1 Ottobre 2026

Gadi Luzzatto Voghera risponde ad alcune critiche disinformate sul CDEC.

Fonte:

www.facebook.com

Autore:

Gadi Luzzatto Voghera

A proposito di alcune critiche disinformate sul CDEC.
In corrispondenza della campagna politica organizzata con legittimi propositi di militanza in opposizione al DDL antisemitismo, vengono diffusi sui social numerosi post e video che disegnano la Fondazione CDEC in maniera piuttosto disinformata. Per fare chiarezza sulla natura del CDEC (e del suo Osservatorio antisemitismo) sarebbe sufficiente visitare il suo sito web ufficiale e quello dell’Osservatorio, e informarsi sulle numerose iniziative culturali (mostre – anche online -, pubblicazioni in volume, riviste, corsi di formazione ecc.) e sul lavoro quotidiano di cura della documentazione archivistica e bibliografica. I più accorti potrebbero perfino spingersi a leggere alcuni dei libri prodotti dal CDEC, ma non è forse questo il caso di chi ama frequentare e utilizzare i social con intenti propagandistici superficiali e non informati, che tuttavia godono di ottimi riscontri e numeri elevati di like. Che sembra essere quel che conta oggi, purtroppo.
Per restare sul tema del contrasto al razzismo e all’antisemitismo, sarà forse bene precisare che il CDEC collabora da molti anni con l’UNAR Ufficio Antidiscriminazioni Razziali-Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui abbiamo condotto diversi progetti. E’ parte della Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio con la quale lavoriamo attivamente. Lavora in sinergia con OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori creato presso il Ministero dell’Interno (oddio, la polizia, cattivi, cattivi…) che è un ufficio di grande valore civile poiché permette di perseguire per legge gli atti di discriminazione (compresi quelli di antisemitismo, che purtroppo sono in aumento). Il CDEC collabora anche con VOX diritti, il cui ultimo rapporto di monitoraggio del linguaggio d’odio in Italia espresso tramite la piattaforma X dimostra quanto il tema dell’antisemitismo sia preminente nella società italiana. In definitiva, il CDEC è un’istituzione che lavora in maniera strutturata e professionale sui temi delle discriminazioni e del discorso d’odio, in costante rapporto con numerosi enti impegnati sugli stessi temi, sia a livello nazionale, sia internazionale. Tra gli esiti di questo lavoro, enorme e svolto con risorse limitate, ci sono progetti inclusivi (come quello appena inaugurato presso la nostra biblioteca a Milano), corsi di formazione per docenti e per studenti, corsi di aggiornamento per la società civile e per le amministrazioni pubbliche (forze dell’ordine, giornalisti, magistrati ecc.), iniziative pubbliche. Tra le cose che più irritano chi critica il CDEC c’è la collaborazione strutturale con l’ufficio del Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo presso la presidenza del consiglio. Si tratta di quell’ufficio (uguale alle decine di altri uffici analoghi aperti in altri stati europei e presso la UE) intitolato istituzionalmente e democraticamente a redigere e mettere in atto la strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo, citata come nucleo centrale del DDL in discussione. Ecco, questo è, in sintesi estrema, lo schema del lavoro che il CDEC conduce per contrastare antisemitismo e odio razzista e di genere. Il CDEC, al contrario, non è un ufficio che “mira al rafforzamento dei rapporti tra Italia e Israele” e non è una sede del Mossad (anche se nel 1982 un gruppo di terroristi fiancheggiatori delle BR decise che questa fosse la nostra natura e misero una bomba facendo saltare per aria la nostra sede storica). Per dirla tutta, e a termini di statuto (art.2), “il CDEC (che è stato creato dal fior fiore dei giovani ebrei italiani usciti dalle persecuzioni, molti dei quali avevano partecipato attivamente alla resistenza) intende contrastare ogni forma di razzismo e antisemitismo, anche al fine di promuovere la tutela dei diritti civili al riguardo. La Fondazione conserva nel tempo, tramite le sue strutture e la sua attività, la memoria della persecuzione antiebraica fascista e nazista”. Noi siamo questo.