6 Maggio 2026

Facebook, insulti e invettive contro Liliana Segre

Fonte:

Segnalazione CE

«Tutte le bugie di Liliana Segre»

Post Facebook dal tono fortemente accusatorio e delegittimante, incentrato sulla figura di Liliana Segre, superstite di Auschwitz, e sul suo intervento al Parlamento europeo. Il contenuto presenta la senatrice come una persona che mentirebbe deliberatamente, attraverso l’utilizzo di scritte in grande evidenza come “TUTTE LE BUGIE DI LILIANA SEGRE”, con un linguaggio che punta a screditarne pubblicamente l’autorevolezza morale e istituzionale. Il video utilizza un’impostazione tipica della comunicazione complottista e polemica sui social, suggerendo l’esistenza di verità nascoste o manipolazioni dell’opinione pubblica. – Commenti presenti – Nei commenti emerge un livello di antisemitismo particolarmente elevato ed esplicito, che va ben oltre la critica politica a Israele o al sionismo. La figura di Liliana Segre viene infatti attaccata non solo come personaggio pubblico, ma anche in quanto ebrea e simbolo della memoria della Shoah, attraverso insulti, delegittimazione personale e richiami tipici dell’immaginario antisemita contemporaneo. Un primo elemento evidente è la negazione o svalutazione della testimonianza della Shoah. Diversi commenti definiscono Segre una “falsa testimone”, una “bugiarda seriale” o sostengono che “si è inventata tutto”. Questo tipo di linguaggio non rappresenta soltanto un’aggressione personale, ma richiama dinamiche di negazionismo e revisionismo storico, mettendo in discussione la credibilità delle vittime e della memoria dello sterminio ebraico. Un secondo aspetto riguarda l’uso di stereotipi collettivi e generalizzazioni etniche. In più commenti la parola “sionista” viene impiegata come insulto o marchio identitario negativo, mentre espressioni come “il suo popolo” o riferimenti agli ebrei come “esseri abominevoli” attribuiscono responsabilità collettive a un intero gruppo. Questo meccanismo trasforma il conflitto politico in una narrazione etnica e identitaria, tipica del discorso antisemita. Si osserva inoltre la presenza di elementi cospirazionisti e disumanizzanti. Alcuni utenti evocano massoni, manipolazioni occulte o reti di potere nascoste, richiamando stereotipi storicamente associati all’antisemitismo. Altri commenti utilizzano insulti estremi come “demone” oppure invitano Segre ad “andarsene al suo paese”, costruendo una retorica di esclusione che la presenta come estranea alla comunità nazionale. Infine, emerge una forte normalizzazione del linguaggio d’odio attraverso le dinamiche social della piattaforma. Commenti offensivi e discriminatori ricevono numerosi like e risposte favorevoli, contribuendo a rafforzare un clima collettivo di ostilità. L’assenza di dissenso visibile e il continuo rilancio reciproco delle accuse producono un ambiente altamente polarizzato, in cui contenuti antisemiti, negazionisti e stigmatizzanti vengono amplificati e resi socialmente legittimabili.