Fonte:
moked.it
Autore:
Anna Segre
Per anni abbiamo visto, e cercato di contrastare, l’idea che la Shoah sia una questione che riguarda gli ebrei e che parlarne non sia un dovere per tutti ma una sorta di favore fatto a noi. Idea tutt’altro che scomparsa, come dimostrano i tanti rifiuti nelle scuole negli ultimi anni di parlare di Shoah, di organizzare attività per il Giorno della Memoria, da parte di insegnanti, studenti, genitori, presidi convinti di aiutare in questo modo la causa palestinese.
Esiste però anche il fenomeno opposto: di Shoah si parla, si sottolinea l’importanza di parlarne, si partecipa a numerose attività, compreso persino il viaggio ad Auschwitz, ma gli ebrei non vengono quasi nominati. Si parla di milioni di vittime innocenti, ma non si insiste troppo a spiegare chi erano. Il caso più clamoroso che mi è capitato recentemente e mi ha dato da pensare è stato un tema in cui si parlava di Eichmann, svolto da una quindicina di allievi, alcuni dei quali avevano partecipato al viaggio della memoria ad Auschwitz. Molti di loro hanno parlato di Eichmann con una discreta competenza, citando anche passi della Banalità del male di Hannah Arendt e parlando in modo abbastanza corretto delle modalità della sua cattura e del processo in Israele; ma quasi tutti hanno scritto che era responsabile della morte di milioni di innocenti senza specificare chi erano, mentre due o tre hanno nominato gli ebrei ma hanno sentito il dovere di menzionare insieme a loro altre vittime del nazismo di cui in realtà Eichmann non si è mai occupato.
Mi pare difficile che si tratti di un caso, sembra piuttosto che ci sia una scelta ben precisa da parte di alcuni insegnanti di storia: va bene, parliamo di Shoah, ma evitiamo una narrazione che presenti gli ebrei come vittime.
È giusto che la Shoah sia studiata come crimine contro l’umanità intera, è giusto che sia per tutti un monito perché ciò che è accaduto non accada mai più né agli ebrei né a nessun altro. Ma siamo sicuri che la reticenza sull’identità delle vittime sia la strada giusta? Non è anche questa una sottile forma di violenza?
