27 Settembre 2020

Murilo Henrique Cambruzzi, ricercatore dell’Osservatorio antisemitismo CDEC, analizza le relazioni tra omofobia, antisemitismo e miti della cospirazione

Omofobia, antisemitismo e ossessioni da complotto: dove nasce l’odio

I profili che diffondono l’odio antisemita sono gli stessi che diffondono attacchi omofobi, transfobici, antigitani, xenofobi, razzisti

La presentazione di una proposta di legge contro l’omofobia e misoginia alla Camera dei Deputati da parte dell’On. Alessandro Zan (PD) ha fatto emergere in rete post cospirativisti che collegano la lotta LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans e Intersesso) agli ebrei. Un articolo su Internazionale spiega che “attualmente il codice penale italiano punisce i reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come la nazionalità, l’etnia o la religione (legge Mancino); con la legge Zan potranno essere puniti allo stesso modo i reati di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.”

Secondo l’ILGA (Associazione Internazionale di Gay, Lesbiche, Bisessuali, Trans e Intersesso) 43 paesi hanno leggi che criminalizzano l’omofobia, e la sola criminalizzazione dei reati d’odio non ha risolto e non risolverà questo problema L’omofobia, come l’antisemitismo, può assumere tratti violenti e omicidi, si veda il recente caso di Caivano, dove un fratello ha ucciso la sorella, Maria Paola Gaglione, perché “desiderava un rapporto normale per la sorella”.

L’Europa vive un’ondata di odio verso le minoranze (omofobia, antisemitismo, antiziganismo, xenofobia, ecc.), a volte fomentata da alcuni governi. Un caso critico è quello della Polonia, la cui ultima campagna elettorale è stata marcata da diversi attacchi omofobi da parte del candidato Duda e dal suo partito PiS (Legge e Giustizia). I responsabili della comunità ebraica di Varsavia si sono così espressi: “Noi Ebrei – i discendenti dei sopravvissuti dell’Olocausto – non possiamo e non rimarremo indifferenti alle parole che disumanizzano le persone LGBT”. Hanno anche affermato che i politici polacchi non hanno imparato le lezioni della Seconda Guerra Mondiale.

In Italia, Simone Alliva, giornalista e autore di “Caccia all’omo. Viaggio nel paese dell’omofobia (2020)”, ha registrato, dal 16 luglio al 20 settembre, 15 attacchi omofobi, di cui due sfociati nell’uccisione di donne trans. L’inizio del dibattito politico ha anche fatto emergere sui social e sui siti complottisti, post cospirativisti anti-ebraici e omofobi, che collegano la discussione di una legge per il contrasto dei crimini di odio contro le persone LGBTI, alla teoria di un complotto perseguito da un metaforico ebreo che ha come obiettivo l’annullamento progressivo della società europea.

Siti e profili di matrice complottista collegano ciò che ritengono un “male sociale” o alcune “deviazioni” ai costumi tradizionali all’ebraismo e al sionismo. Gli ebrei vengono presentati sia come pervertiti sia come sovvertitori. Il pensiero complottista è sempre lo stesso: l’ebreo immaginario pianifica di distruggere la società europea attraverso la “corruzione” della morale e la sostituzione dalla “popolazione indigena” europea. Secondo questi miti il femminismo, il movimento per i diritti LGBTI e i diritti umani sono finanziati da George Soros, uno spauracchio della destra radicale e dei complottisti, che anche quando non usano espliciti discorsi antisemiti, lo fanno indirettamente sottolineandone il suo vero cognome, la sua fisionomia, il suo lavoro, ecc. Allo stesso tempo, gli ebrei non sono solo sovvertitori, ma anche pervertiti. Il Pride di Tel Aviv, uno dei più grandi del mondo, viene spesso citato come un esempio del libertinaggio e della perversione ebraica, allo stesso tempo affermano che “gli ebrei rifiutano le schifezze per loro, ma, invece le fanno mangiare a tutti noi!”, ossia, gli ebrei non approvano il matrimonio egualitario o estendono i diritti LGBTI in Israele, ma gli impongono a noi (qui inteso come Europa/occidente). Ma forse il caso più emblematico è quello della circoncisione, che viene presentata come un avvio all’omosessualità e alla perversione. Sul web si parla di accuse di “molestie omosessuali [ai] ragazzi giudaici circoncisi”, di “pedofili kosher” e così via.

