1 Maggio 2019

Antisemitism Worldwide 2018

Data:

01/05/2019

Fonte:

www.kantorcenter.tau.ac.il

Tendenze e sviluppi nelle manifestazioni di antisemitismo, 2018

Adesso basta! Queste due parole in francese esprimono i sentimenti tra gli ebrei, individui, così come gruppi e comunità, che sono stati esposti durante il 2018 e l’inizio del 2019 a manifestazioni di antisemitismo, percepite come aumentate di intensità e frequenza. I vecchi divieti sono stati superati: “Gli ebrei al gas!” e “morte ai sionisti!” sono stati slogan sentiti più di una volta, come se riflettessero la nozione che è l’esistenza stessa degli ebrei, delle comunità ebraiche e dello stato ebraico che suscitano ostilità.

L’anno 2018 è stato testimone del maggior numero di ebrei uccisi (13), rispetto agli anni precedenti (sebbene si noti che l’omicidio di Pittsburg in ottobre è stato registrato come singolo caso – il più sfortunato); un aumento in quasi tutte le forme di manifestazioni di antisemitismo nello spazio pubblico come in quello privato; e in alcuni paesi un senso di emergenza tra gli ebrei, per quanto riguarda la loro sicurezza e il loro posto nelle rispettive società.

  • Il numero dei principali casi violenti monitorati dal team del Kantor center è aumentato del 13%, da 342 a

  • I paesi con il maggior numero di casi sono gli Stati Uniti (oltre 100 casi), il Regno Unito (68), la Francia e la Germania (35 ciascuno), il Canada (20) il Belgio (19) i Paesi Bassi (15) e l’Argentina (11). Va notato che il numero di casi nell’Europa orientale è stato molto più basso, per un certo numero di anni, rispetto all’Europa occidentale, passando da 12 in Ucraina ad un paio negli altri paesi.

  • I principali modus operandi rimangono casi di vandalismo (216, 56%), minacce (89, 23%) e modi disarmati (55, 14%). Questi numeri mostrano che mentre l’uso di armi e incendi dolosi è in numero inferiore, la maggior parte degli attacchi è contro le persone e le loro proprietà. Infatti, almeno 138 persone sono state attaccate (36%), la proprietà privata è stata danneggiata (104 casi, 27%). La ragione è che le persone e le loro proprietà sono meno protette delle sinagoghe (47 casi, 12%) e dei centri comunitari (22, 6%). Cimiteri e monumenti sono ancora un obiettivo tradizionale: 76 casi, 19%.

I numeri individuati dalle comunità ebraiche e dalle agenzie governative sono monitorati in base a criteri diversi, che variano da un paese all’altro e quindi non sono comparabili. Includono spesso tutti i tipi di casi, da quelli violenti più importanti, a molestie, insulti, minacce minori, aggressioni verbali, negazione dell’Olocausto e umiliazioni sui social media. Sottolineiamo che questi, gli insulti, le molestie e le umiliazioni feriscono più della vera violenza, perché creano l’atmosfera e danno l’esempio.

Alcuni esempi: in Italia sono stati registrati 197 casi di tutti i tipi, con un aumento del 60%; in Sudafrica – 62 episodi, 25%. Nel Regno Unito – 1652 episodi documentati, un aumento del 16%. In Francia un aumento del 74%, sono stati registrati da 311 a 541 episodi. In Australia – 366 casi, un aumento del 59%. Un aumento del 22% a New York, è stato osservato dalla polizia municipale.

Senso di emergenza?: Lo sviluppo più inquietante, che continua a crescere e intensificarsi dal 2016, è che gli ebrei in alcuni paesi si sentono in stato di emergenza, a causa del continuo aumento, in particolare nell’Europa occidentale e nel Nord America, di manifestazioni di antisemitismo.

  • Di conseguenza, gli ebrei hanno iniziato a mettere in discussione e a dubitare del loro legame con i luoghi e le società in cui hanno vissuto a lungo, a volte per secoli. Quest’anno, gli ebrei in Scozia, ad esempio, stanno considerando l’abbandono del paese. Questa sensazione di trasformarsi gradualmente in un estraneo è accompagnata da un inquietante senso di insicurezza che ha raggiunto il suo picco ad ottobre, dopo l’assassinio di 11 anziani ebrei al Pittsburgh Tree of Life – o Sinagoga LeSimcha.

