2 Ottobre 2012

Shlomo Venezia, i neonazisti di “Stormfront” inneggiano alla sua morte

Fonte:

www.huffingtonpost.it

Il giorno dopo la morte di Shlomo Venezia, unico sopravvissuto italiano del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, i neonazisti e i negazionisti “esultano”. Lo fanno sul principale forum italiano “dell’orgoglio bianco”, quello Stormfront divenuto negli anni un ricettacolo di insulti razzisti, antisemiti e omofobi, contro personaggi più o meno noti. I suoi iscritti fanno parte di formazioni di estrema destra – ci sono naziskin ma anche iscritti a Forza Nuova. Stavolta non risparmiano Venezia, da sempre oggetto di attacchi dei nazisti, perché la sua testimonianza della Shoah e dell’orrore dei campi di sterminio hanno rappresentato (e continueranno a farlo) un’arma imbattibile nello sconfessare le bugie negazioniste di cui si nutre il forum. Per questo la sua morte viene salutata con affermazioni che offendono la sua memoria e di quanti hanno vissuto in prima persona il folle piano nazista di sterminio del popolo ebraico.

“Un falsario in meno”, è il commento di un utente che si firma Neocrack, mentre “cangrande della scala” scrive: “Cento di questi giorni”. Biomirko, firma storica del forum, militante di Forza Nuova e autore di un documentario negazionista diffuso sul web (dal titolo “Wissen macht Frei”), sentenzia: “E’ morto Pinocchio… lunga vita a Pinocchio! Perché tanto lo manterranno in vita con i suoi racconti, il suo libraccio, le sue testimonianze registrate”. “Godo, prima o poi creperanno tutti i fantomatici sopravvissuti”, è l’insulto di “Europeanwhite”.

Il forum, i cui server si trovano in America, in Florida, è da tempo oggetto di indagini da parte della polizia postale italiana. Le inchieste – con tanto di richieste di rogatorie internazionali – sono scaturite da una serie di denunce presentate, ad esempio, dal presidente della comunità ebraica di Roma (Riccardo Pacifici), o dalle personalità ebraiche i cui nomi sono stati inserite in alcune blacklist. Ma i suoi utenti continuano a sfidare le leggi italiane – nello specifico quella Mancino – convinti di essere protetti da un anonimato che sembrerebbe garantire loro una sostanziale impunità.