Fonte:
Fondazione CDEC
Autore:
Gadi Luzzatto Voghera
Il 28 ottobre 2026, all’indomani delle elezioni politiche in Israele, la pagina di Facebook del collettivo satirico denominato Spinoza.it ha pubblicato un breve post che ha suscitato dolore e indignazione diffusa. Il testo era il seguente: “Israele, oltre 5 milioni alle urne. Imbattuto il record del ‘45”. Il riferimento evidente e offensivo era relativo al numero dei votanti e comparato al numero delle vittime della Shoah. Un caso di distorsione.
Il direttore della Fondazione CDEC ha scritto ai responsabili della pagina Facebook per chiedere la rimozione. Ne è nato uno scambio di mail che riportiamo qui nella sua integrità, per permettere ai lettori di addentrarsi nei meccanismi oggi diffusi relativi a un uso improprio di concetti che rimandano alla retorica antisemita.
CDEC:
Buongiorno, sono il direttore della Fondazione CDEC e mi riferisco al post di questa mattina di “commento” alle elezioni in Israele comparso sul vostro blog su Facebook. Il riferimento ai 5 milioni di voti nelle urne paragonato esplicitamente ai milioni di morti nella Shoah è gravemente offensivo e per nulla spiritoso, oltre a rientrare pienamente nel novero delle espressioni antisemite. Non è neppure black humor, è solo miseramente disgustoso. La memoria dei milioni di morti nella Shoah in Europa riguarda la nostra civiltà, tutta, non è solo memoria degli ebrei o dei cittadini di Israele (il 20% dei quali, peraltro, non è ebreo). Confido che i curatori del blog vogliano eliminare il post e proporre una riflessione pubblica anche solo minimamente elevata sul piano morale. Ne va dei valori fondanti della nostra convivenza civile.
Spinoza.it:
la ringraziamo per averci scritto. Abbiamo letto con attenzione la sua mail e, pur comprendendo le sue ragioni, ci teniamo a esprimere alcune considerazioni.
La nostra è una pagina di satira che, fin dalla sua nascita, si è sempre presa la libertà di affrontare qualsiasi argomento, compresi quelli più dolorosi e controversi. Lo abbiamo fatto con la convinzione che la satira non debba avere argomenti proibiti e che anche l’umorismo nero, per sua natura, possa confrontarsi con gli aspetti più terribili dell’esperienza umana.
Questo non significa che ogni battuta sia necessariamente riuscita, né che la si debba per forza trovare divertente. Siamo consapevoli che una battuta che allude alla Shoah possa urtare la sensibilità di qualcuno, e non intendiamo in alcun modo sminuire la legittimità di questa reazione.
Riteniamo però fondamentale distinguere tra il diritto di considerare una battuta offensiva e di cattivo gusto, e l’attribuzione ai suoi autori di un intento antisemita – accusa che respingiamo con assoluta fermezza.
Nella battuta in questione non c’è alcun intento di denigrare il popolo ebraico, di irridere le vittime della Shoah o di minimizzare l’Olocausto. Il meccanismo comico si fonda sull’accostamento paradossale tra un dato di cronaca elettorale e una tragedia storica, la cui enormità costituisce il presupposto stesso della battuta. Non è una battuta contro le vittime della Shoah: è una battuta che richiama quella tragedia, facendo leva proprio sulla sua drammatica dimensione.
La differenza, a nostro avviso, è sostanziale. Siamo peraltro pienamente d’accordo con lei quando afferma che la memoria della Shoah appartiene all’intera civiltà europea e non soltanto al popolo ebraico. È una memoria che sentiamo profondamente anche nostra. Proprio per questo rifiutiamo l’idea che ogni riferimento alla Shoah in un contesto umoristico debba essere interpretato necessariamente come una mancanza di rispetto verso le sue vittime.
Aggiungiamo una considerazione che ci sta particolarmente a cuore. Siamo ben consapevoli della recrudescenza di atteggiamenti e manifestazioni antisemite, che condanniamo senza alcuna riserva. Riteniamo tuttavia che sia importante riconoscere e contrastare l’antisemitismo senza estendere questa definizione a qualsiasi espressione, anche satirica, che abbia per oggetto il popolo ebraico e la sua storia. Una simile sovrapposizione rischia di confondere fenomeni profondamente diversi, indebolendo e “annacquando” la definizione di un fenomeno che deve invece conservare tutta la sua gravità.
