Fonte:
Corriere della Sera
Autore:
Federico Berni
Che sia o meno un insulto antisemita, come sostiene l’accusa, di sicuro l’intenzione di paragonare i comaschi a Elly Schlein non era amichevole. Sono pur sempre dinamiche da stadio — da curva, in particolare — per le quali il rivale, soprattutto se quello «storico» va dileggiato, offeso con ogni mezzo.
Ma l’espressione «comasco Schlein», stampata a corredo di una figurina che ritrae la segretaria generale del Partito Democratico sorridente con la maglia del Como, va oltre. Secondo la magistratura, si sconfina apertamente nel reato di diffamazione con l’aggravante dell’odio razziale (punito con la reclusione fino a 4 anni), di cui ora deve rispondere un 40enne ultrà del Monza, che di questa «creazione» ha pubblicato, nel 2025, varie immagini sui social network.
Quindi il cuore dell’accusa, contenuta negli atti dell’indagine condotta dagli investigatori della Digos di Monza, sta nella corrispondenza tra «Comasco Schlein» e «Comasco ebreo» (in riferimento alle origini ebraiche della famiglia del padre della principale esponente dem), dove «ebreo» è termine considerato in chiave dispregiativa nei confronti del rivale.
La vicenda richiama, seppur in proporzioni minori, quella del 2017, quando a Roma, in occasione del derby, vennero pubblicati e diffusi migliaia di adesivi di matrice laziale, raffiguranti Anna Frank con addosso la maglietta della Roma. Un episodio, quest’ultimo, che viene richiamato nella querela che la stessa Elly Schlein ha presentato il 30 maggio scorso, attraverso l’avvocato Andrea Gaddari, presso gli uffici della polizia di Bologna, in riferimento ai fatti del 5 aprile 2025.
In quella data, a Monza, si disputava la partita tra la squadra di casa e il Como, che è la rivale per eccellenza, soprattutto per gli ultras. È considerata, per questo motivo, partita «a rischio», ma un anno fa era stata una giornata tranquilla, sul piano dell’ordine pubblico, in virtù del divieto di trasferta imposto ai tifosi lariani. Un episodio non era sfuggito, però, alla questura e alla consigliera comunale del Pd, Sarah Brizzolara, che aveva sollevato pubblicamente il caso. Mentre i giocatori del Como scioglievano i muscoli durante la corsetta defatigante a fine gara sotto la curva sud, un tifoso, identificato nel 40enne sotto inchiesta, sventolava un foglio A4 con il volto della Schlein vestita con i colori biancoazzurri e la scritta «comasco Schlein», riportata con il carattere grafico tipicamente usato dalle tifoserie calcistiche schierate a destra, urlando il nome della deputata a mo’ di coro di scherno contro gli avversari.
Un’espressione diventata anche un coro, cantato in altra occasione da tifosi comuni (non ultrà) durante una trasferta proprio sulle sponde del lago. Il tutto postato in alcuni video apparsi il giorno successivo su un canale YouYube riferibile alla tifoseria monzese, nel quale si vedeva lo stesso volantino ripreso sulle gradinate, e distribuito ad altri tifosi. Con la stessa immagine, peraltro, sono state pubblicate figurine adesive consegnate allo stadio, come fatto notare all’epoca dalla consigliera Pd Brizzolara, e appiccicate anche nel resto della città, sui pali o sui cartelli stradali.
Le finalità del gesto, secondo chi indaga, sono «discriminatorie» verso Elly Shlein, in quanto esponente della «cultura e religione ebraica». Negli scorsi giorni, la procura ha chiuso formalmente l’inchiesta verso il 40enne monzese, difeso dall’avvocato Francesco Tettamanzi. «Chiederemo di essere ascoltati dagli inquirenti — ha riferito il legale — in quella sede il mio assistito, che respinge le accuse di antisemitismo, intende chiarire la sua posizione».
