28 Aprile 2026

Milano, intervento del generale Pasquale Angelosanto , Coordinatore Nazionale per la Lotta contro l’antisemitismo, al convegno OSCAD “Le vittime dell’odio”

Fonte:

Coordinamento Nazionale per la Lotta contro l’antisemitismo

Autore:

Pasquale Angelosanto

INTERVENTO DI SALUTO DEL COORDINATORE NAZIONALE PER LA LOTTA ALL’ANTISEMITISMO CONVEGNO SULLE VITTIME DELL’ODIO

Buongiorno, saluto la Signora Senatrice Liliana Segre, il signor Ministro dell’Interno, [Prefetto Matteo Piantedosi], il Presidente del Memoriale della Shoah, [Roberto Jarach], tutte le autorità intervenute e i cittadini presenti, e ringrazio il Vice Capo della Polizia, Prefetto Raffaele Grassi, presidente dell’OSCAD, per il cortese invito che mi ha rivolto a intervenire a questo evento.
Nel mio indirizzo di saluto portato in questa sede l’8 aprile dello scorso anno avevo rappresentato l’importante risultato conseguito con la presentazione della Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo, resa possibile grazie al proficuo impegno del Gruppo di lavoro da me presieduto e coordinato, Strategia oggi in piena fase attuativa, con molti degli obiettivi già raggiunti e tanti altri avviati e prossimi al conseguimento, e colgo questa occasione per ringraziare – ancora una volta – i componenti del Gruppo di lavoro qui presenti, tra cui il Presidente e il Direttore generale del CDEC, Professori Giorgio Sacerdoti e Gadi Luzzatto Voghera, e la dottoressa Francesca Romana Capaldo, Capo della Segreteria di OSCAD.
Dalla prima analisi di scenario elaborata dall’ufficio del Coordinatore, in attuazione alla prima Linea strategica, emerge come il contesto italiano risulti fortemente influenzato dal conflitto mediorientale e veda un preoccupante aumento delle aggressioni fisiche, perpetrate principalmente da cittadini di fede islamica, anche registratesi in ambiti riconducibili all’antagonismo polarizzato dalle tematiche pro-Palestina. Emblematici risultano due episodi avvenuti di recente: a) il 13 aprile, a Venezia, presso il centro religioso ebraico Chabad e un ristorante kosher, si è verificato il furto delle Mezuzot, oggetto liturgico ebraico solitamente esposto sulle porte esterne delle abitazioni e dei luoghi ebraici; b) il 19 aprile, a Roma, in viale Marconi, quartiere ad elevata presenza ebraica, un uomo, mentre passeggiava con la moglie e la figlia, riconosciuto come ebreo poiché indossava la kippah, è stato aggredito in strada da più persone, presumibilmente di origine nordafricana.
Inoltre, la preoccupante crescita delle azioni discriminatorie ci dimostra come il fenomeno antisemita non abbia perso virulenza e anzi ritengo che certe ostentate condotte in danno di cittadini ebrei possano perdurare o finanche manifestarsi con più elevata intensità.
Riguardo allo scenario, in Europa [Gran Bretagna e Germania] e in ambito extra europeo [Australia e Stati Uniti] si sono registrati gravi attentati terroristici in danno di persone e comunità ebraiche, che hanno determinato – anche nel nostro Paese – un innalzamento della percezione della minaccia, talché oggi “la sicurezza è la principale preoccupazione per le comunità ebraiche in Europa”, come affermato dalla Coordinatrice europea per il contrasto all’antisemitismo, in occasione dell’VIII riunione del gruppo di lavoro sull’attuazione della strategia europea tenutasi a Bruxelles il 13 e 14 gennaio scorsi.
Parlare di odio significa, prima di tutto, riconoscerne l’impatto concreto sulle persone: sulle loro vite, sulla loro sicurezza, sulla loro dignità. Dietro ogni episodio di antisemitismo, come dietro ogni crimine d’odio, vi sono storie individuali segnate da esclusione, paura e, talvolta, violenza. Per questa ragione, l’antisemitismo costituisce un chiaro segnale d’allarme: laddove esso si diffonde o finanche si normalizza, l’intero sistema dei diritti e delle libertà risulta più vulnerabile. La sua prevenzione e il suo contrasto diventano quindi indicatori della capacità dello Stato di tutelare i diritti umani nella loro universalità, come afferma la dichiarazione dell’ONU del 1948. Contrastarlo significa non solo proteggere le comunità ebraiche, ma difendere i valori fondamentali su cui si fonda la convivenza civile. Del resto, l’uguaglianza e la non discriminazione sono a fondamento e garanzia della nostra società e trovano la loro base giuridica nella Costituzione, nella legislazione nazionale e in quella europea e nelle convenzioni internazionali.
