1 Febbraio 2026

Gallarate, svastiche, scritte omofobe e inneggianti a Hitler e Mussolini nei bagni di una scuola

Svastiche, frasi inneggianti a Mussolini e Hitler e violenti attacchi a ebrei, comunisti e omosessuali: è lo scioccante contenuto dei graffiti apparsi nei bagni dell’Istituto superiore “Giovanni Falcone” di Gallarate (in provincia di Varese).

A denunciare per primo l’episodio è stato un docente del Varesotto che nei giorni scorsi ha preso parte insieme ad altri colleghi a un incontro nazionale a distanza ospitato proprio nella scuola superiore gallaratese: gli studenti in quella circostanza erano assenti e i loro bagni sono stati destinati ai professori.

Il professore ha fotografato le scritte e inviato gli scatti ai quotidiani locali, firmandosi semplicemente “docente democratico antifascista” e domandandosi “come è possibile, a soli quattro giorni passati dal Giorno della Memoria, in cui abbiamo ricordato i sei milioni di ebrei uccisi dal regime nazista? Possibile che nessuno abbia notato le scritte? Studenti o personale addetto alle pulizie?”.

Il docente ha espresso nella propria lettera “molta preoccupazione”, sottolineando che “siamo rimasti tutti impressionati da questo rigurgito nazifascista, che non può e non deve essere sottovalutato dalla dirigente del Falcone”.

Di certo non ha sottovalutato la gravità di quelle scritte il presidente di Arcigay Varese, Giovanni Boschini: “Qui non stiamo parlando di evocazioni astratte o di simboli lontani nel tempo. Stiamo parlando del presente e di persone reali – dichiara in una nota –. Un ragazzo gay, magari molto giovane, che sta ancora cercando di capirsi, di riconoscersi, entra in un bagno della sua scuola e legge frasi come queste. Davvero pensiamo che si faccia una risata?”.

Un adolescente alla ricerca della propria identità, di fronte a frasi come ‘fr**i a morte’ o ‘fr**i stiamo tornando, tremate’ accompagnate dalla svastica, potrebbe “provare paura, vergogna, isolamento. Può iniziare a chiudersi, a tacere, ad allontanarsi. Il fatto che quelle scritte fossero lì da tempo, visibili, senza alcun intervento, è gravissimo – prosegue Boschini –. Il silenzio e la minimizzazione sono parte del problema. Dire che “ci sono sempre state” o che si tratta di una bravata significa normalizzare l’odio e dire, implicitamente, a chi lo subisce: arrangiati, resisti”.

Il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani, commenta: “Sarebbe sbagliato minimizzare, motivo per cui credo sia opportuno che la scuola faccia tutte le verifiche interne necessarie a individuare il responsabile. Sembra proprio sia una persona sola, dalle foto che ho visto tutte le scritte paiono tracciate dalla stessa mano. Detto questo, mi pare che si tratti di una persona con poche idee e anche molto confuse”.

Dal canto suo, la preside dell’istituto, Katia Fiocchetta, garantisce che “abbiamo già denunciato tutto ai carabinieri e domani gli addetti toglieranno le scritte”.

Nel frattempo, il presidente di Arcigay Varese invita a riflettere perché “se non si fa nulla per prevenire, contrastare e rimuovere questi segnali, non ci si può poi stupire o rammaricare quando emergono storie di ritiro sociale, sofferenza profonda o abbandono scolastico. Le persone che oggi chiamiamo vittime sono spesso sopravvissute a un sistema che non ha saputo proteggerle”.

Per questo la sezione varesina di Arcigay ha annunciato che scriverà al Ministero dell’Istruzione e del merito, all’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia e all’Ufficio scolastico territoriale della provincia di Varese, chiedendo “interventi urgenti e strutturati come prese di posizione pubbliche chiare, rimozione tempestiva dei messaggi d’odio, percorsi di prevenzione del bullismo e della discriminazione, formazione del personale scolastico e tutela concreta delle persone coinvolte”.

Infine Arcigay Varese ricorda che studenti, studentesse, docenti e personale scolastico che si sentano colpiti da discriminazione, intimidazione o bullismo omolesbobitransfobico possono rivolgersi al Centro Arcobaleno antidiscriminazione, contattabile via WhatsApp al numero 0332.1828050, per ottenere assistenza psicologica e legale gratuita.

di Lucia Landone