La normalizzazione e il mainstreaming dell’antisemitismo nei forum pubblici, nei dibattiti e nelle discussioni si manifestano in tutti i canali mediatici, in particolare nei social network. L’antisemitismo non è più un problema limitato all’attività del triangolo dell’estrema sinistra, dell’estrema destra e degli islamisti radicali – è stato integrato ed è diventato una parte integrante della vita. “L’antisemitismo in Francia nel 2018 è quotidiano […] non un giorno [passa] senza un atto antisemita”, afferma il rapporto del Ministero dell’Interno francese e del CPSJ (Service de Protection de la Communauté Juive). Secondo i sondaggi (vedi sotto) la maggior parte degli ebrei, circa il 75-80%, non riporta le manifestazioni di antisemitismo che sperimentano: sono troppe e troppo frequenti da gestire.

La tendenza dominante è anche l’uso crescente di termini antisemiti nel dibattito antisionista e l’eccessiva ostilità diretta contro lo stato-nazione ebraico, che riprende le specificità ebraiche. “Tutti gli stereotipi della giudeofobia classica vengono proiettati sullo stato ebraico … e l’odio relativo a Israele sta diventando una forma politicamente corretta di antisemitismo”. Si può aggiungere che Israele viene rifiutato come stato nazionale e che i sensi di colpa dell’Europa postcoloniale hanno condotto, come afferma lo storico Alexander Joffe, all’opposto del nazionalismo – all’autoflagellazione, all’autopunizione, lasciando entrare in Europa l’immigrazione di massa, principalmente musulmana. Tuttavia, ci sono altri motivi: l’impatto dell’Olocausto; la questione della protezione dei diritti umani e delle minoranze; e infine, i gravi problemi demografici europei.

  • Una serie di sondaggi multinazionali di ampia portata recentemente condotti, ha corroborato ed evidenziato le percezioni espresse dagli ebrei. FRA, l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, ha condotto un’indagine in 12 paesi dell’UE, intervistando 16.500 ebrei, la CNN ha intervistato 7000 ebrei e non ebrei e l’Eurobarometro ha condotto 23.640 interviste faccia a faccia nei 28 stati dell’UE, che hanno integrato l’indagine FRA. Non lasciano spazio a dubbi: la percezione degli ebrei come dei non ebrei è che l’antisemitismo è in aumento in ogni aspetto della vita quotidiana. Nell’indagine FRA, l’85% ha risposto che è di gran lunga il problema più serio degli ebrei; nel sondaggio della CNN il 40% ha risposto che gli ebrei nei loro paesi sono minacciati dalla violenza razzista; e nell’indagine di Eurobarometro l’89% ha risposto che recentemente l’antisemitismo è aumentato.

  • Le indagini e le relazioni, e l’ampia copertura mediatica che hanno ottenuto, danno all’antisemitismo un certo status, quello di un problema riconosciuto da affrontare a livello pubblico, locale e multinazionale. Sono stati stanziati budget di notevole entità per realizzare questi sondaggi (23.640 interviste faccia a faccia!). Certamente riflettono la realtà, tuttavia è possibile che l’enorme visibilità abbia avuto a sua volta un impatto sulla percezione della situazione, poiché la descrivono all’unanimità come un peggioramento e una minaccia. Inoltre, agli intervistati viene chiesto sulle loro percezioni, un concetto ampio che è molto difficile da definire e quantificare. C’è sempre il pericolo che un tale sforzo, investito solamente negli ebrei, possa causare risentimento. Ci sono sondaggi condotti su altri gruppi minoritari, ma che non ricevono la stessa attenzione pubblica, come se fossero meno importanti.

Le autorità e i governi hanno recentemente riconosciuto l’antisemitismo come un grave problema, così che nel 2018 l’antisemitismo e le sue implicazioni sono stati messi all’ordine del giorno delle autorità locali e internazionali, e ancor più durante i primi mesi del 2019. C’è una crescente consapevolezza tra le agenzie governative, responsabili per il benessere e la sicurezza dei loro cittadini ebrei, della necessità di affrontare la situazione e prevenire un ulteriore deterioramento.

Data questa situazione, i leader politici, civili e religiosi sono stati ripetutamente interpellati e invitati ad agire con urgenza, attraverso l’educazione, l’informazione, la legislazione e l’applicazione, e stabilendo standard di leadership, che corrispondano ai valori dichiarati dei rispettivi paesi. Di conseguenza, workshop e conferenze, incontri e supporti filmati, che si concludono con dichiarazioni e promesse riguardanti l’antisemitismo, sono quasi diventati l’ordine del giorno, come parte degli sforzi per affrontare il problema.