Da ciò deriva la constatazione che la lotta contro l’antisemitismo è intrinsecamente connessa alla difesa dei diritti umani. Non esiste una gerarchia tra le discriminazioni: ogni forma di odio che colpisce una persona per la sua identità – religiosa, etnica, culturale o di altro tipo – rappresenta una violazione dei principi fondamentali di uguaglianza e dignità. Tuttavia, l’antisemitismo, per la sua storia e la sua capacità di adattamento, richiede una particolare e specifica attenzione, perché racchiude in sé – in un’aberrante sintesi – molte delle forme discriminatorie.
Questa consapevolezza è condivisa anche a livello internazionale. L’azione di organismi come l’OSCE e del suo Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) testimonia come il contrasto all’antisemitismo e ai crimini d’odio sia parte integrante delle politiche di promozione dei diritti fondamentali.
Il 9 e il 10 febbraio scorsi, a San Gallo in Svizzera, si è tenuta la conferenza dell’OSCE sul tema «lotta all’antisemitismo: affrontare le sfide dell’intolleranza e della discriminazione», alla quale ho partecipato. È stata un’occasione importante per rafforzare la cooperazione tra gli Stati partecipanti al fine di tradurre gli impegni nel tempo assunti in azioni politiche coordinate e concrete.
Infatti, la lotta contro l’antisemitismo richiede un approccio integrato delle azioni praticabili, che coinvolga l’educazione, la formazione, la comunicazione e la memoria. La prevenzione passa attraverso la capacità di riconoscere e decostruire stereotipi e pregiudizi, promuovendo una cultura del “rispetto” e dell’inclusione.
Con una certa soddisfazione posso affermare che alcune delle azioni realizzate nell’ambito della Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo vanno proprio in questa direzione. Il 24 aprile, pochi giorni fa, è stato sottoscritto il Protocollo per la lotta contro l’antisemitismo dal Ministro per lo Sport e i giovani, i Presidenti del Coni e del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e il Coordinatore nazionale1. Si tratta di un traguardo importante, perché lo sport, attraverso le sue numerose organizzazioni professionistiche e dilettantistiche, diviene uno dei più efficaci veicoli per diffondere nella società e soprattutto tra i giovani il messaggio del “rispetto” per l’altro, contro ogni forma di discriminazione e contro l’antisemitismo in particolare. L’impegno profuso in questo settore ci rassegna un quadro confortante, che ci incoraggia, in quanto la galassia delle tifoserie calcistiche sembra aver ridotto la carica antisemita e ciò è ascrivibile sia all’azione di prevenzione, con il coinvolgimento degli attori istituzionali interessati, sia all’impegno mirato e continuo delle Forze di polizia e delle autorità nazionale e provinciali di pubblica sicurezza, anche se ciò non deve far calare l’attenzione.
Dunque, difendere i diritti umani significa saper riconoscere e contrastare ogni forma di odio, a partire da quelle più radicate e insidiose. L’antisemitismo, per la sua storia e per la sua persistenza, ci ricorda quanto sia fragile il confine tra convivenza e discriminazione, tra “rispetto” e violenza.
Il nostro compito, allora, è quello di rafforzare questo confine, rendendolo sempre più solido attraverso l’impegno quotidiano, la cooperazione e la responsabilità condivisa. Solo così potremo costruire una società in cui la dignità di ogni persona sia realmente tutelata e in cui i diritti umani non siano soltanto affermati, ma pienamente realizzati.
Grazie per la Vostra attenzione e Vi auguro buon lavoro.

Milano, 28 aprile 2026
Il Coordinatore nazionale
Cons. Pasquale Angelosanto