1 Gennaio 2016

Dibattito intorno alle dichiarazioni antisioniste di una militante palestinese al Duomo di Vicenza

Luogo:

Vicenza

Fonte:

Testimonianza - www.vvox.it - www.vicenzapiu.com

«Chi combatte in Palestina è un partigiano»

Il 1° gennaio 2016, nel pomeriggio, nel corso di una manifestazione dopo una marcia per la pace organizzata dalla Diocesi di Vicenza, ha preso la parola la militante palestinese Awad Bassima, residente dal 1970 in Italia, che si è lanciata in un comizio antiisraeliano, elogiando come lotta partigiana il terrorismo palestinese, ricevendo addirittura un commento compiaciuto del vescovo, monsignor Pizziol.

Lettera di Enrico Richetti al vescovo di Vicenza  Beniamino Pizzol

7 gennaio 2016

Ill.mo Monsignor Beniamino Pizziol Vescovo di Vicenza

Ho avuto il piacere di incontrarLa al cimitero acattolico di Vicenza, in una delle giornate della cultura ebraica.

Mio cugino Elia Richetti, quando era rabbino di Venezia, ha avuto con Lei incontri proficui, in cui ha apprezzato la Sua umanità e la Sua disponibilità al dialogo ebraico cristiano.

Ora, leggo una notizia che spero non corrisponda alla realtà, riferita dal sig. Luca Balzi, presente in Duomo il 1° gennaio scorso.

Era stata organizzata una marcia dedicata alla fratellanza e alla pace. Le dirò, ho una grande diffidenza per queste iniziative, perché nonostante le buone intenzioni di chi le organizza, spesso vengono inquinate dalla presenza di lupi travestiti da agnelli.

Stanno accadendo tragedie terribili. I cristiani nei paesi islamici subiscono persecuzioni, vengono violentati, decapitati, crocifissi per la loro fede, o quando” va bene” cacciati dalle terre in cui vivevano da duemila anni. Tra la pulizia etnica e il genocidio, in nome di Allah.

Anche i musulmani sono vittime del terrorismo islamico. E le donne yazide o kurde vengono usate come schiave sessuali e uccise quando non servono più. Gli stessi palestinesi nei campi profughi in Siria sono stati massacrati negli scontri tra l’Isis e l’esercito di Assad.

Nulla di tutto ciò subiscono i palestinesi cittadini israeliani, né quelli abitanti nei territori. Pertanto, volendo nella giornata della pace parlare delle tragedie attuali, far parlare una palestinese di ciò che i palestinesi subiscono in Israele, tacendo i terribili avvenimenti sopra ricordati, mi è sembrato assurdo.

Assurdo e imprudente, visto che i palestinesi sono martellati sui mass media, non solo da parte di Hamas, ma anche della “moderata” Autorità palestinese, da incitamenti a uccidere gli ebrei – non solo israeliani. Restando implicito che se gli israeliani sono arabi non vanno uccisi. Mi sbaglio, o mi ricorda qualcosa?

Si tratta di una ripresa in toto della propaganda nazista, secondo cui noi ebrei saremmo o scimmie o maiali, o sanguisughe o piovre, nonché cannibali. Era così difficile prevedere che il discorso, spero non concordato, della palestinese Bassima non sarebbe stato un appello alla coesistenza pacifica o al dialogo tra israeliani e palestinesi?

Siamo riconoscenti a Papa Giovanni XXIII e a tutti i suoi successori, nonché a uomini del dialogo ebraico cristiano come Lei che, mettendo fine al passato antigiudaismo cristiano, hanno inaugurato una nuova era di reciproco rispetto.

Ora, è scritto nel diritto naturale, prima che nelle singole religioni, che l’assassinio premeditato di un civile disarmato, oltretutto scelto per la propria etnia, sia un crimine. Al di fuori di questo non c’è civiltà umana possibile.