In effetti, alcuni risultati incoraggianti sono stati raggiunti e meritano di essere menzionati: la Working Definition of Antisemitism, così come formulata e adottata dai 31 stati membri dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) nel 2016, è stata adottata da più paesi nel 2018. L’Unione si è unita all’IHRA, perciò i suoi 28 stati membri si sono impegnati ad adottarla. Non è un documento legalmente vincolante, ma è stato riconosciuto non solo come uno strumento utile per l’addestramento della polizia e per i tribunali, ma è diventato uno standard di valori e un test di condotta nella lotta contro l’antisemitismo e l’antisionismo radicale .

Le università di Vienna, New York e Tel Aviv hanno organizzato a febbraio una conferenza su larga scala, supportata dal Dr. Moshe Kantor e dall’EJC (the European Jewish Congress) e intitolata “An End to Antisemitism.” Ha dato luogo a un catalogo completo di politiche e modi per combattere l’antisemitismo, presentato ai partecipanti alle conferenze tenutesi a novembre da parte della UE e della sua presidenza. Queste conferenze hanno portato a un impegno storico, emesso dall’UE, a sviluppare una strategia globale nella lotta contro l’antisemitismo, ad adottare la WDA e garantire le comunità ebraiche mettendo a disposizione budget adeguati. A seguito di questo impegno, l’UE ha istituito un gruppo di lavoro composto da inviati speciali per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo, che saranno gradualmente incaricati nei vari paesi. Più recentemente il presidente Trump ha nominato l’avvocato Elan Carr per il  posto che era vacante da due anni

I passi, soprattutto quelli legali, si sono dimostrati utili contro il movimento BDS, che nonostante la sua rumorosa presenza nei media, negli eventi culturali e nei campus, ha subito una serie di battute d’arresto nel 2018. Nei campus degli Stati Uniti, dove le molestie anti-sioniste allo studente ebreo sono aumentate del 66 % dal 2017, il movimento BDS ha ripercussioni sulla vita accademica e sociale (vedere di più nella nostra analisi BDS e nel rapporto dei campus americani).

Tuttavia, politici, attivisti e ricercatori dubitano che queste attività abbiano un effetto sull’aggravarsi del fenomeno. Sembra che gli sforzi lodevoli e ben intenzionati di autorità e leader per contrastare l’antisemitismo non incontrino ancora la strada e le reti sociali, dove l’antisemitismo prospera, e la domanda è quando e se i molti e positivi sforzi avranno effettivamente un effetto sul deterioramento della situazione.

Le tendenze sono chiare, tuttavia la domanda è: Perché, perché le manifestazioni antisemite aumentano e perché ora? – Inutile dire che ogni paese e ogni regione ha le sue caratteristiche diverse che sono fonte di un antisemitismo locale distinto e che sono presentate più avanti, nei rapporti nazionali. Tuttavia, vorremmo offrire alcune risposte e individuare una serie di motivi generali:

  • Crescente ignoranza, diminuzione dell’impegno: l’esplosione di informazioni, in ogni aspetto della vita, specialmente nei social network, in un momento di instabilità politica ed economica, in cui le persone desiderano una spiegazione, e tanto più le giovani generazioni, portano a delle convinzioni superficiali e preconfezionate. La storia del popolo ebraico e della sua cultura; gli strati di antisemitismo accumulati nei secoli; la seconda guerra mondiale, il regime nazista e l’Olocausto; il complicato complesso chiamato Medio Oriente; la realtà in Israele – sono tutte questioni impegnative. Nel 2019, quasi 75 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, un numero crescente dell’attuale terza generazione si sente libero dall’impegno di conoscere, ricordare ed espiare per gli errori passati. Sono liberi dal peso che ha gettato un’ombra sulle generazioni precedenti riguardo la condizione degli ebrei.

  • Mentre cercava le ragioni profonde dell’ondata di antisemitismo mondiale, il professore di diritto Alan Dershowitz ha considerato identici l’antisemitismo e l’antisionismo di oggi e l’assassinio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, guidato dai tedeschi ma appoggiato dalla maggioranza delle società europee o di parti al loro interno. Lo stesso odio irrazionale che persisteva negli anni ’30 e ’40 è ora la fonte di un nuovo antisemitismo, avverte, perché la presenza ebraica di oggi, specialmente in Europa, è un costante richiamo per la generazione dei nipoti sui peccati dei loro antenati.Il suo avvertimento ha ricevuto ampia attenzione, ma gradiremmo come storici, sottolineare che ogni periodo ha le sue proprie caratteristiche distinte, e gli anni Trenta e Quaranta non sono paragonabili ai nostri tempi.