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Un caso rappresentativo è quello di Scott Wiener, senatore del Partito Democratico americano e candidato alla rielezione che ha subito pesanti minacce omofobiche e antisemite, perché ebreo e gay: “Ti teniamo d’occhio, Schlomo” (Schlomo viene usato come slang dalla destra radicale per descrivere gli ebrei). In un’intervista al Jewish Telegraphic Agency il senatore ha ricordato i molteplici attacchi subiti. “Non importa di cosa scrivo, c’è un numero enorme di commenti che mi definiscono un pedofilo, ed è molto scoraggiante che questo sia il punto a cui è arrivato il Paese. QAnon sta gradualmente prendendo il controllo del Partito Repubblicano”.

I profili che diffondono l’odio antisemita sono gli stessi che diffondono attacchi omofobi, transfobici, antigitani, xenofobi, razzisti, ecc. Ciò ci invita a pensare ad un approccio intersezionale nel combattere all’odio. Un approccio intersezionale, secondo il dizionario Merriam Webster, tiene conto del “complesso e cumulativo modo in cui gli effetti di multiple forme di discriminazioni (come il razzismo, il sessismo e il classismo) si combinano, si sovrappongono, o si intersecano, in particolare nelle esperienze di persone o gruppi marginalizzati”. Gli individui e gruppi non sono omogenei e “puri”, ma  ogni persona presenta diverse caratteristiche che si cumulano, e che possono essere motivo di una o più forme di pregiudizi o intolleranze; per esempio, un ebreo omosessuale può subire contemporaneamente attacchi omofobici e antisemiti, mentre un ebreo eterosessuale sarà soggetto “soltanto” ad attacchi antisemiti. Questi attacchi possono essere subiti contemporaneamente da persone al di fuori dal suo gruppo, o possono venire dall’interno, come per esempio, un ebreo omosessuale che soffre dell’antisemitismo all’interno della comunità LGBTI e che soffre di omofobia all’interno della comunità ebraica, si veda l’intervista concessa da Serafino Marco Fiammelli, Presidente dall’associazione LGBT ebraica Magen David Keshet Italia, a JOI.

*Leggi anche QAnon e la politica del complotto tra cospirazioni, fantasmi e paranoie (via web)

Il rabbino italiano Haim Fabrizio Cipriani, in un’intervista a Gay.it, affermò di aver “spesso ascoltato storie di difficoltà [da ebrei omosessuali], dove le persone sentivano come impossibile una conciliazione fra l’identità ebraica e il loro essere, conciliazione che desideravano ma che sembrava impossibile”. A me pare che questo non debba essere, perché ogni volta che rinunciamo a una parte importante della nostra identità, perdiamo moltissimo, e gli altri con noi. L’omofobia e l’antisemitismo, non sono circoscritti ai movimenti dell’estrema destra. L’omofobia è espressa da diversi gruppi sociali, classi, religioni, inclusi alcuni membri della comunità ebraica. Una comunità che è stata per così tanto tempo emarginata dalla società e che ha subito sulla sua propria pelle orrori indescrivibili, dovrebbe prendere una posizione forte e netta contro l’omofobia (un invito già fatto da Serafino Marco Fiammelli su questo sito) e chiedere l’approvazione urgente del DDL Zan.

Jonathan A. Greenblatt e Christopher Wolf dell’ADL hanno affermato che “noi potenziamo la nostra causa (il contrasto all’antisemitismo) quando lottiamo per gli altri”. Nello stesso articolo ribadiscono poi l’importanza di combattere contro qualsiasi forma di odio e pregiudizio quando affermano che combattere l’omofobia non è combattere la causa altrui, perché esistono persone che fanno parte sia della comunità LGBTI sia della comunità ebraica.

Le parole espresse su Moked da Noemi Di Segni, Presidente dell’UCEI sul DDL Zan vengono incontro a questo appello dell’ADL: “La libertà di espressione del pensiero è un principio fondamentale già incardinato nella nostra Costituzione e l’esigenza odierna è quella non già di affermarlo ma di evitare che in nome di questo principio si legittimino odio e violenza. Su questo abuso del diritto la politica, così come altre istituzioni vigilanti, è chiamata a farsi portatrice di interventi che rafforzino le fondamenta costituzionali”. Ga’avah, in ebraico, vuol dire orgoglio: ribadisco l’invito alla comunità di essere orgogliosi di difendere i più deboli, e di non dimenticarsi che nei Lager insieme agli ebrei e ai Rom, c’erano anche gli omosessuali.

Testo di Murilo H. Cambruzzi, laureando in Global Politics and Society presso la Statale e stagista presso l’Osservatorio Antisemitismo del CDEC