JOG Zionist-Occupied Government/Jewish-Occupied Government

ZOG e JOG sono due acronimi caratteristici del suprematismo bianco e che significano, rispettivamente: Zionist-Occupied Government e Jewish-Occupied Government , entrambi i termini riflettono la convinzione dei suprematisti che gli ebrei occupino e controllino i governi, così come i massmedia.