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Segnalazione
«Questo è Israele! Un cancro dell’umanità!»
È un post Facebook pubblicato dal Comitato per la liberazione della Palestina – Noci che esprime una dura condanna nei confronti di Israele e di alcune posizioni della destra politica israeliana. Il post riporta una dichiarazione attribuita a Moshe Feiglin, leader del partito Zehut, nella quale viene sostenuta l’uccisione dei bambini di Gaza una volta raggiunta l’età adolescenziale. La pubblicazione presenta tali parole come espressione della politica israeliana e le collega alla figura di Bezalel Smotrich, ministro israeliano e leader della destra nazionalista. Il post conclude con una forte condanna di Israele, definendolo “un cancro dell’umanità”, accompagnata da una fotografia di Feiglin insieme a Smotrich.
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Nei commenti mostrati negli screenshot emerge un livello di antisemitismo molto elevato, caratterizzato soprattutto da espressioni esplicite di odio, demonizzazione dei sionisti e degli israeliani, auspici di violenza e riferimenti al nazismo e alla Shoah. In questo caso, rispetto ad altri contenuti in cui l’antisemitismo può manifestarsi attraverso allusioni o stereotipi indiretti, una parte consistente dei commenti presenta elementi apertamente antisemiti, anche se non tutti gli interventi possono essere ricondotti automaticamente all’odio antiebraico. Alcuni utenti si limitano infatti a criticare Israele o i suoi esponenti politici, mentre altri estendono tale condanna agli israeliani, ai sionisti o agli ebrei come gruppo, arrivando a utilizzare linguaggio disumanizzante e a evocare la persecuzione e lo sterminio. Uno degli elementi più evidenti è la demonizzazione dei sionisti, presente già nel commento di Sandra S., che definisce gli israeliani «una banda di schifosi assassini» e auspica che «tutto quello che hanno fatto si rivolti contro tutti i sionisti». Il passaggio dalla critica alle azioni di Israele all’auspicio che le conseguenze ricadano su «tutti i sionisti» introduce una dimensione collettiva. La responsabilità non viene più attribuita a specifici esponenti politici o militari, ma a un’intera categoria di persone identificata attraverso il sionismo. Analogamente, il commento di Adriana M. afferma che «gli israeliani dovrebbero nascere in Palestina e provare sulla propria pelle i crimini di guerra di Israele», trasformando la responsabilità dello Stato in una colpa attribuita collettivamente agli israeliani. Particolarmente significativo è il ricorso alla disumanizzazione e alla demonizzazione attraverso immagini religiose o morali. Andrea P. definisce Smotrich «Belzebù» e sostiene che Israele possa agire «impunemente», mentre Angelo G. utilizza l’espressione «escrementi di Satana» riferendosi ai sionisti. Quest’ultimo commento associa inoltre i sionisti a una presunta collaborazione con Hitler, sostenendo che durante la Seconda guerra mondiale essi avrebbero «orchestrato tutto» insieme al regime nazista. L’utilizzo di immagini come «Satana» o «Belzebù» contribuisce a rappresentare il gruppo preso di mira come intrinsecamente malvagio e costituisce una forma particolarmente marcata di demonizzazione. Un ulteriore elemento di particolare gravità è rappresentato dai riferimenti alla Shoah e al nazismo. Roberto T. afferma che la Seconda guerra mondiale sarebbe «finita troppo presto» e che avrebbe dovuto durare «un altro paio di anni», aggiungendo che in questo modo «tanti problemi non esistevano più». Il commento, pur non nominando direttamente gli ebrei, è inserito in una discussione riguardante Israele e assume quindi un significato particolarmente inquietante. La risposta «non è mai tardi», pubblicata da Rachi S., sembra rafforzare il riferimento a una possibile prosecuzione della violenza. Ancora più esplicito è il commento di Angelo Giorgi, che mette in relazione i sionisti con Hitler e conclude con «L’olocausto?», utilizzando in modo provocatorio la Shoah e la persecuzione degli ebrei. Si tratta di elementi che superano nettamente la semplice critica allo Stato di Israele e