Bene, se ciò che riferisce Luca Balzi è vero, Bassima ha dichiarato che uccidere un ebreo in Israele non è terrorismo ma legittima resistenza di partigiani. Che lo Stato di Israele è uno Stato criminale. Mancava che aggiungesse “Adolf Hitler ce l’ha insegnato, uccidere gli ebrei non è reato”, di questo passo!!! Quando nei prossimi mesi andrò in Israele secondo Bassima uccidermi sarà giustissimo, uccidere i miei nipoti o i loro compagni di scuola è sempre totalmente giustificato. Resistenza, non terrorismo. E Bassima ha fatto seguire a questi discorsi un comizio contro i politici italiani che hanno la colpa di sostenere Israele. Lo ha fatto in una piazza, a un comizio di Forza Nuova o dei naziskin? No, in una Chiesa!!!

L’oscenità di quanto avvenuto è aggravata sia dal fatto che sia appunto accaduta in un luogo sacro come il Duomo, sia dal fatto che Lei abbia taciuto o, a quanto riferisce Luca Balzi, addirittura mostrato di apprezzare il comizio. Vede, quando un vescovo tace di fronte all’affermazione che “uccidere un ebreo in Israele sia legittima resistenza” non è un revival di antigiudaismo cristiano, ma un revival di paganesimo nazista, che la Chiesa non ha mai approvato, non avendo mai invitato alcun cristiano, neppure nei tempi più bui, a uccidere ebrei. Semmai a convertici con la forza. E il paganesimo nazista oggi ereditato da una parte significativa del mondo arabo – islamico, sembra aver trovato spazio in un Tempio cristiano.

Mi auguro che la Questura, e magari la Digos, indaghino su questa Bassima. Noi ebrei che siamo e saremo sempre riconoscenti a splendide persone come il cardinale Elia Dalla Costa, Giusto tra le Nazioni, e condanniamo nello stesso tempo da settant’anni i silenzi di Pio XII, non resteremo in silenzio, e chiediamo che non resti in silenzio neppure Lei, di fronte alla bestemmia pronunciata da Bassima in un luogo sacro. Nella casa di Dio, in Duomo. Nonché, più banalmente, nella casa del sottoscritto, cioè a Vicenza.

Marcia della pace? “MARCIA” di sicuro, molto marcia!! Ma la pace?

Questa lettera non è riservata. Oltre ad inviarla a Lei la pubblico, e renderò pubblica la Sua risposta, augurandomi che Lei, pastore di anime, non taccia e non confonda più gli agnelli con i lupi travestiti da pacifisti.

La ringrazio per l’attenzione e Le porgo un saluto amareggiato,

Enrico Richetti – Vicenza

www.vvox.it/2016/01/05/pizziol-lattacco-a-israele-potevi-risparmiarcelo/

«Pizziol, l’attacco a Israele potevi risparmiarcelo»

Dopo la Marcia della Pace, l’intervento in Duomo a Vicenza di una palestinese divide gli animi

di Luca Balzi, 5 gennaio 2016

Il pomeriggio dell’1 gennnaio era iniziato sotto i migliori auspici. La diocesi di Vicenza, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la pastorale Sociale e del Lavoro, ha organizzato per la 49a Giornata Mondiale della Pace una Marcia dalla Chiesa del Cuore Immacolato di Maria (Quartiere San Bortolo) al Duomo. L’inizio promette molto bene: quasi 700 persone presenti, molte giovani famiglie con figli, bambini che corrono felici nel piazzale antistante il centro parrocchiale. Si respira felicità nell’aria: inizia un nuovo anno.

Rompe il silenzio don Matteo Pasinato, responsabile dell’Ufficio pastorale del lavoro, con brevi e sentite parole. Cede subito la parola al vescovo Beniamino Pizziol, che porta dei brevi e intensi saluti.

