16 Febbraio 2026

Facebook, attivista pro pal pubblica post con contenuti antisemiti

Fonte:

Segnalazione

«Non è Auschwitz nel 1944 E’ Gaza nel 2025»

I post pubblicati in continuazione tutti i giorni e più volte al giorno da questo attivista pro pal (Follower: 16.416 • Seguiti: 7717) mostrano un orientamento fortemente critico nei confronti di Israele, del sionismo e, in alcuni casi, del Mossad, inserendosi in una narrativa che combina denuncia politica, retorica polemica e riferimenti a teorie di potere occulto. Nel primo contenuto (quello su Epstein), il messaggio afferma che, se il soggetto fosse stato musulmano, “saremmo tornati alle crociate”, mentre “invece è giudeo e quindi tutti tacciono”. Questa formulazione introduce un elemento esplicitamente identitario: non si limita a criticare Israele o il Mossad, ma attribuisce il silenzio mediatico o politico all’appartenenza ebraica della persona coinvolta. L’idea che l’essere “giudeo” garantisca protezione, impunità o silenzio collettivo richiama uno stereotipo tipico dell’antisemitismo moderno, cioè quello di una solidarietà occulta e di un potere protettivo legato all’identità ebraica. In questo caso il livello di antisemitismo è esplicito, perché il discorso non riguarda una politica statale ma un tratto etnico-religioso presentato come causa di privilegio e copertura. Il post che parla di “terrorismo sionista in Italia”, con hashtag come #Mossad #Ebrei #Sionisti, utilizza un linguaggio che accosta direttamente la categoria “ebrei” a “terrorismo”. Anche se formalmente il termine centrale è “sionista”, l’inclusione esplicita di “#Ebrei” nel medesimo campo semantico contribuisce a creare un’associazione generalizzante. La critica al sionismo come ideologia politica rientra nel dibattito politico; l’estensione implicita o esplicita agli ebrei come gruppo, invece, può configurare un passaggio verso la stigmatizzazione identitaria. Il post che distingue tra antisionismo e antisemitismo, sostenendo che l’antisionismo sia una posizione etica e politica, si colloca invece nel campo della legittima argomentazione politica. Qui viene esplicitamente affermata la differenza tra ebrei e sionismo e si critica l’equiparazione giuridica tra le due categorie. In questo caso non emergono elementi di antisemitismo diretto; il contenuto resta nell’ambito della discussione politica e normativa. L’immagine con la citazione attribuita a Ilan Pappé (“Israele non è una democrazia ma un regime di apartheid”) rientra anch’essa nella critica politica allo Stato di Israele. Definire Israele un regime di apartheid è una posizione molto controversa e fortemente polemica, ma riguarda la struttura statale e le sue politiche, non l’identità ebraica in quanto tale. Non vi sono, in questo contenuto specifico, stereotipi etnici o religiosi. Il post sul glifosato in Libano e sul coinvolgimento dell’Italia mantiene un registro accusatorio nei confronti dello Stato di Israele e del governo italiano. Anche qui la critica è rivolta a decisioni politiche e militari; non compaiono riferimenti identitari o generalizzazioni sugli ebrei. Il contenuto su Epstein, Trump e Castro, invece, si inserisce in una narrativa più ampia sulle “élite corrotte del Nord Globale”. In sé non è antisemitico, ma quando collegato agli altri post – specialmente quelli che evocano Mossad, potere occulto e protezione identitaria – può contribuire a un quadro complottista nel quale Israele e soggetti ebrei vengono rappresentati come parte di reti di potere globali. Il rischio di slittamento verso stereotipi antisemiti aumenta quando la critica al potere si intreccia con riferimenti identitari. Nel complesso, i contenuti analizzati si distribuiscono su più livelli. Alcuni rientrano chiaramente nella critica politica radicale a Israele e al sionismo. Altri, in particolare quello che attribuisce il “silenzio” al fatto che una persona sia “giudeo” e quelli che associano ebrei e terrorismo o potere occulto, contengono elementi riconducibili all’antisemitismo contemporaneo, perché spostano l’attenzione dalla politica all’identità e attribuiscono caratteristiche collettive o privilegi occulti a un gruppo etnico-religioso.