7 Giugno 2018

Attacchi antisemiti contro Liliana Segre dopo il suo discorso al Senato

Fonte:

Segnalazione

«I campi di sterminio sono una fandonia, come l’11 settembre»

La neosenatrice a vita Liliana Segre, il 6 giugno scorso durante la discussione al Senato precedente il voto di fiducia al nuovo governo, ha pronunciato il suo primo discorso in aula, nel corso del quale ha ricordato l’infanzia passata nel campo di sterminio di Auschwitz chiosando: «Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica stia pensando a leggi speciali contro le popolazioni nomadi, se accadrà mi opporrò con tutte le mie forze». L’intervento di Liliana Segre è stato accolto da un largo consenso da parte di Palazzo Madama, ed ampiamente elogiato da tutti i principali mezzi di comunicazione, però è stato anche oggetto di una serie di offese antisemite, massimamente espresse attraverso internet.

Gli articoli online dedicati al discorso di Liliana Segre nei siti web dei principali quotidiani nazionali, sono stati spesso commentati in chiave antisemita ed “anti-casta”: la senatrice viene dipinta come una persona “ricca ed arrogante”, “comunista”, “buonista”, membro della “casta”, “elitaria”, “radical chic”, sensibile quindi alle esigenze di “zingari” ed immigrati ma incapace di comprendere quelle della “gente comune”, degli “italiani veri”, gruppo a cui lei non apparterrebbe, numerose  le invettive demagogiche : “porti a casa sua gli zingari”, “se li porti a casa sua, gli dia da mangiare” ,“dia il suo stipendio di senatrice a vita ai bambini rom”, etc .

Contro Liliana Segre vengono riversati insulti (“ignorante”, “falsa”, “cara Segre lei è una vergogna”), dileggi per l’età (“matusalemme”), ed anche la sua detenzione ad Auschwitz  viene bersagliata con ironie, sarcasmi e banalizzazioni.

I commenti degli utenti sui quotidiani digitali (come spesso accade anche in altre situazioni) prescindono dal contenuto del discorso della senatrice, che viene usato come mero espediente per riversare odio antisemita ed attingere alle più viete stereotipizzazioni contro gli ebrei, ad esempio la Segre viene inglobata in una fantomatica casta elitaria e, in quanto ebrea,  etichettata come una “sionista” che strumentalizza la sua passata sofferenza nei campi di sterminio per giustificare il “genocidio in atto”, e la “pulizia etnica” dei palestinesi, di cui in ogni caso sarebbe corresponsabile, le vengono  perciò rivolti inviti ad esprimersi a proposito “dei campi profughi palestinesi e dell’atteggiamento degli ebrei nei loro confronti”, della quotidiana “mattanza di bambini da parte degli ebrei”, e che “se proprio ai nostri giorni possiamo fare un accostamento con i campi di sterminio nazisti, occorre andare in Palestina”.

Gli episodi di antisemitismo più diretti ed espliciti emergono dai principali social networks (Facebook, Twitter, VK), dove haters abituali, ma anche utenti non adusi alle polemiche contro gli ebrei, attaccano Liliana Segre, anche postando fotomontaggi (i cosiddetti meme) offensivi.