13 Luglio 2026

Trieste, estremisti pro pal gridano minacce contro i “sionisti”

Resistere all’odio, una testimonianza

Israele è occupata a smantellare tunnel pieni di armi e terroristi in Libano e a Gaza, è alle prese con con i coloni nella West Bank e soprattutto, purtroppo, e occupata con le nuove elezioni. Non smette un attimo di combattere, di difendere, di continuare la ricerca nelle università, l’educazione e il recupero per schiere di bambini, giovani, soldati e anziani in trauma e post trauma.
Nel frattempo Hamas, Iran e Qatar applicano tutte le loro energie (che sono tante, purtroppo) per continuare ad attaccare, con tutti i mezzi e i fondi, su tutti i fronti e soprattutto in quello invincibile della propaganda. Una macchina perfetta, una piovra con migliaia di tentacoli che entra in tv, su Instagram, su Tik Tok, su tutti i media e social media, in ogni casa, sugli stipiti delle porte e sui muri delle città d’Europa.
“Via i sionisti da Trieste, via i sionisti dall’Italia, via i sionisti dalla Palestina, via i sionisti dal mondo” è l’ultimo post che ho visto alla fermata dell’autobus, a Trieste, regale e avvolgente città, dove si è svolto il convegno “Italia e Israele una nello sguardo dell’altra”. Mentre all’entrata del Palazzo della Regione di Piazza Unità di Italia, una schiera di indemoniati con le bandiere di Hamas gridavano slogan come “Assassini”, “Free Free Palestine” e “Dal Fiume al mare” davanti a un drappello di polizia e carabinieri che facevano da cordone per bloccare le eventuali violenze, nello scintillante salone del palazzo si susseguivano i discorsi di chi riesce a essere ancora lucido davanti ai “bombardamenti” in tv e alle notizie a senso unico contro Israele e contro gli ebrei in questo rigurgito lancinante di antisemitismo, per legittimare il diritto alla difesa di Israele, ricordando le atrocità del 7 ottobre, i morti, i feriti, i mutilati di questa guerra non voluta e piombata sui cittadini israeliani nel culmine dei Patti di Abramo.
Davanti al balcone dal quale Mussolini nel 1938 annunciò le leggi razziali contro gli ebrei, e dove appare l’iscrizione “Mai più” al centro della piazza, all’ora di caldo gli scalmanati schiamazzanti se ne sono andati a riposare per tornare freschi e vigorosi al calar del sole quando è iniziato il concerto klezmer nella Piazza del Teatro dell’Opera, dove tutte le sedie erano piene e gli spettatori battevano le mani al ritmo travolgente della fisarmonica e del clarinetto. Nessuno spettatore se ne è andato, sono rimasti fino alla fine del concerto.
«Noi triestini non abbiamo paura del branco, abbiamo le nostre teste per distinguere cosa è bene e cosa è male», ci dicono. Al convegno noi israeliani abbiamo raccontato dell’ambiziosa opera di ricostruzione della fiducia nel campo educativo con i bambini e i giovani, della sensazione che si prova quando parte la sirena, delle corse al mamad, la camera blindata, degli sforzi per rimanere lucidi e sani sotto ai missili, ai droni e le lotte interne in Israele. Abbiamo parlato delle violenze, mai mostrate al pubblico, filmate e perpetrate da Hamas nel sud d’Israele, nel festival Nova, dei suicidi, delle evacuazioni di 180mila abitanti dalle case di confine e del difficile ritorno. Degli spettacoli, delle nuove canzoni e delle mostre di arte sulla speranza e sull’intento profondo di non arrendersi davanti a chi cerca – di nuovo – di cancellarci, di confondere la Storia sconvolgendo il senso delle parole e di termini coniati per descrivere gli orrori dell’umanità. Ma noi non siamo più alberi, non siamo più solo rami, né solo fiori o frutti. Nel corso dei secoli, nel travaglio e nello studio, nella fede e e nel dolore, ci siamo trasformati in radici che si estendono in profondità da un polo all’altro della Terra, da un mare all’altro, da un monte a una collina. E il nostro spirito è diventato forte, saldo e soprattutto indistruttibile.

di Angelica Edna Calò Livne