8 Febbraio 2019

Barista di Genova autore di molteplici insulti neonazisti

Luogo:

Genova

Fonte:

Il Secolo XIX

Autore:

Marco Grasso

Serve a studente in gita cappuccino con svastica

Barista denunciato per odio razziale

Procura chiede di processare il titolare di un locale del centro storico autore di post e insulti antisemiti e xenofobi: «Ci vuole un olocausto»

Genova d’autunno è una bella città da vivere. La città è piena di turisti e di scuole in gita, che passeggiano naso all’aria fra monumenti e musei. Nel cuore del centro storico una classe arrivata da Cuneo si ferma per rifocillarsi. Un giovane studente ordina un cappuccino e si ritrova di fronte a un gesto che lo lascia letteralmente esterrefatto: il barista gli presenta un cappuccino con il latte a forma di svastica. È da questo episodio che nasce l’indagine. L’autore del gesto, un nome noto della zona, non è nuovo a exploit di questo genere. Anzi, più i carabinieri si mettono a scavare, e più emergono elementi: i vicini stranieri del negozio si trovano di fronte alla saracinesca svastiche disegnate con la farina; passanti extracomunitari e islamici vengono regolarmente insultati e provocati; la bacheca di Facebook dell’uomo è colma di insulti razzisti e antisemiti; ed è sempre lui l’autore di un agguato ad alcuni gazebo della Festa dell’Unità, a cui tenta di dare fuoco. A portare queste azioni all’attenzione delle forze dell’ordine è il professore del ragazzo a cui viene servito il cappuccino “nazista”, scandalizzato dal fatto che possa accadere qualcosa di simile in una città come Genova, città medaglia al valore per la Resistenza. Ed è proprio questo che spinge il docente a presentarsi alla polizia, nelle poche ore che rimangono per la visita della città: «È un gesto inaccettabile – spiega agli agenti – non posso passare sopra a qualcosa di simile, soprattutto perché accaduto davanti ai miei studenti».. Ed è quella denuncia a innescare il processo che, alcuni giorni fa, ha portato il sostituto procuratore Federico Manotti a chiedere il rinvio a giudizio dell’esercente per incitazione all’odio razziale e violazione delle legge Mancino sulla discriminazione razziale. Fra le contestazioni anche le minacce aggravate nei confronti di una giornalista genovese, Monica Di Carlo, aggredita su Facebook per gli articoli dedicati proprio a quei post razzisti: «Si dovrà pentire di aver fatto un servizio giornalistico non aderente ai fatti». La giornalista si era infatti occupata della propaganda antisemita. Frasi annotate dagli inquirenti e diventate materia di indagine: «Tutti gli ebrei indifferentemente andrebbero gassificati»; «se un giorno mi chiedessero di sterminare gli ebrei io sarei a disposizione»; «sono orgoglioso di essere fascista e per due volte ho disegnato la gloriosa svastica davanti al mio pavè». E ai carabinieri che si presentano per chiedergli spiegazioni, replica frasi sconnesse: dice di essere un agente del Mossad e di essere stato in Siria per conto del ministro della Difesa. In quell’occasione finisce con un ricovero in psichiatria. Adesso dovrà anche affrontare un processo.