assumono caratteristiche riconducibili all’antisemitismo. Sono presenti inoltre auspici di eliminazione, violenza o punizione collettiva. Sergio M. scrive «Arriverà il momento che non saprete dove nascondervi», mentre Federico S. afferma «Anche voi dovevate finire arresto», esprimendo un atteggiamento minaccioso nei confronti del gruppo a cui si riferisce. Ancora più significativo è il commento di Teresa B.: «Esatto questi sono dei criminali / 1 soluzione è quella finale e basta». L’espressione «soluzione finale», in un contesto nel quale vengono discussi Israele e i sionisti, costituisce un richiamo diretto al linguaggio utilizzato per indicare lo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. L’utilizzo di questa formula non appare quindi come una semplice critica politica, ma come una gravissima evocazione dello sterminio. Lo stesso schema compare nel commento di Danila P., secondo cui queste persone, definite «immondi che adorano il MALE», dovrebbero «sparire dalla faccia della terra» e farebbero «un grande servizio al mondo». Anche in questo caso il linguaggio non è rivolto a una specifica decisione politica o a un singolo esponente, ma presenta il gruppo come intrinsecamente malvagio e meritevole di essere eliminato. La combinazione tra disumanizzazione e auspicio di eliminazione costituisce uno degli aspetti più gravi dell’intera discussione. Un altro elemento rilevante è la colpevolizzazione collettiva degli israeliani. Nei commenti non viene mantenuta una distinzione tra il governo israeliano, l’esercito, i singoli politici e la popolazione israeliana. Il commento di Sandra S. parla indistintamente di «una banda» di assassini e di «tutti i sionisti», mentre quello di Adriana M. attribuisce agli «israeliani» la responsabilità di subire personalmente i «crimini di guerra di Israele». In questo modo la nazionalità o l’appartenenza politica diventa il criterio attraverso cui determinare chi debba essere considerato responsabile e chi debba eventualmente subire una punizione. Non tutti i commenti possono tuttavia essere definiti antisemiti in senso stretto. Alcune affermazioni sono rivolte specificamente a Smotrich, a Feiglin o alle politiche del governo israeliano e possono quindi essere interpretate come espressioni di una forte opposizione politica. Anche definire determinate figure politiche «criminali» o criticare le loro posizioni, preso isolatamente, non costituisce necessariamente antisemitismo. Il problema emerge quando la critica viene estesa indistintamente ai «sionisti», agli «israeliani» o a un gruppo identificato attraverso l’appartenenza ebraica e quando vengono utilizzati stereotipi, minacce o richiami allo sterminio. Particolarmente significativa è infine la sovrapposizione tra sionismo, Israele, israeliani ed ebrei. I commenti utilizzano prevalentemente il termine «sionisti», ma in diversi casi lo associano indistintamente agli israeliani e, attraverso il richiamo a Hitler, alla Shoah e alla «soluzione finale», finiscono per evocare categorie storicamente legate alla persecuzione degli ebrei. Questo rende difficile interpretare alcune delle affermazioni come semplice critica antisionista: il bersaglio viene progressivamente trasformato da uno Stato o da una determinata ideologia politica in una collettività presentata come intrinsecamente criminale e meritevole di punizione. Nel complesso, quindi, il quadro dei commenti è fortemente problematico e presenta un livello di antisemitismo molto alto. Gli elementi più gravi sono la demonizzazione dei sionisti come «escrementi di Satana», la generalizzazione della responsabilità a tutti gli israeliani, gli auspici di scomparsa o di violenza, le minacce, il riferimento alla «soluzione finale» e l’utilizzo della Shoah e di Hitler all’interno di narrazioni cospirazioniste o provocatorie. Pur distinguendo tra la legittima critica alle politiche dello Stato di Israele e l’odio antisemita, in una parte consistente di questi commenti tale distinzione viene meno: la critica politica si trasforma in demonizzazione collettiva e, in alcuni casi, in espliciti richiami alla violenza e allo sterminio.
