Fonte:
L'Aquila Blog
Autore:
Fabio Iuliano
SULMONA – Resta aperta l’inchiesta della Procura per i minorenni dell’Aquila sul caso dei saluti romani e della bandiera nazista comparsi lo scorso 31 gennaio durante un’assemblea in un liceo di Sulmona. Cinque dei sedici studenti coinvolti risultano indagati con l’ipotesi di propaganda e istigazione alla discriminazione razziale.
Il procuratore David Mancini ha disposto una perizia informatica sui dispositivi sequestrati dai Carabinieri di Sulmona. Gli accertamenti dovranno chiarire come siano stati diffusi il video e la fotografia comparsi inizialmente su TikTok e poi rimossi dalla piattaforma. Nel corso di una perquisizione nell’abitazione di uno studente diciassettenne, ritenuto tra i responsabili della pubblicazione online, i militari hanno trovato diversi simboli riconducibili all’ideologia nazi-fascista, tra cui anche la bandiera comparsa nel filmato circolato sui social.
Parallelamente si è concluso il procedimento disciplinare interno alla scuola. Il consiglio di classe ha stabilito la sospensione dalle attività didattiche per tutti i sedici studenti della classe coinvolta nell’episodio. La durata delle sanzioni varia da cinque a quindici giorni in base alle responsabilità individuali accertate.
L’istituto ha affiancato alle sospensioni anche un percorso di cittadinanza attiva che coinvolgerà l’intero gruppo classe. L’intento è quello di trasformare il provvedimento in un momento di riflessione educativa oltre che disciplinare.
Nelle memorie difensive presentate dagli avvocati, gli studenti hanno manifestato pentimento per quanto accaduto. Secondo la difesa, il gesto sarebbe stato il risultato di una bravata improvvisata e non l’espressione di una reale adesione a ideologie nazi-fasciste.
Una ricostruzione che non ha impedito agli organi collegiali della scuola di contestare cinque violazioni: il contrasto con i principi della Costituzione italiana, l’uso improprio dell’assemblea di classe per l’esposizione di simboli che negano libertà e diritti, l’introduzione a scuola di oggetti ritenuti potenzialmente pericolosi, l’utilizzo del cellulare per registrazioni video in violazione delle norme ministeriali e la diffusione sui social di contenuti ritenuti illeciti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe nato da una sorta di sfida tra compagni su chi portasse a scuola l’oggetto più insolito. In quel contesto sarebbero comparsi la bandiera nazista e il saluto romano, mentre alcuni studenti riprendevano la scena con lo smartphone per realizzare un breve video destinato ai social. Il caso è esploso proprio nei giorni delle iniziative legate al Giorno della Memoria, circostanza che ha contribuito ad amplificare la polemica pubblica sull’accaduto.