L’intenzione dell’autore, naturalmente, non rende automaticamente una battuta riuscita, né impedisce che possa essere percepita in modo diverso da chi la legge: come già detto, ogni sensibilità è meritevole di rispetto e ascolto. Non possiamo tuttavia accettare che il dissenso sull’opportunità di una battuta si traduca automaticamente in una condanna morale.
Per queste ragioni, non riteniamo di dover rimuovere il post. Farlo significherebbe avallare un’interpretazione della battuta e delle nostre intenzioni nella quale non ci riconosciamo.
Crediamo che la libertà di satira comprenda (anche) la possibilità di suscitare disagio, o addirittura indignazione. E crediamo che chi esercita questa libertà debba essere disposto ad accettare le critiche e a discuterne, come stiamo cercando di fare con questa risposta.
La ringraziamo per averci offerto l’occasione di chiarire la nostra posizione, nella speranza che, pur mantenendo opinioni differenti sull’opportunità e sul valore della battuta, si possa almeno riconoscere la distanza che separa un esercizio di umorismo nero, per quanto controverso, da una manifestazione di antisemitismo.
CDEC:
Conosco bene i meccanismi dell’umorismo, anche dell’umorismo nero, ed è scontata e ovvia l’idea che l’umorismo (dai tempi di Plauto e anche prima) in qualche modo “offenda” sensibilità e si insinui nelle contraddizioni sociali e storiche. D’altra parte, la cultura ebraica (soprattutto quella dell’Europa orientale) ha esercitato con esilaranti risultati l’arte del wizz, il motto di spirito e l’autoironia che è stata veicolata in Italia principalmente – ma non solo – da Moni Ovadia. Gli ebrei ridono, sanno ridere anche di sé stessi. Ringrazio quindi per le precisazioni, che tuttavia non mi sento di condividere. Al di là dell’inquadramento teorico dell’umorismo, infatti, penso sia necessario avere la capacità di comprendere il contesto storico-politico nel quale viviamo, e di cogliere di conseguenza l’esistenza di confini oltrepassati i quali l’umorismo diventa pratica ideologica e politica. Con le conseguenze del caso. Facciamo qualche esempio: ospitereste una battuta che mettesse alla berlina le donne vittime di femminicidio? Fareste battute sulle decine di migliaia di bambini morti nel Sud Sudan, o in Ucraina, o a Gaza, o nei kibbutzim israeliani? Siete pronti a deridere con un motto di spirito i disabili gravi che ambiscono a una morte dolce con l’eutanasia? Io non credo, ci sono dei limiti, dettati da una morale che governa un’etica condivisa. Ora, dovete sapere (e sono certo che lo sapete benissimo) che da decenni circolano barzellette ignobili non sugli ebrei, bensì sugli ebrei vittime della Shoah (sottilette, cenere etc. etc.). Quelle retoriche di pseudo umorismo rientrano in categorie che noi studiosi dell’antisemitismo collochiamo tra il negazionismo e la distorsione o manipolazione della Shoah. Sono tutte parte di quell’apparato di immagini e frasi che vanno a costruire quell’enorme mole di materiale che chiamiamo antisemitismo contemporaneo. Da quell’archivio, derivano e prendono forma pratiche politiche che spesso, sempre più spesso, degenerano in forme violente, attacchi personali a singoli fino a veri e propri attentati. Per questo motivo rappresentano un vero e proprio pericolo per la convivenza civile. Questa è la realtà, purtroppo, ed è necessario che ci si confronti con essa. Carlo Levi diceva che “le parole sono pietre”. Nel caso del black humor sulla Shoah (specie se utilizzato in un contesto di grave conflitto come quello a cui assistiamo oggi) tutto ciò si traduce da un lato in una lacerazione della carne percepita dagli ultimi testimoni e dai loro discendenti. Dall’altro nell’alimentare retoriche antisemite che – sono certo al di là delle vostre intenzioni – rimangono comunque tali. Per tutti questi motivi, ribadisco la richiesta di rimuovere quel post, che offende le coscienze dei vivi e la memoria dei morti.
Il post non è stato rimosso, non c’è stata ulteriore risposta.