Applauso caldo e partecipato. Il mio occhio cade sulla prima porta che è uno dei temi della marcia. C’è un filo spinato in alto e tutti lo attraversiamo quando il corteo parte scortato dalla Polizia Locale della città. Un brivido mi attraversa la schiena quando passo sotto il filo spinato. Una frase subito attraversa la mia mente: “Arbeit macht frei”. Questa frase migliaia di famiglie di ebrei europei lessero, entrando senza mai più uscirvi, ad Auschwitz. Avevano un’unica colpa di essere ebrei.

Il corteo fa la prima tappa all’Hotel Adele di via Medici. Il vescovo a due ragazzi dell’Africa sub sahariana consegna due palloni da calcio. Un gruppo di suore dorotee originarie del Kenya e della Costa d’Avorio sorridono felici. Nella mia mente passano le parole del viceprefetto di Vicenza, Massimo Marchesiello, un servitore dello stato composto e riservato, che 24 ore prima aveva pacatamente dichiarato: «Non sappiamo per quanto ancora potremo resistere. La situazione si annuncia pesante». Nessuna forma di razzismo o di discriminazione, solo un uomo che lavora all’UTG Ufficio Territoriale del Governo e ti spiega che siamo oltre il capolinea con l’emergenza profughi in provincia di Vicenza.

Si prosegue con andatura da scampagnata fino a Piazza dei Signori passando per Contrà San Marco. Nella seconda tappa ci sono dei ragazzi che davanti alla Loggia del Capitaniato tengono in mano 6 cartelloni con altrettante lettere. Si gioca sulla lettera I di Italia. PIAZZA, spostando la I, diventa PAZZIA. Si contrappone la piazza del dialogo alla pazzia delle armi e della guerra. Entriamo tutti educatamente in Duomo. C’è l’immancabile coro con le chitarre, un bel dialogo padre-figlio sulla pace.

Poi succede qualcosa che cambia il senso di tutto il pomeriggio. Il silenzio si fa tutto ad un tratto tagliente. Prende la parola Don Matteo Pasinato e con parole nettissime traccia un solco incolmabile tra chi difende la sua patria in armi (il cattivo) e il pacifista (il buono). Cita la Bibbia, il Faraone che fa inseguire gli ebrei dai carri e dai militari egizi. Con il popolo eletto di Dio che scappa guidato da Mosè. Subito mi torna in mente il telegiornale di RaiDue delle ore 13 in cui ho sentito la notizia dell’evacuazione notturna della stazione di Monaco di Baviera, con le forze speciali del ministero dell’interno tedesco schierate per strada a difesa di cittadini inermi, molti peraltro turisti. Donne, bambini dai volti preoccupati che si dileguavano nella notte di Monaco. La minaccia era reale, ha confermato il ministro dell’interno del Gabinetto di fraulein Merkel.

Don Matteo presenta una nostra cara amica. Con queste parole le cede il microfono del pulpito della cattedrale. La signora Bassima sale la scalinata con passo claudicante. Si è appena operata al ginocchio. Si presenta con poche parole, ricorda che è palestinese e che è venuta in Italia per studiare nel lontano 1970. Poi arriva l’affondo: chi combatte in Palestina è un partigiano, la sua è legittima resistenza, non è un terrorista. Per questa graziosa signora i giovani che assaltano con il coltello nell’ultimo mese inermi cittadini israeliani sono solo dei resistenti, per caso? Proprio mentre questa Signora straparla, esce la notizia su tutti i social network (twitter, facebook ecc.) dell’attentato a un Bar di Tel Aviv. Alon Bakal, il barista, è ancora in una pozza di sangue caldo. Giusto, che questo oppressore di 26 anni dalla faccia pulita sia stato ucciso da un resistente, secondo la Signora Bassima?

Ma il meglio arriva alla fine del suo intervento. Ringrazia il sindaco di Napoli Luigi De Magistris per aver posato la causa palestinese e affonda: «I politici italiani dovranno rispondere davanti a Dio e agli uomini per aver sostenuto lo Stato di Israele». Secondo questa graziosa signora palestinese, i vertici delle istituzioni italiane sono mossi solo e s sistemati. Tutti sappiamo l’opinione di Renzi su Israele e ci ricordiamo le parole di commosso ricordo del Capo dello Stato nel suo discorso d’insediamento quando ricordò: «ll nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano».