La sua analisi tocca una ragione ben radicata per la presenza dell’ antisemitismo classico e degli stereotipi: il rafforzamento dell’antigiudaismo classico è profondamente radicato nella cultura europea e riappare in tempi di crisi. Per svariati decenni gli ebrei sono stati considerati le vere vittime, specialmente dopo l’Olocausto, ma con l’intensificazione del conflitto israelo-palestinese e la forza di Israele come stato, il loro status è stato trasferito ai palestinesi. Essi ora sono visti come i nuovi ebrei, i martiri, che soffrono quanto  Gesù ha sofferto.

Gli ebrei, d’altro canto, venivano percepiti come gli anti-Cristo, e gli israeliani sono paragonati al peggiore male del nostro tempo: ai nazisti e, più recentemente, anche all’ISIS. Di conseguenza, una serie di caricature ritrae i palestinesi sanguinanti sulle croci e  israeliani crudeli tipo Stuermer che li sottomettono.

La figura dell’ebreo post-Olocausto accentua il rafforzamento dell’antisemitismo classico: è lo stesso ebreo – avido (di rimborsi), straniero e dalla doppia lealtà (che sostiene un altro paese), egoista e tribale (si occupa prima di tutto del suo e degli interessi dei suoi  correligionari), assetato di soldi e di potere (cospira contro il mondo non ebraico). Non c’è da stupirsi che il termine “ebreo” sia diventato un soprannome dispregiativo in molti paesi e lingue. L’antisemitismo classico prospera quando il fattore religioso motiva conflitti, come è evidente in alcuni dei conflitti che coinvolgono i musulmani oppure quando la chiesa riguadagna terreno nell’era post-comunista.

  • Queste spiegazioni sono radicate nella storia e nella tradizione, eppure l’arena politica contemporanea non è meno feconda per la crescita dell’antisemitismo. Le crisi delle democrazie, che sono state il tradizionale baluardo dei diritti umani e delle minoranze, si sono intensificate nel 2018 e all’inizio del 2019; crescente incertezza economica; questioni di identità nazionale; la fusione tra ideologie e movimenti, tra cui anche un movimento di donne di sinistra con un gruppo islamista, sono tutti elementi chiave per la comprensione dell’antisemitismo contemporaneo.

I partiti e i movimenti di destra hanno acquisito maggiore impatto politico e sostegno pubblico a causa dell’emergenza immigrazione. Considerano gli ebrei dei cosmopoliti agenti stranieri che costituiscono una minaccia per l’identità nazionale locale, e continuano ad accusarli di essere la forza trainante dell’arrivo degli immigrati in Europa. I governi dell’Europa orientale, in particolare la Polonia, l’Ungheria e la Lituania, continuano a promuovere con forza una favorevole narrazione storico-nazionale, secondo la quale la loro popolazione non ha mai cooperato con l’occupante tedesco durante la seconda guerra mondiale. Al contrario, erano preda della crudeltà tedesca e offrivano il proprio aiuto alle altre vittime, i loro simili ebrei. Questa morale nazionale è fonte di costante conflitto con le comunità ebraiche locali che, cercando di chiarire le cose, sono accusate di incentivare una narrazione distorta, gonfiando costantemente il senso di colpa dei loro vicini. Nell’Europa orientale, la violenza antisemita arriva in piccoli numeri, ma prospera nelle reti sociali, ad esempio in Russia, dove sono diffuse le classiche accuse antisemite contro gli ebrei; gli ebrei sono costantemente rappresentati come un fattore negativo, e l’antisemitismo è usato come strumento politico, in particolare nelle campagne elettorali e nei conflitti, come in Crimea e in Ucraina.

Nei paesi occidentali, dove sia la democrazia sia il capitalismo si sono rivelati discutibili, l’estrema sinistra considera il presunto potere mondiale degli ebrei come responsabile dei fallimenti dell’economia globale. Gli ebrei sono accusati della globalizzazione che accresce le incertezze economiche e l’ansia dell’uomo della strada di essere lasciato da solo a fronteggiare poteri che non è in grado di identificare o controllare. Inoltre, in entrambe le parti del continente europeo, così come in altre parti del mondo, gli ebrei e in particolare le comunità ebraiche, sono percepiti come immuni dalle crisi economiche e non influenzati da esse. Essi sono percepiti come ben organizzati, un popolo che sa come tirare i fili politici a suo favore.

Diversi attuali sviluppi politici in tutto il mondo convergono e hanno un impatto cruciale sull’aumento dell’antisemitismo:

  • La Brexit, che polarizza la società e la politica britannica, e le sue ripercussioni nel partito laburista, il cui leader esprime virulente opinioni antisemite, mascherate da antisionismo. Per la prima volta nella loro lunga storia gli ebrei britannici, che sentono di aver perso la loro casa politica, mettono in dubbio il loro futuro in Gran Bretagna.

