3 Marzo 2026

Roma, cronaca della presentazione del “Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia 2025”

ANTISEMITISMO – Presentata relazione Cdec in Senato: «Odio cresce, segnali allarmanti»

Sono 963 in tutto, un numero in preoccupante crescita, gli episodi antisemiti denunciati dalla Fondazione Cdec di Milano per il 2025: 643 sono avvenuti in rete, mentre 320 sono accaduti offline. Di questi, 18 sono state aggressioni, 86 le diffamazioni e gli insulti, 43 le minacce, 59 le discriminazioni, 103 i graffiti e undici gli atti di vandalismo. I dati sono al centro del rapporto annuale del Cdec, presentato martedì mattina nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Secondo la Fondazione, è in corso un «restringimento allarmante» degli spazi sociali in cui essere oggi ebrei in Italia è ritenuto «normale e accettabile».
«I numeri sono in crescita e sono il frutto della metodologia acquisita e utilizzata dal nostro osservatorio, legata innanzitutto all’utilizzo della definizione operativa dell’Ihra», ha esordito il direttore della Fondazione, Gadi Luzzatto Voghera. «È questo un nodo che ha creato diversi motivi di contrasto in ambito politico e universitario, ma la definizione Ihra è in realtà uno strumento condiviso dagli istituti che in Italia e a livello internazionale si occupano di questo tema». Le principali finalità della relazione sono quattro, ha spiegato lo studioso: monitorare l’antisemitismo in Italia, offline e online; documentare le tendenze nei linguaggi, la gravità degli episodi e le matrici ideologiche; supportare le politiche pubbliche, la scuola, i media e le forze dell’ordine; offrire strumenti per il contrasto. Quattro sono anche le matrici ideologiche prevalenti dell’odio antisemita in Italia, informa il Cdec. Al primo posto c’è oggi «l’antisemitismo legato a Israele», seguito da «un odio ibrido» composto dall’amalgama tra complottismo, antigiudaismo e antisionismo radicale, dal «neonazismo/nazifascismo» e infine dall’antigiudaismo «di tipo religioso».

La legge al voto in Senato 

La relazione annuale del Cdec, realizzata dai redattori Stefano Gatti, Murilo Cambruzzi e Larisa Anastasia Bulgar, con un contributo del demografo Sergio Della Pergola, è stata l’oggetto di vari interventi e riflessioni. in Senato. «L’odio è cresciuto, soprattutto dopo l’assalto del 7 ottobre e la guerra a Gaza, con molti pretesti per un rinnovato antisemitismo», ha affermato il presidente del Cdec, Giorgio Sacerdoti. Aggiungendo che «c’è oggi un timore nel mostrarsi in quanto ebrei nello spazio pubblico, nelle scuole e nelle università». Per Sacerdoti, dell’argomento scrive nella relazione, «ci stiamo confrontando con un contesto di generale pressione a cui devo aggiungere l’evidente, strumentale attacco alla Memoria della Shoah, su cui la Fondazione Cdec lavora fin dalla sua istituzione».
Di fronte ai numeri esposti in Senato «la domanda non è se intervenire, ma come farlo in modo efficace e tempestivo», ha affermato la neo presidente Ucei Livia Ottolenghi. In tema la presidente dell’Unione ha richiamato il disegno di legge sull’antisemitismo in discussione nel pomeriggio nell’aula di Palazzo Madama, ritenuto «una risposta necessaria e responsabile, non un atto simbolico, ma un’assunzione di responsabilità da parte dello Stato e l’affermazione chiara che l’antisemitismo non è tollerabile e che la tutela della dignità umana e della libertà religiosa costituisce un presidio irrinunciabile della nostra democrazia». L’antisemitismo, ha proseguito Ottolenghi, «si manifesta oggi in forme molteplici, non solo virtuali ma anche fisiche: nei contesti educativi, nelle università, nei luoghi di lavoro, nei mezzi di comunicazione, nella sfera religiosa e, con particolare intensità, nello spazio digitale». Proprio per questo, ha aggiunto, «la risposta non può essere frammentaria».
Milena Santerini, attuale vicepresidente del Memoriale della Shoah di Milano e già coordinatrice nazionale contro l’antisemitismo, ha parlato positivamente dell’azione legislativa «anche se una legge da sola non basterà, serve un coordinamento ampio e bisogna anche investire per aiutare i luoghi della memoria presenti in Italia: al Memoriale di Milano abbiamo riscontrato un calo fortissimo delle visite». Santerini ha anche parlato di «antisemitismo endemico, che riemerge quando confondiamo Israele con la Diaspora e colpevolizzando l’ebreo collettivamente». La studiosa ha anche invitato a evitare sentimenti di «rassegnazione» e a rivolgere un’attenzione particolare alle piattaforme online e alla libera circolazione delle parole malate «per la manipolazione di agenti oscuri» che sull’odio costruiscono consenso e lucro. L’attuale coordinatore nazionale contro l’antisemitismo, il generale Pasquale Angelosanto, ha richiamato la strategia nazionale presentata nel gennaio del 2025 con le sue «azioni specifiche» per intervenire nei vari contesti. Per Angelosanto, la situazione italiana dell’antisemitismo «è fortemente influenzata dal conflitto mediorientale». Il generale ha poi riferimento al mondo dello sport, spesso usato dagli odiatori come volano per la diffusione di messaggi razzisti e discriminatori. Almeno in questo ambito, ha spiegato, la portata dell’antisemitismo è stata attenuata «grazie all’azione preventiva svolta dalle istituzioni», nel solco proprio della strategia.

