16 Febbraio 2026

Facebook, complottismo antisemita

Fonte:

Segnalazione

« Tutti sanno che era un agente del mossad che attraverso lui tiene per le palle tutto il mondo. Sennò come sarebbe possibile che Israele possa fare il genocidio senza che nessuno abbia mosso foglia»

Descrizione del post Facebook

È un post Facebook di Alessandro Di Battista che sostiene l’esistenza di forti legami tra Jeffrey Epstein e il Mossad, il servizio segreto israeliano, promuovendo un articolo pubblicato sul suo canale Substack.

Commenti presenti

I commenti esprimono un forte clima di sfiducia, rabbia e ostilità nei confronti di Israele, del Mossad e, in alcuni casi, degli israeliani e degli ebrei in senso più ampio. Il filo conduttore è l’idea che esista una regia occulta attribuita al Mossad o a “chi sta in alto” che controllerebbe politica, guerre, terrorismo e informazione. Questo tipo di narrazione richiama schemi tipici del pensiero complottista, in cui un soggetto identificato viene descritto come responsabile di eventi globali e manipolazioni sistematiche.

Alcuni commenti si collocano formalmente nell’ambito della critica politica: accusano il governo israeliano, i servizi segreti o le alleanze internazionali di comportamenti gravi. La critica a uno Stato o a un governo, anche se espressa in modo duro o radicale, non è di per sé antisemitismo.

Tuttavia, in diversi interventi si osserva uno slittamento dalla critica istituzionale alla generalizzazione collettiva. Quando si afferma che “gli israeliani, tutti” dovrebbero dissociarsi o che sarebbero “giustamente collusi”, si attribuisce una responsabilità collettiva a un intero popolo. Ancora più problematici sono i riferimenti a “quella gentaglia” che controllerebbe i media o l’insistenza sul fatto che una persona fosse “giudeo” come elemento implicitamente rilevante o rivelatore. Questi passaggi richiamano stereotipi storici dell’antisemitismo, in particolare l’idea del controllo occulto dei media o del potere finanziario e politico esercitato dagli ebrei come gruppo.

Un ulteriore elemento critico è l’invito a “escluderli da tutto” o a non accoglierli nei paesi stranieri. Qui non si tratta più solo di critica politica, ma di una proposta di esclusione su base identitaria, che rientra in dinamiche discriminatorie.

Nel complesso, i commenti mostrano una miscela di critica politica, retorica complottista e, in alcuni casi, affermazioni che sconfinano nell’antisemitismo contemporaneo. Quest’ultimo non si presenta attraverso insulti espliciti tradizionali, ma attraverso generalizzazioni collettive, attribuzione di poteri occulti e delegittimazione identitaria, elementi che nella storia europea hanno costituito tratti tipici del discorso antisemitico.