La graziosa Bassima continua a inveire contro i vertici delle nostre istituzioni, l’aria in Duomo si taglia con il coltello. Timido applauso alla fine di un indecente comizio peraltro fatto nella casa di Dio. Applaudono convinti e a piene mani due membri laici della commissione della pastorale del lavoro: il già portavoce dei comitati No Dal Molin Giancarlo Albera e il sindacalista della Cgil Maurizio Ferron. Non si risparmiano nell’applauso, seduti in prima fila, don Matteo Pasinato e il vicario cittadino don Agostino Zenere, parroco a San Giorgio in città. Non applaude il sindaco Achille Variati. Prudentemente se ne è rimasto alla larga. Ha mandato Isabella Sala, ma senza fascia. Che qualcuno, magari, non pensi che il Comune c’entri qualcosa. Variati vescovo subito.

Tocca quindi al nostro, di vescovo, che esordisce così: «grazie cara amica Bassima», e poi aggiunge: «chi è l’indifferente davanti a quest’ultima testimonianza? Guai – tuona dal pulpito – restare uguali a come siamo entrati». Non una parola contro i coltelli dei  loro violenza è santa e benedetta. Non una parola contro l’Isis. Non una parola contro la feroce

persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e nel mondo. Ah, dimenticavo, che c’importa a noi dei cristiani? I palestinesi soltanto, interessano a noi. Non una parola da parte della guida della nostra diocesi, sulla condizione di insicurezza delle donne cristiane copte in Egitto, delle donne cristiane maronite in Libano. Figuriamoci sulle donne yazide nel nord dell’Iraq, ridotte anche bambine a schiave del sesso dei resistenti dell’Isis. Abbiamo chiamato la Bassima, noi, il più lo abbiamo fatto.

Ora io mi rendo conto che in questa città e provincia abbiamo commesso molti peccati, ma Santa Vergine di Monte Berico, aiutaci. Siamo proprio così peccatori da meritarci tutte queste piaghe d’Egitto. Una su tutte: altri sette anni di un vescovo come questo? Un vescovo che organizza una marcia della pace e lascia che qualche rivoluzionario in gonnella talare la trasformi in una manifestazione politica a favore della violenza di una parte? Il tutto in cattedrale? Un vescovo cui manca quel minimo di discernimento e di umana prudenza che gli farebbero capire che benedire i coltelli dei Palestinesi e i vessilli di Francisco Franco è la stessa medesima cosa, cambia solo il colore? No Vergine Santa, guarda in giù. Aiutalo. Si è dimesso un Papa, può ben dimettersi anche un vescovo.

http://www.vicenzapiu.com/leggi/raniero-sulle-dichiarazioni-del-vescovo-pizziol-e-la-questione-palestinese

Raniero: lobby israeliane di Vicenza scatenate contro Vescovo Pizziol

di Emma Reda, 11 gennaio 2016

Germano Raniero prende spunto dall’intervento di Paola Farina per dire la sua sulla questione palestinese. Una palestinese avrebbe sostenuto la legittimità delle rivendicazioni palestinesi, un monito che per Pizziol non ci deve lasciare indifferenti, ma che ha scatenato molte polemiche. I toni di Raniero sono forti, raccontano di un’occupazione del suolo palestinese da parte israeliana, e della necessità di operare una Resistenza veramente partigiana. Il messaggio è forte, ma la speranza è che lo scambio di opinioni, anche da posizioni opposte, possa portare prima o poi al dialogo, e, infine, alla comprensione reciproca.