«Antisemitismo, frattura del patto costituzionale»

Per Mattia Peradotto dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar), i dati del Cdec «parlano con una chiarezza che non consente attenuazioni» e «quando una persona esita a indossare la kippah o a parlare ebraico per timore di essere marginalizzata, siamo di fronte a una frattura del patto costituzionale». È quindi necessario agire di conseguenza, con fermezza, «perché è in alto una saldatura forte» tra odio online e offline con l’abbassamento di soglie di inibizione che hanno come risultato l’aumento di aggressioni fisiche. «Parlare di antisemitismo significa parlare di memoria, di responsabilità, di cultura», ha dichiarato il prefetto Raffaele Grassi, direttore dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) della Polizia di Stato. «L’antisemitismo non è un fenomeno relegato al passato, ma continua a manifestarsi sotto nuove forme, magari a volte più sottili. E dove cresce l’odio, cresce l’intolleranza verso le differenze. E i valori democratici si indeboliscono». L’incontro si è aperto con la lettura di un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre, che ha ricordato come sarebbe un grave errore considerare l’antisemitismo un problema dei soli ebrei. L’antisemitismo è anzi «una minaccia complessiva alla vita democratica e alla qualità della sua convivenza civile». Rispetto alla discussione in aula, la senatrice ha auspicato «una convergenza trasversale» nell’adozione di nuove norme «per contrastare con maggiore efficacia» l’odio.
Ha concluso l’incontro, in una pausa tra una sirena d’allarme e l’altra, un intervento da Gerusalemme del professor Della Pergola. Per lo studioso italo-israeliano, i massacri del 7 ottobre sono stati uno spartiacque, ma l’antisemitismo è comunque «un fenomeno latente» che sempre si libera nella società sulla spinta di altri fenomeni. A comporre «l’attuale orchestra cacofonica, un’orchestra molto difficile da tollerare» sono per Della Pergola quattro tipologie di antisemitismo. Quello pratico, caratterizzato da casi come «aggressioni fisiche e consacrazioni di cimiteri»; quello populista, che si manifesta «con affermazioni diffamatorie». Quello politico, segnato da «una ostilità che riflette anche giochi interni» ai partiti. Quello narrativo, perpetrato con «espressioni analitiche e nel mondo dell’accademia».