30 Gennaio 2026

Palermo, due indagati per odio razziale e religioso

I social non sono più, e in fondo non lo sono mai stati, un territorio franco in cui sentirsi liberi di dire qualunque cosa senza l’obbligo di assunzione di responsabilità. Lo dimostra anche la recente azione della Digos di Palermo, sotto il coordinamento della Direzione centrale della polizia di prevenzione del Dipartimento della pubblica sicurezza, che ha effettuato le perquisizioni, anche informatiche, a carico di due soggetti residenti nella provincia del capoluogo siciliano. I due risultano attualmente iscritti nel registro degli indagati per i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, aggravati, nonché per il reato di minaccia.

L’indagine è nata dalla consueta operazione di monitoraggio delle reti social da parte delle forze dell’ordine, costantemente impegnate nel mantenere la sicurezza anche sul web. Nel corso di questa attività sono stati individuati post dal contenuto offensivo e minaccioso nei confronti della comunità ebraica sul social X, dove il tenore delle conversazioni è spesso, soprattutto in questo periodo, violento e travalicante i limiti del buon senso e, in questo caso specifico, anche della legge. A partire da queste pubblicazioni, la Direzione distrettuale Antimafia presso la Procura di Palermo ha disposto gli accertamenti e relativi sequestri del materiale informatico in uso ai due soggetti.

L’analisi dei device, in particolare dello smartphone in uso a uno dei due indagati, ha permesso di trovare riscontro dei contenuti delle pubblicazioni oggetto delle indagini nelle chat di un account a lui riconducibile. Ma, soprattutto, è stata trovata una conversazione con un modello di intelligenza artificiale, nello specifico quello interno di WhatsApp, Meta Ai, a cui l’indagato chiedeva se le espressioni di scherno rivolte agli ebrei su X fossero un reato. L’altro indagato, invece, è risultato essere un simpatizzante della destra radicale in funzione dell’adesione ad alcuni gruppi Telegram d’area. L’analisi del materiale informatico sequestrato e dei dispositivi mobili passerà ora al vaglio degli inquirenti per ricostruire l’intera rete di contatti dei due indagati e verificare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti nelle attività di propaganda.

Nei primi 9 mesi del 2025 (gli unici per i quali sono disponibili i dati aggregati) in Italia sono stati rilevati 766 episodi totali di antisemitismo, la maggior parte dei quali online, con un totale di 11 aggressioni fisiche, in aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

di Francesca Galici