27 Gennaio 2024

Antigiudaismo, riproposto il mito del “Beato Lorenzino martirizzato dai giudei”

Luogo:

Marostica (VI)

Fonte:

Segnalazione

La leggenda nera anti ebraica che fatica ad essere cancellata

Un libro dà il «bentornato» al Beato Lorenzino da Marostica «ucciso dai perfidi giudei» alla fine del Quattrocento

Ma dai: un «bentornato» così festoso al Lorenzino da Marostica e cioè alla leggenda nera del bimbo ucciso alla fine del ‘400 dai «perfidi giudei» per bere il suo sangue? Ancora? Sette decenni dopo l’Olocausto figlio anche di quei pregiudizi infami e alla vigilia del Giorno della Memoria? Eppure questo era il titolo scelto dal Comune di Marostica e dalla Fondazione Banca Popolare Volksbank per ospitare solennemente nella «Sala del buon governo» del più bel palazzo cittadino la presentazione del libro «I Sossa e il Beato Lorenzino dai documenti d’archivio». Dove Stefano Zulian, «artigiano panettiere» di mestiere (sic), scacchista per passione e storico per diletto, punta al bersaglio grosso: poiché gli storici dubitano della leggenda a partire perfino dall’esistenza di una famiglia col cognome del fanciullo, voilà: quel cognome esisteva. Dunque… Dunque niente, spiega la storica Renata Segre, autrice del Preludio al Ghetto di Venezia. Gli ebrei sotto i dogi (1250-1516), 620 pagine e centinaia di note edito da Ca’ Foscari: «Sono solo fanfaluche. Figlie d’una guerra per bande locale. Tant’è che nel 1503, otto anni dopo il fattaccio denunciato, i giudici della Serenissima chiusero la pratica («causa […] de persona illius pueri, comperti mortui in territorio illo Marostice, cum suspiceretur quod fuisset martirizatus a iudeis») senza neppure aprire il processo…» Cosa che lo stesso editore del libro appena uscito, Attilio Fraccaro, non contesta: «Diciamo che i veneziani avevan sempre bisogno di soldi e hanno detto agli ebrei “sappiamo che non siete stati voi però o ci date i soldi o facciamo scoppiare un casino”…» Quindi quello appena uscito non è un libro anti-ebraico… «Diciamo che non è ebraico. Non è israeliano, diciamo. Alla luce poi di quello che sta succedendo diciamo che se Zulian votasse voterebbe i palestinesi…» Testuale. II libro, che per la fondazione bancaria «riapre il caso sul Beato Lorenzino Sossa da Valrovina», è ll. Basta leggerlo. Sei volte c’è la parola usura, 34 usurai, 44 usuraio… Un diluvio di stereotipi… II ripristino di agiografie secolari: «Stando alle parole di Francesco Barbarano, il primo miracolo del beato precedette la sua morte. Al ritorno dal servizio come militare prestato sotto le insegne della Serenissima, il padre Giorgio trovò b moglie con un bimbo in fasce. Ritenendo di essere stato tradito, sguainò la spada per ucciderla ma fu fermato dalla mano di Lorenzino che con b sua voce confermò al padre di essere suo figlio». Le foto dell’altare con la reliquia del braccino: «Dopo il rinvenimento, il corpo fu pietosamente ricomposto e sepolto nel cimitero della chiesa di Sant’Ambrogio di Valrovina. Nonostante b sepoltura, il braccio destro del bambino continuava a rimanere sempre teso e sporgente dalla terra, come a indicare le colpe di chi l’aveva ucciso». Insomma tutto l’armamentario usato nel 1885, a quattro secoli dai (presunti) fatti, dal prete Giovanni Ronconi e ristampato nel 1954 (nove anni dopo la scoperta dell’orrore di Auschwitz!) dal vescovo vicentino Carlo Zinato che fece restaurare b cappella e rilanciò il culto come «una pia lettura»: «Nel giorno che la pietà cristiana consacra alla morte di Cristo, vagavano per quei luoghi degli ebrei, con il truce disegno di trovare tra i cristiani una vittima da sacrificare in odio a Gesù Cristo… La tenera età, le lagrime, i gemiti, lo spasimo di tutte le membra, non valsero a placar quei discendenti dei crucifissori…». Tutte cose spazzate via una manciata di anni dopo dal Concilio Ecumenico Vaticano II, dall’abbraccio di Paolo VI agli ebrei «fratelli maggiori», dalla cancellazione ne11965 del culto di San Simonino da Trento (mons. Iginio Rogger fu incaricato dal vescovo non solo di rimuovere b teca devozionale ma di dare sepoltura ai poveri resti in un luogo ignoto) venerato come vittima dei soliti «giudei» dieci anni prima di Lorenzino, da libri e mostre, come appunto quella trentina del 2019 intitolata: «L’invenzione del colpevole». Con b ricostruzione caso per caso dell’«accusa del sangue» a partire dal 1144 con b beatificazione di San Guglielmo da Norwich, il primo di una lunga serie di «fanciulli Innocenti» elevati al culto popolare come martiri dei rabbini… Macché. Mentre a Trento i nostalgici della «cara vecchia Chiesa» preconciliare animano il Comitato per il ripristino del culto di San Simonino, il «bentornato» a Lorenzino è celebrato dal panettiere-storico con decine di pagine che irridono agli ebrei ashkenaziti più conservatori («Una religione incancrenita da rabbini pazzi») ed esaltano lo storico Ariel Toaff (chiamato «Rabbino Innominabile») autore nel 2007 del libro «Pasque di sangue» che nella prima stesura stroncata da Carlo Ginzburg («tanta superficiale irresponsabilità lascia sgomenti») riconosceva che qualche deviazione nei secoli potesse essersi stata. E «aggiorna» tutto con la foto d’una macelleria Kosher di polli(«ll Kapparot a New York, spaventoso bagno di sangue rituale») col pavimento rosso di sangue. La stessa foto usata dai neonazisti americani di gab.com con questa dida: «Ok jew: ecco giudei che usano polli per sostituire i bambini cristiani». Ma la fondazione bancaria («ospitiamo spesso eventi culturali») e il sindaco leghista di Marostica Matteo Mozzo che ne pensano: dubbi? No. Del resto, in paese, non si sono mai accorti che al Beato Lorenzino «ucciso dai perfidi giudei» sono ancora intitolate una via e perfino una scuola d’infanzia. Chissà cosa le maestre raccontano ai bimbi del «Venerabile Corpicciuolo» racchiuso nella teca della Chiesa. Di Gianantonio Stella