Ecco la nota di Gemano Raniero, Usb

Le lobby israeliane presenti a Vicenza si sono scatenate contro Pizziol, vescovo di Vicenza, per non aver censurato la storia. I fatti: una palestinese, il 1 gennaio, in duomo, alla presenza di Pizziol, al  termine della marcia per la pace organizzata dalla chiesa cattolica interviene e afferma “chi combatte in Palestina è un partigiano, la sua è legittima resistenza, non è un terrorista.”  La risposta di Pizziol è “«grazie cara amica Bassima», e poi aggiunge: «chi è l’indifferente davanti a  quest’ultima testimonianza? Guai –tuona dal pulpito– restare uguali a come siamo entrati».

La lobby israeliana a Vicenza, che conta molti adepti traversalmente il modo politico e degli affari, si è subito scatenata contro il Vescovo, reo di non essere intervenuto a censurare la palestinese e a prenderne le distanze. Spetta a Pizziol spiegare il proprio comportamento, a me interessa parlare di storia. Israele è uno stato inventato dalle forze occidentali che nel 1947/48  per insediarsi ha scacciato i legittimi residenti  della Palestina ovvero i palestinesi. l governo di Israele è di fatto uno stato teocratico ovvero fondato su  principi religiosi, lo stato degli ebrei, non a caso tutte le altre religioni sono perseguitate o se va bene tollerate, compresi i cristiani. Nel corso di questi quasi settantanni Israele  si è espanso occupando  sempre più terre abitate da Palestinesi, segregandoli e costringendoli a scappare; sono milioni i palestinesi che vivono nei campi profughi;stato che i palestinesi non riconoscono alla pari di alcuni stati mediorentali, arabi ma non solo. Trattasi dunque di uno stato occupante, e contro l’occupazione la resistenza è legittima e doverosa. E la resistenza non è mai stata e mai sarà un pranzo di gala.I nostri partigiani per liberarci  dai fascisti e dai nazisti imbracciarono le armi, non solo i coltelli, aiutati dall’intervento armato di Usa, Inghilterra, Unione sovietica.  Gli imbracciarono non perchè erano cattivi e violenti, ma perchè non c’era altra possibilità, lo stesso sta succedendo in Israele e negli territori occupati. Storia non opinione.

Torniamo alla lobby israeliana. A Vicenza si vede un continuo andirivieni di consoli israeliani, di rapporti commerciali intensi, diamanti e non solo, un sostegno politico traversale centro destra e centro sinistra cittadini, se non erro alcuni mesi fa proprio quest travesalità ha impedito l’approvazione in consiglio comunale di una mozione a favore dl riconoscimento dello stato di Palestina,  responsabili istituzionali impegnati direttamente nello scambio  commerciale.  Una potenza insomma e     la fiera portavoce è la signora Farina che dal suo punto di vista vede i “crimini”  palestinesi e giustifica invece i crimini  e i muri del governo israeliano. Niente di scandaloso. Ognuno prende parte e difende la sua parte. È ovvio  che una simile potenza non può sopportare quanto successo in duomo il 1 gennaio. La chiesa cattolica  è sempre stata molto sensibile alla causa palestinese pur in presenza  di una resistenza sempre più  “egemonizzata” dalle componenti islamiche.In Palestina ci sono le sue origini, i luoghi sacri di diverse religioni. E se Gesù era ebreo  ricordiamo che oltre ad essere fondatore di una nuova religione scacciò  gli ebrei-mercanti dal tempio.

È ora però  di dire con chiarezza che la teoria dei due stati è praticamente fallita  e  a farla  fallire sono le mire espansionistiche Israeliane  mai nascoste, vedesi il comportamento attuale nella guerra in Siria, comportamento che permette a oppositori di Assad e a membri dell ISIS  di sconfinare in Israele  per sfuggire ai bombardamenti  russi e agli attacchi dell’esercito siriano. Ora resta sul campo  un unico stato per più popoli.

Se vogliamo che palestinesi, ebrei, cristiani, ecc. possano finalmente vivere in pace tra di loro bisogna sciogliere lo stato di Israele e costruire uno stato unitario palestinese di tutti i popoli. Con la palestina nel cuore.