11 Giugno 2018

Relazione annuale sull’antisemitismo in Italia 2017

Data:

11/06/2018

Fonte:

osservatorio antisemitismo

Autore:

Osservatorio antisemitismo

“Gli ebrei in Italia 2017: relazione sugli episodi di antisemitismo e l’immagine sociale”

 Presentazione

Questo rapporto è composto da due parti: la prima presenta una sintesi dei principali episodi di antisemitismo in Italia raccolti dall’Osservatorio antisemitismo; la seconda riassume i risultati della ricerca demoscopica condotta da Ipsos sugli atteggiamenti della popolazione nei confronti degli ebrei e di Israele.

Per quanto concerne la prima parte relativa agli episodi di ostilità antiebraica, negli ultimi anni le istituzioni ebraiche, potenziali bersagli di azioni antisemite, sono meglio salvaguardate; all’aumento della sicurezza ha corrisposto un numero minore di atti di violenza.

Se le azioni violente sono meno numerose, lo stesso non si può dire per le espressioni di ostilità, antipatia, pregiudizio ideologico o politico verso gli ebrei o verso Israele.

L’uso di luoghi comuni e di stereotipi antiebraici continuano a essere una realtà nei discorsi privati e pubblici; talvolta l’antisemitismo è espresso apertamente, anche nei media.

Minoranze attive e molto prolifiche pubblicano articoli con dichiarazioni che evidenziano lo sdoganamento dell’antisemitismo. Soprattutto in rete, la banalizzazione della Shoah e i temi complottisti sono espressi senza scrupoli.

Alcuni politici esprimono opinioni complottiste riferendosi al potere di presunte lobby ebraiche, alle manovre economiche ordite dietro le quinte da “élites” e “oligarchie occulte” ebraico/sioniste; i Rothschild, Max Warburg, George Soros etc. sarebbero responsabili della diffusione del multiculturalismo e delle teorie gender per distruggere le identità e le tradizioni nazionali e quindi favorire la nascita di un’Europa “meticcia” e senza confini.

Un esponente politico, governatore della Regione Puglia per il PD, paragona un’opera pubblica ad un campo di sterminio, dichiarando su Radio Capital, che «il cantiere Tap di Melendugno sembra Auschwitz, se vedete la fotografia è proprio identico» .

Questo paragone espresso da un uomo politico preoccupa per la faciloneria e lo scarso senso di responsabilità.

Le manifestazioni di antisemitismo su Internet sono in crescita, come dimostra il linguaggio e l’iconografia sempre più offensivi e violenti nei social. Aumentano i profili e i gruppi antisemiti Facebook dove estremisti di destra e simpatizzanti di gruppi di estrema sinistra sono i più attivi. Data la quantità di piattaforme è complesso monitorare l’antisemitismo in internet, e sono pochi i mezzi legali per far fronte agli insulti e agli stereotipi che liberamente scorrono in internet e negazione, banalizzazione ed irrisione della Shoah sono sempre più frequenti e manifesti.

In concomitanza con eventi del calendario ebraico o con anniversari di eventi storici rilevanti per le comunità ebraiche (giorno della Memoria, giornata della cultura ebraica, etc.) accade che gruppi di estremisti di destra organizzino attività antisemite. Non mancano come ogni anno espressioni razziste e antisemitiche negli stadi e nel mondo sportivo. Il movimento BDS, mantiene la sua attività sia in Internet che come propaganda universitaria e mediatica. Per quanto concerne l’indagine demoscopica l’Osservatorio antisemitismo ha incaricato Ipsos di realizzare una ricerca volta ad indagare le opinioni ed i sentimenti degli Italiani nei confronti degli ebrei: apertura/chiusura, possibili stereotipi diffusi, fino ad arrivare a misurare la presenza o meno di un vero e proprio antisemitismo. L’indagine realizzata nel settembre del 2017 si inserisce all’interno di un quadro conoscitivo da parte dell’Osservatorio antisemitismo del CDEC molto articolato e ricco di indagini passate sia di natura qualitativa che quantitativa. L’obiettivo del CDEC è stato dunque quello di disporre di un’indagine di scenario aggiornata, caratterizzata da una solida metodologia di rilevazione e che possa diventare un punto di partenza anche per monitoraggi periodici che vadano a costruire una sorta di «barometro dell’intolleranza».