12 Maggio 2026

Facebook, insulti, invettive e incitazioni alla violenza contro gli ebrei

Fonte:

Segnalazione CE

«Che sbaglio grande hanno fatto 80’anni fa»

Post Facebook pubblicato da una senatrice del M5S che condivide un video relativo a una manifestazione pro pal in Francia. Il post adotta un tono accusatorio e polemico, sostenendo che un uomo israeliano avrebbe provocato i manifestanti e successivamente simulato di essere stato colpito all’arrivo della polizia. Nei commenti pubblicati emerge un livello di ostilità estremamente elevato che, in numerosi casi, assume forme chiaramente riconducibili all’antisemitismo esplicito. La maggior parte degli utenti non si limita infatti a criticare il governo israeliano o le azioni militari di Israele, ma utilizza un linguaggio che generalizza sugli ebrei nel loro insieme, attribuendo loro caratteristiche negative collettive, colpe morali assolute o addirittura una natura intrinsecamente malvagia. In diversi commenti si osserva una totale sovrapposizione tra “ebrei”, “israeliani”, “sionisti” e “assassini”, senza alcuna distinzione tra identità religiosa, appartenenza etnica, cittadini israeliani o governo. Un primo elemento molto evidente è la presenza di contenuti apertamente disumanizzanti e degradanti. L’immagine pubblicata associa la bandiera israeliana a un escremento, mentre nei commenti compaiono espressioni come “sti vermi”, “schifo”, “esseri viscidi”, “infami e assassini”, che non prendono di mira singole azioni politiche ma rappresentano gli ebrei o gli israeliani come moralmente inferiori o disgustosi. Questo tipo di linguaggio rientra in dinamiche classiche di demonizzazione del gruppo bersaglio, dove l’avversario politico viene trasformato in qualcosa di impuro, corrotto o non pienamente umano.Un secondo aspetto particolarmente rilevante riguarda i riferimenti al nazismo e alla Shoah. Alcuni commenti evocano apertamente Adolf Hitler (“quel signore con i baffetti aveva capito tutto”, “che sbaglio grande hanno fatto 80 anni fa”), suggerendo che lo sterminio degli ebrei sia stato giustificato o incompleto. Si tratta di contenuti che oltrepassano nettamente il confine della critica politica e rientrano in forme di antisemitismo esplicito e apologetico. Anche frasi come “biglietto di sola andata per un paesino della Polonia” richiamano indirettamente i campi di sterminio e l’immaginario della deportazione degli ebrei europei. In questo caso la memoria storica della Shoah non viene soltanto banalizzata, ma utilizzata come strumento offensivo e intimidatorio. Si osserva inoltre una forte componente complottista e stereotipata. Diversi utenti parlano degli ebrei come di un gruppo che “vuole comandare il mondo”, che avrebbe costruito “un secolo di vittimismo” o che manipolerebbe l’opinione pubblica attraverso il ricorso continuo alla memoria della persecuzione. Commenti come “con questo vittimismo ci hanno fatto un impero” o “i veri antisemiti sono loro” riprendono narrazioni tipiche dell’antisemitismo contemporaneo, nelle quali gli ebrei vengono rappresentati come potenti, manipolatori e responsabili delle reazioni ostili che subiscono. In questo modo il pregiudizio viene ribaltato: l’antisemitismo non viene negato frontalmente, ma reinterpretato come una presunta risposta “comprensibile” ai comportamenti attribuiti agli ebrei stessi. Un altro elemento centrale è la generalizzazione assoluta della colpa. Alcuni commenti accusano indistintamente “gli ebrei” di uccidere bambini, di essere terroristi, nazisti o complici di crimini contro l’umanità. In più casi non esiste alcuna distinzione tra governo israeliano, cittadini israeliani, ebrei della diaspora o singoli individui. La responsabilità viene attribuita collettivamente a un intero gruppo identitario, trasformando persone comuni in bersagli morali per appartenenza etnica o religiosa. Questa dinamica è evidente anche nei commenti che parlano di “padroni ebrei”, di “élite sionista” o di “popolo eletto” che vorrebbe dominare gli altri popoli. È presente infine una forte normalizzazione sociale del linguaggio d’odio. Molti di questi commenti ricevono numerosi like, approvazioni o risposte positive, creando un effetto di legittimazione reciproca. Frasi che evocano Hitler, stereotipi sugli ebrei, insulti collettivi o immagini degradanti non vengono trattate come contenuti estremi, ma come opinioni condivisibili all’interno della conversazione. Questo contribuisce a spostare progressivamente il confine del discorso pubblico online, rendendo accettabili forme di antisemitismo che in altri contesti verrebbero percepite come apertamente discriminatorie o violente.