26 Maggio 2026

Torino, discussione sul DDL contro l’antisemitismo

ANTISEMITISMO – Ddl alla Camera. Ottolenghi (Ucei): «Prevenzione è priorità»

Dopo l’approvazione al Senato, il disegno di legge contro l’antisemitismo è al vaglio della Camera e l’auspicio, ha sottolineato la presidente Ucei Livia Ottolenghi, è per un’approvazione rapida e trasversale. «La nostra preoccupazione e la nostra priorità è che la legge si faccia, punto. L’esistenza di una norma di contrasto all’antisemitismo sarebbe un segnale estremamente importante di risposta del Parlamento e della vita democratica di questo Paese per un problema che esiste e non accenna a diminuire», ha ribadito Ottolenghi, intervenendo alla serata organizzata a Torino nei locali della Comunità ebraica, primo di due appuntamenti promossi dall’Ucei sotto il titolo “Anticorpi democratici – Il Ddl contro l’antisemitismo: quando una società riconosce e respinge l’odio”. Il secondo è il 3 giugno a Roma, a Palazzo Valentini.
A Torino, moderati dalla giornalista parlamentare Elisabetta Fiorito, sono intervenuti i deputati Alessandro Giglio Vigna (Lega), Andrea Orsini (Forza Italia) e Piero Fassino (Pd) e la senatrice Simona Flavia Malpezzi (Pd). Il ddl sull’antisemitismo «ha avuto un passaggio molto contrastato anche inizialmente in Senato, poi si è arrivati all’approvazione di un testo a larga maggioranza», ha ricordato in apertura il presidente della Comunità ebraica torinese, Dario Disegni, ricordando come i parlamentari presenti «sono impegnati a favore di questo disegno di legge e si stanno battendo per la sua approvazione alla Camera».
L’aumento dell’antisemitismo in Italia è preoccupante, ha affermato Ottolenghi, presentando i dati dell’Osservatorio della Fondazione Cdec: «Abbiamo avuto un incremento del 400% rispetto al 2022 degli atti di antisemitismo certificati. E la minaccia non accenna a diminuire: la situazione è molto seria e molto grave. Queste manifestazioni si stanno traducendo anche in atti materiali di violenza fisica».
Il provvedimento, ha spiegato la presidente Ucei, punta soprattutto sulla prevenzione culturale più che sulla repressione. «Questa legge, avendo eliminato il penale e le sanzioni, investe su educazione, formazione e attività di prevenzione», ha osservato, rivendicando il lavoro di mediazione svolto durante l’esame parlamentare. «La formulazione finale raccoglie molte istanze: sono stati tolti i divieti di manifestazione ed è stata esplicitata la libertà di critica». Un equilibrio che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe consentire di contrastare l’odio antiebraico senza comprimere il dibattito pubblico, ha poi sottolineato.
La senatrice Pd Malpezzi ha richiamato il carattere bipartisan dell’iniziativa, nata da un confronto tra forze politiche e comunità ebraiche. «Quando ci siamo seduti al tavolo, l’ex presidente Ucei Noemi Di Segni ci disse: “Non serve aggiungere norme, ma far funzionare quelle che esistono”». Da qui la scelta di rafforzare strumenti di monitoraggio e percorsi educativi. «Molti ragazzi oggi non hanno chiaro che cosa sia il sionismo. Quando dicono “non siamo antisemiti, siamo antisionisti”, spesso non conoscono davvero il significato delle parole che usano».
Alla Camera il testo potrebbe comunque riaprire il confronto politico. Giglio Vigna, deputato della Lega e tra i cofirmatari della proposta di legge, ha sottolineato la volontà della maggioranza di arrivare rapidamente all’approvazione definitiva evitando modifiche che costringerebbero il ddl a tornare al Senato. Il parlamentare leghista ha inoltre difeso alcune misure più restrittive contenute nella proposta depositata a Montecitorio, soprattutto sul tema dei patrocinî pubblici ad associazioni accusate di promuovere iniziative anti-Israele. «Per il mio gruppo politico non esiste distinzione fra antisionismo e antisemitismo», ha affermato.
Fassino ha insistito sulla necessità di separare nettamente l’antisemitismo dalla critica politica nei confronti del governo israeliano. «Contrastare l’antisemitismo significa anche saper distinguere tra fenomeni antisemiti e critica legittima a un governo in carica», ha affermato il deputato Pd, per cui è «inaccettabile» l’automatica identificazione tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, lo Stato di Israele e gli ebrei. «È surreale che qualsiasi ebreo che viva nel mondo, dovunque viva e qualsiasi sia la sua nazionalità, venga considerato complice di Netanyahu e gli si chieda di rispondere delle politiche del suo governo».
Nel dibattito è emerso più volte anche il tema del deterioramento del clima pubblico. Orsini (Forza Italia), ha richiamato episodi di linguaggio antiebraico circolati sui social e nella vita quotidiana, mettendo in guardia dal rischio di normalizzazione degli stereotipi. «Non possiamo scherzare con le parole», ha osservato, ricordando come proprio da pregiudizi apparentemente banali siano passate, nella storia europea, le persecuzioni contro gli ebrei. Ha poi raccontato di un amico della comunità di Roma, venuto alla Camera con la kippah. «Gli ho detto: “Vedo che la indossi ancora”. Lui mi ha risposto: “No, l’ho messa quando sono entrato qui, fuori da qui mi guardo bene”. È folle che nel 2026 gli ebrei debbano avere paura di indossare i simboli di una civiltà che è la nostra civiltà».
Per i partecipanti all’incontro, il ddl rappresenta quindi non solo un intervento legislativo ma anche un messaggio politico e culturale rivolto al Paese. «L’antisemitismo non riguarda soltanto gli ebrei», ha concluso Ottolenghi. «È un problema della società democratica nel suo complesso».