12 Maggio 2026

Facebook, insulti contro gli ebrei

Fonte:

Segnalazione CE

«I prescelti da Satana»

Utente Facebook condivide un video riguardante la situazione dei palestinesi a Gerusalemme e in Cisgiordania. Il post adotta un tono fortemente polemico e di denuncia, sostenendo che palestinesi e cristiani subiscano quotidianamente “soprusi”, “razzismo” e forme di “apartheid” attribuite al governo israeliano. Nel testo viene presentata la testimonianza di Padre Ibrahim Faltas, frate francescano ed ex vicario della Custodia di Terra Santa, utilizzata come elemento di autorevolezza per descrivere la situazione sul territorio. Il contenuto del post utilizza inoltre un linguaggio molto accusatorio nei confronti del governo di Benjamin Netanyahu, definito “governo terrorista”, e critica anche il sostegno politico italiano a Israele, citando Giorgia Meloni e il suo esecutivo. – Commenti presenti – Nei commenti pubblicati emerge un livello di ostilità estremamente elevato che, in molti casi, supera nettamente la critica politica verso Israele e assume forme riconducibili all’antisemitismo esplicito o a narrative tipiche dell’antisemitismo contemporaneo. Diversi utenti non si limitano infatti a contestare il governo israeliano o le operazioni militari a Gaza, ma estendono accuse morali, stereotipi e disprezzo agli ebrei in quanto gruppo collettivo, creando una sovrapposizione costante tra “ebrei”, “israeliani”, “sionisti”, “criminali” e “nazisti”. Un primo elemento particolarmente evidente è il ricorso alla generalizzazione collettiva e alla demonizzazione morale. Alcuni utenti descrivono “gli israeliani” o implicitamente “gli ebrei” come “bestie”, “razza cattiva”, “criminali”, “terroristi” o “padroni del mondo”, attribuendo caratteristiche negative assolute a un intero gruppo umano. In più casi il linguaggio non distingue tra governo, esercito, popolazione civile israeliana o ebrei nel loro complesso. Commenti come “non sono esseri umani ma bestie”, “che brutta razza” o “sono i padroni del mondo” mostrano una dinamica di disumanizzazione e stigmatizzazione tipica dei discorsi d’odio identitari, dove il bersaglio non viene più percepito come un insieme di individui ma come un’entità collettiva moralmente corrotta. Un secondo aspetto molto rilevante riguarda i riferimenti al nazismo e alla Shoah. Alcuni commenti evocano Hitler attraverso formule allusive come “aveva ragione il baffetto” o “hanno appreso bene l’arte dal feroce baffetto tedesco”, mentre altri sostengono che Israele avrebbe “superato” il nazismo. Questo tipo di paragone non rappresenta soltanto una critica politica iperbolica, ma rientra in una logica di inversione memoriale in cui la memoria della persecuzione ebraica viene ribaltata contro gli stessi ebrei. La Shoah viene così trasformata in uno strumento polemico volto a delegittimare moralmente Israele e, indirettamente, la memoria storica ebraica stessa. Anche l’affermazione secondo cui parlare di antisemitismo sarebbe incompatibile con “l’evidenza” di quanto accade a Gaza suggerisce una delegittimazione preventiva delle denunce di antisemitismo, presentate come strumentali o prive di credibilità. Si osserva inoltre una forte componente complottista e stereotipata. Alcuni utenti sostengono che “loro sono i padroni del mondo” oppure insinuano che godano dell’“appoggio di tutti” e di una posizione di potere globale incontrollabile. Queste espressioni richiamano stereotipi storici dell’antisemitismo europeo, fondati sull’idea di un’élite ebraica potente, influente e dominante. Anche commenti che parlano di paura verso “questi soggetti” o che invocano una reazione collettiva contro di loro contribuiscono a costruire l’immagine di un gruppo percepito come minaccia sociale e politica. Un ulteriore elemento problematico riguarda la cancellazione della distinzione tra critica storica e ostilità identitaria. Alcuni commenti discutono il sionismo, Theodor Herzl o la nascita dello Stato di Israele, ma lo fanno utilizzando una narrazione in cui gli ebrei vengono rappresentati come corpo estraneo che avrebbe deliberatamente sottratto la terra a “legittimi abitanti”, imponendosi attraverso violenza e sopraffazione. In questo modo il conflitto storico e politico viene raccontato in termini moralmente assoluti, senza distinguere tra pluralità di posizioni e soggetti coinvolti. Infine, emerge anche in questo caso una dinamica di normalizzazione reciproca del discorso ostile. Commenti contenenti riferimenti a Hitler, stereotipi sugli ebrei come “padroni del mondo”, insulti collettivi o espressioni disumanizzanti ricevono like e approvazione da parte di altri utenti, creando un effetto di legittimazione sociale. In un contesto simile, contenuti che un tempo sarebbero stati percepiti come apertamente antisemiti tendono a essere reinterpretati come semplice indignazione politica o come “verità scomode”, contribuendo a rendere sempre più sfumato il confine tra critica politica legittima verso Israele e discorso d’odio antiebraico nello spazio comunicativo online.