  • L’aggravamento della crisi sociale ed economica in Francia, dove decine di migliaia di manifestanti, soprannominati Gilets Jaunes, sono scesi in piazza a novembre, consentendo agli antisemiti e agli anarchici di venire alla ribalta; la presenza di un forte partito di estrema destra, unita a una forte presenza di immigrati provenienti da paesi musulmani, la maggior parte dei quali non integrati, mentre gli ebrei sono fonte di invidia, minano la sicurezza della comunità ebraica.

  • La crescente frattura tra i due maggiori partiti negli Stati Uniti, in cui l’atteggiamento nei confronti di Israele e degli ebrei gioca un ruolo importante; la difficile scelta che devono fare gli studenti ebrei, tra manifestare la loro identità nazionale e il sostegno a Israele, e il loro desiderio di essere parte dell’ambiente che li critica per questo; la presenza di gruppi di estrema destra, e gli attacchi violenti che hanno perpetrato, sono fonte di grave preoccupazione e incertezza tra gli ebrei.

  • L’opposizione alla politica di immigrazione di Angela Merkel mina la stabilità, rafforza l’estrema destra, che si nutre della paura e delle preoccupazioni economiche che l’immigrazione evoca, e solleva la questione se l’antisemitismo tra i nuovi arrivati abbia potenziato le tendenze antisemite generali.

I nuovi arrivati da paesi con mentalità da antisemitismo classico costituiscono una minaccia, e le indagini mostrano che il livello di antisemitismo tra la popolazione musulmana è più alto che nella società generale. Ciò è stato evidente in Germania, ad esempio. Tuttavia, non è ancora chiaro se dopo essersi  abituati al loro nuovo ambiente e dopo essersi uniti ai primi immigrati, si sono anche impegnati in attività antisemite. Questo dibattito prevede una serie di affermazioni: nei luoghi in cui l’antisemitismo è punibile, o almeno non politicamente corretto, i nuovi arrivati si astengono dall’impegnarsi in attività illecite; e d’altra parte, più la presenza musulmana guadagna terreno nella società, nei media e nella politica dell’Europa occidentale, più influenza le culture locali “nello sbloccare le tendenze antisemite”, come accade nel partito laburista nel Regno Unito, ed espresse dai neoeletti membri del Congresso Musulmano  degli Stati Uniti.

Altre due considerazioni per concludere la risposta alla domanda PERCHE’: in primo luogo, anche in una questione come l’antisemitismo, ci sono forme e mode. La pubblicità e l’attenzione ad una strage , la profanazione su larga scala di un antico cimitero, il dare a fuoco una sinagoga, incoraggiano seguaci e imitatori. Uno sviluppo correlato è la natura del dibattito pubblico politico e sociale, che sta subendo un processo

di polarizzazione e radicalizzazione, riflesso nei media e nell’opinione pubblica e ancor più nei social network, dove l’anonimato consente espressioni e reazioni incontrollate. Inoltre, indipendentemente da numeri e statistiche, la lingua e le immagini utilizzate dai bigotti, sono diventate più audaci e sfrontate, creando un’atmosfera pubblica in cui linguaggio ed espressioni estreme sono diventati la norma.

Inutile dire che l’arena politica, dove i leader usano apertamente i temi antisemiti in base alle loro esigenze, specialmente durante le campagne elettorali, e l’attivismo antisemita radicalizzante, si alimentano a vicenda. E secondo: l’antisemitismo è in aumento, anche senza scontri Israele-Palestina-Gaza. Suggeriamo di riconsiderare la tradizionale individuazione di tali scontri come diretto innesco dell’aumento dell’antisemitismo. Le manifestazioni antisemite aumentano, evidentemente, per altri motivi, come abbiamo cercato di spiegare.

Noi, il team del Kantor Center, lanciamo un suggerimento: dobbiamo dare un senso della misura, certamente non sottovalutando la situazione, tuttavia non gonfiandola troppo. Guardiamoci intorno e cooperiamo con altri gruppi e minoranze discriminate. I gruppi estremisti coltivano l’odio contro chiunque non segua le loro opinioni, non solo contro gli ebrei; il numero di crimini d’odio contro gli “altri” supera di gran lunga quello diretto contro gli ebrei. Ad esempio, negli ultimi anni in Nigeria migliaia di cristiani sono stati attaccati e uccisi e in Francia sono state profanate centinaia di chiese. Cerchiamo di porgere agli altri una mano amichevole.