27 Ottobre 2020

Turchia: il Presidente Erdogan banalizza e distorce Shoah e persecuzioni antisemite

Fonte:

La Stampa

Autore:

Giordano Stabile

Erdogan provoca “L’Ue e Macron Come i nazisti”

II “Sultano” paragona i musulmani in Europa agli ebrei della Shoah

In Turchia e nei Paesi alleati scatta il boicottaggio dei prodotti francesi

E’ uno scontro di civiltà fatto per ora di insulti, boicottaggi, ambasciatori richiamati in patria. Il duello fra Emmanuel Macron e Recep Tayyip Erdogan si allarga, coinvolge gran parte del mondo musulmano, mentre l’Europa dà segnali di solidarietà anche se sembra restia a seguire il presidente francese nella lotta al «separatismo». E’ stato questo l’innesco dell’incendio. Già a febbraio Parigi aveva preso di mira centri di culto e associazioni che predicano una visione militante dell’islam, in primo luogo la potente la Milli Gorus, cioè «visione nazionale», il braccio di Ankara in Europa con 500 moschee, 71 in Francia. Poi è arrivata la ripubblicazione delle vignette «blasfeme» su Maometto e, il 16 ottobre, la decapitazione di Samuel Paty. Macron ha parlato di «islam in crisi», ha promesso guerra senza quartiere ai jihadisti. Gli ha risposto Erdogan, pronto a ergersi come difensore dei musulmani. Lo ha accusato di ignoranza, lo ha invitato ad andare da uno psichiatra. I toni inusuali hanno spinto i leader europei a reagire. Il premier olandese Mark Rune ha ribadito che «l’Olanda è dalla parte della Francia nella difesa della libertà di parola». Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha accusato il presidente turco di essere caduto «in basso». Ma ieri Erdogan ha rincarato la dose, ha definito i leader europei «nazisti» e «persecutori dei musulmani» in un clima da «anni Trenta». Parole che la comunità ebraica, con la presidente Ruth Dugherello, ha definito «inaccettabili», una «banalizzazione» della Shoah. Preoccupazione ribadita anche dalla Famesina. E in questo clima si gioca domani la partita di Champions fra Psg e Basaksehir, squadra fondata da Erdogan all’inizio della sua camera. Lo scontro è a tutto campo. Il leader turco ha invitato i cittadini a «non comprare più prodotti francesi». Una mossa che segue quello che da giorni sta già accadendo. Formaggi e profumi buttati giù dagli scaffali, mentre la dirigenza delle grandi catene blocca gli acquisti. In Turchia come in Qatar, o in Kuwait, dove i negozi hanno tolto i cosmetici dell’Oréal. A Gaza, nelle zone sotto il controllo dei ribelli in Siria, in Bangladesh, Indonesia, folle inferocite hanno bruciato ritratti di Macron e bandiere tricolori. II governo libico di Tripoli ha chiesto le «scuse» dell’Eliseo. Il Pakistan ha convocato l’ambasciatore a Islamabad. Il premier Imran Khan usa le stesse argomentazioni di Erdogan, ha scritto una lettera aperta a Facebook e chiesto che combatta «l’islamofobia» come ha fatto con i negazionisti dell’Olocausto. Lo scontro è politico e culturale. Ne è convinto Macron. In un tweet in arabo ha invitato a un dibattito «ragionevole» ma anche ribadito che non retrocederà nella lotta contro una «minoranza estremista». Il mondo musulmano è diviso. Sunniti contro sciiti, ma ancor più due blocchi sunniti, uno guidato dalla Turchia, l’altro da Arabia Saudita ed Emirati. Le carte si mescolano. L’Iran sciita simpatizza con Ankara, potenza sunnita. Il ministro degli Esteri Javad Zarif si è rivolto a Macron su Twitter e lo ha accusato di «abusare della libertà di parola nella condanna di crimini odiosi» come l’assassinio di Paty, e di «alimentare l’estremismo». Invece i Paesi sunniti ostili alla Turchia— anche Bahrein, Egitto, Giordania — sono in silenzio e di fatto appoggiano la Francia. A Riad, ad Abu Dhabi monta un altro boicottaggio, quello contro i prodotti turchi. Un brutto segnale per l’economia anatolica, che rischia di perdere 5 miliardi di dollari di esportazioni. Ieri la lira è scesa sotto la quota psicologica di 8 per un dollaro. Ci potrebbero essere conseguenze anche in Europa. Le banche spagnole e tedesche sono esposte per decine di miliardi, mentre quelle italiane, a cominciare da Unicredit, hanno già ridotto i rischi.

Photo Credits: Memri.org