14 Giugno 2017

La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano CDEC Onlus, con la collaborazione del Comune di Milano, ha presentato oggi 14 giugno nella Sala Alessi di Palazzo Marino nel capoluogo lombardo il Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia 2016

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Fonte:

www.mosaico-cem

Autore:

Ilaria Ester Ramazzotti

Rapporto Cdec: nel 2016 antisemitismo in Italia sempre più sdoganato in teorie complottistiche, stereotipi e antisionismo

Cancro sempre attuale, seppur veicolato nel corso del tempo attraverso differenti media, l’antisemitismo è vivo e lancia segnali inquietanti. La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (Cdec), con la collaborazione del Comune di Milano, ha presentato oggi 14 giugno nella Sala Alessi di Palazzo Marino nel capoluogo lombardo il Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia 2016, frutto del monitoraggio delle fonti giornalistiche, dei social media e delle segnalazioni provenienti dal territorio. Il lavoro, a cura dell’Osservatorio antisemitismo del Cdec, registra e analizza le manifestazioni antisemite legate alla realtà italiana.

Alla conferenza hanno partecipato Giorgio Mortara, vice-presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei), il Presidente della Fondazione Cdec Giorgio Sacerdoti, il direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera, la responsabile dell’Osservatorio antisemitismo Betti Guetta, il presidente del Consiglio comunale di Milano Lamberto Bertolé e la consigliera comunale e presidente della commissione Pari opportunità Diana De Marchi.

Il deterioramento del linguaggio e del discorso pubblico fra stereotipi, violenza e banalizzazione

La banalizzazione dalla Shoah, per non dire il negazionismo, una minore cultura del rispetto della memoria ebraica, il pregiudizio ideologico o politico verso gli ebrei o più di frequente verso Israele, insieme a vecchi luoghi comuni ancora in voga, sono tutti elementi che disegnano un panorama preoccupante, spesso acceso da un uso poco controllabile dei social network. Ma non solo. Un certo ‘sdoganamento’ dell’antisemitismo, varie dichiarazioni complottiste e stereotipi antisemiti, continuano a essere una realtà nei discorsi privati, pubblici e politici, anche sulla stampa.

“Lavoriamo molto sul tema della Memoria”, ha detto Lamberto Bertolè, sottolineando tuttavia “l’importanza del lavoro e dell’attenzione verso fenomeni che possono sembrare marginali, superficiali o banali” laddove “la banalizzazione è pericolosa soprattutto per i giovani che non conoscono certi simboli, soprattutto quelli del passato che non deve tornare”.  Senza dimenticare che “la ricerca di capri espiatori è una costante storica ancora diffusa”.

“L’antisemitismo è una minaccia per tutta società, non solo per gli ebrei”, e se certi “comportamenti minano la democrazia, l’antisemitismo cambia volto, ma si ripresenta”, ha sottolineato Giorgio Mortara, riportando altresì un comunicato della presidente della presidente dell’Ucei Noemi Di Segni sul report del Cedec: si diffondono soprattutto online profili e gruppi che propagandano teorie stereotipate sui poteri forti e sulle banche che resuscitano ombre buie del passato. Allo stesso modo, ha continuato Mortara, la critica alla Stato di Israele può essere legittima se espressa in forme democratiche, seppur aspre, ma non è accettabile se riferisce teorie di distruzione di uno Stato e del suo popolo, ricordando anche che, come dice il rabbino Jonathan Sacks, “l’odio che inizia con gli ebrei non finisce mai con gli ebrei”.

Centrali sono quindi il monitoraggio e la cultura della comunicazione. Gadi Luzzatto Voghera, ha spiegato a proposito che “dalle stanze di Bruxelles non si invita a procedere verso interventi di natura legislativa, ma si spinge perché i diversi Parlamenti nazionali istituiscano degli uffici di coordinamento alla lotta contro l’antisemitismo e istruiscano il mondo della comunicazione spingendolo a correggere eventuali linguaggi non accettabili”.

“Il Cdec è impegnato su più fronti ed è a una svolta importante – ha poi comunicato Giorgio Sacerdoti -: si trasferisce in un locale del Memoriale della Shoah vicino alla stazione centrale, un locale dato in comodato e funzionale alla nostra biblioteca, con più facilità di accesso per il pubblico, anche in seguito a un finanziamento della Regione”, e lascerà così la storica sede di via Eupilli.

La consigliera De Marchi ha poi evidenziato “la volontà di costruire insieme percorsi articolati e che la mancanza di rispetto nel linguaggio, soprattutto nel web, è fondamentale perché da ciò nascono le violenze.  Le donne ne sono ancora il primo obiettivo – ha detto -, e come insegnante vedo la mancanza di consapevolezza sull’utilizzo di certi termini”. L’impegno è quindi di contrastare violenza a tutti i livelli. “Il Comune di Milano promuoverà inoltre una ricerca per capire quanti degli impiegati erano stati licenziati a causo delle leggi razziali del ‘38”.

Il Rapporto sull’antisemitismo in Italia 2016

Non è da sottovalutare che “l’hate speach sulla rete è in correlazione con la vita reale, poiché web e vita reale sono mondi che comunicano, e l’antisemitismo non è avulso dalla realtà – ha spigato Betti Guetta -. Le espressioni di antisemitismo su Internet sono in crescita, come dimostra il linguaggio offensivo, brutale, violento; aumentano i profili e i gruppi antisemiti su Facebook. Il radicalismo di destra e i gruppi di estrema sinistra sono i più attivi. Materiale antisemita continua a essere pubblicato o messo in rete con poche o nessuna conseguenza – sottolinea -, poiché è difficile monitorare le piattaforme dei social media e sono i pochi mezzi legali per affrontare insulti e stereotipi che liberamente corrono nel web. Così negazione e minimizzazione della Shoah sono sempre più frequenti e manifesti”.

“In Italia si verificano pochi atti di violenza fisica, ma abbiamo registrato 130 episodi antisemiti fra offese, insulti e vandalismo che aumentano in concomitanza di ricorrenze come il Giorno memoria o la Giornata cultura ebraica”, ha aggiunto.

Tendenze antisemite, sviluppatesi nel contesto sociale attualmente legato a preoccupazione, paura e sfiducia, si svelano anche attraverso i numeri: nel 2016, con contenuto antisemita, sono stati pubblicati 44 libri e sono stati contati 300 siti web, 160 profili di singoli e 50 gruppi sui social network. Gli interventi del movimento Bds sono stai infine più numerosi rispetto all’anno precedente, sia in internet che come propaganda universitaria e mediatica.

Si registra in particolare un progressivo deterioramento del discorso pubblico su ebrei, ebraismo, Shoah e Stato d’Israele che coinvolge non solo estremisti e ignoranti, ma intellettuali, docenti universitari, giornalisti, rappresentanti politici.