15 Settembre 2016

Social networks e discorsi di odio

Fonte:

Moked.it

Autore:

Francesca Matalon

SOCIETA’ Il web e l’incitamento all’odio, quali responsabilità e rimedi

“Facebook ha la capacità, la responsabilità e la volontà di aiutare a placare l’incitamento all’odio e il terrorismo sulla sua rete”. È una presa di posizione ferma, che potrebbe determinare una vera e propria svolta, quella definita dai dirigenti del social network nel corso di una riunione con i ministri israeliani della Giustizia e della Pubblica sicurezza Ayelet Shaked e Gilad Erdan, che ne hanno comunicato l’esito in questi termini. Sono stati proprio loro a lanciare un appello ai vertici di Facebook, le derive dei cui utenti sarebbero secondo loro una delle cause dell’attività terroristica nel paese. Nell’ondata di violenza che ha caratterizzato l’ultimo anno, infatti, sono stati numerosi i terroristi che una volta interrogati hanno ammesso di essere stati influenzati dall’incitamento proveniente da social network come Facebook, YouTube, Twitter e altre piattaforme. Per questo, nel corso dell’incontro gli esponenti del governo israeliano hanno chiesto a Facebook di essere maggiormente sollecito nel rimuovere tali materiali, raggiungendo un accordo per cui due squadre congiunte saranno create al fine di studiare come lavorare insieme per fare gli interessi di entrambe le parti.

“Israele è in prima linea nella battaglia contro il terrore e anche in quella contro l’incitamento all’odio online”, ha fatto notare Shaked. “Proprio in questi giorni in cui abbiamo ricordato l’11 settembre, un evento che ha cambiato gli Stati Uniti, è chiaro – le sue parole – che c’è un interesse comune a tutti coloro che sono in grado di unirsi nella lotta al terrorismo”. “Facebook e altre aziende di internet hanno una responsabilità nei confronti del contenuto che autorizzano sui loro siti, e dovrebbero operare in modo attivo per monitorarlo”, ha aggiunto Erdan. “Negli ultimi episodi di terrorismo – ha sottolineato – è emerso in modo chiaro come il web sia diventato un incubatore per i terroristi, e le aziende possono e devono fare molto di più”. La delegazione di Facebook dal canto suo ha affermato che “l’estremismo online può essere sradicato solo grazie a una forte intesa tra politici, società civile, accademia e aziende, e questo è vero in Israele tanto quanto nel resto del mondo”.

La visita israeliana, hanno affermato i delegati, fa dunque parte di un “dialogo costante con politici ed esperti nel mondo per tenere i contenuti di stampo terroristico fuori dalla nostra piattaforma e supportare le iniziative a sostegno di una campagna in senso opposto”. Nell’ambito di questa battaglia intrapresa dal social network, si può quindi annoverare anche l’incontro del fondatore di Facebook in persona, Mark Zuckerberg, con Peter Altmaier, il capo dello staff della cancelliera Angela Merkel. Zuckerberg, ai primi di marzo, è infatti andato in Germania per dimostrare il suo impegno in prima persona contro l’incitamento all’odio propagato su Facebook da parte soprattutto di gruppi neonazisti. Per la risposta ritenuta troppo lenta nel fermare la violenza online, da mesi il social network aveva ricevuto dalla classe politica tedesca numerose critiche e polemiche, ma al termine del tȇte-à-tȇte Altmaier si era dichiarato soddisfatto, affermando che Zuckerberg avrebbe “compreso l’importanza del problema”. In Germania, aveva quindi affermato Altmaier, “ovviamente vogliamo che i contenuti illegali siano rimossi da internet”.

Di questo impegno si può dire faccia parte anche la firma, insieme a YouTube, Twitter, e Microsoft, avvenuta quest’estate, di un codice di condotta della Commissione europea. Una promessa che aveva però aperto un dibattito all’interno delle organizzazioni ebraiche internazionali: la notizia dell’accordo è stata accolta in generale con favore ma perplessità sono state espresse sulla sua effettiva efficacia. Tra i critici, il direttore del World Jewish Congress Robert Singer, che ha ricordato come i quattro colossi abbiano già “chiare linee guida mirate a prevenire la diffusione di contenuti offensivi, ma finora hanno fallito nell’implementare sufficientemente i loro regolamenti”. Secondo Singer ad esempio “decine di migliaia di video continuano a essere disponibili nonostante siano stati segnalati a YouTube e nonostante violino chiaramente le regole della piattaforma stessa che proibiscono i contenuti razzisti”.

La lotta contro l’incitamento online non è stata invece l’oggetto della recente visita di Zuckerberg a Roma, dove con il papa Bergoglio e con il primo ministro Matteo Renzi si è concentrato sul progresso tecnologico delle start-up locali e sul suo impegno nel rispondere all’emergenza del terremoto di Amatrice e ad altre stragi nel mondo. Una scelta criticata dal direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea Contemporanea Gadi Luzzatto Voghera, il quale, in un editoriale su Pagine Ebraiche, ha osservato come Facebook manchi “di una cultura politica, e sembra non voler accettare l’idea che il suo strumento è utilizzabile nel bene come nel male. I ripetuti tentativi – le sue parole – messi in atto negli ultimi tempi a vari livelli per far capire alla sua struttura manageriale che Facebook e Whatsapp sono strumenti utilizzati troppo facilmente dai gruppi di assassini jihadisti che seminano il terrore non hanno sortito alcun effetto”. Al contrario, secondo lo storico Zuckerberg “preferisce lavarsene le mani pensando a nuove immaginifiche start-up, mentre il mondo reale, fatto anche di sangue e corpi maciullati e di dolore, sembra non interessargli più di tanto”. In questo modo, prosegue Luzzatto Vogera, si dà vita a un paradosso, nel quale Facebook costituisce “uno strumento di comunicazione che nello stesso tempo contiene e manifesta valori etici elevatissimi (incontri e amicizie, diffusione di idee, strumento di protezione civile ecc.) e comportamenti criminali insopportabili (pedofilia, bullismo, diffusione di messaggi terroristici)”. A dovervi porre rimedio deve essere secondo lui proprio Zuckerberg, il quale si trova “nella posizione di poter dare un senso etico alla sua invenzione, facendo rispettare delle regole che certamente gli faranno guadagnare di meno. Se non lo farà – ha concluso Luzzatto Voghera – dovrà fare i conti con la sua coscienza, e metterà noi utenti nella scomodissima posizione di complici”.