24 Luglio 2026

Saul Meghnagi e Antonella Castelnuovo commentano le considerazioni pro pal del docente del liceo Vivona

Ha travalicato il mondo della scuola la lettera inviata ai suoi ex alunni da Massimo Sabbatini, un professore di latino e greco del liceo romano Francesco Vivona. Nel testo, tutto incentrato su Gaza, il docente accusa Israele di «sterminio» ai danni «della popolazione civile innocente, dei bambini, degli anziani, delle donne, dei medici, dei giornalisti e anche dei giovani uomini», indicando tra i corresponsabili non meglio precisati donne e uomini di potere di Paesi «cosiddetti civili e democratici» accanto «agli uomini e le donne che hanno premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni» e a «chi li ha armati, chi li ha finanziati, chi ha avuto responsabilità politiche, chi ha lucrato dividendi e fatto profitti e chi è rimasto ignavo a guardare senza fare niente». E mentre l’Ufficio scolastico regionale (Usr) per il Lazio ha avviato una ispezione, sul caso è intervenuta anche l’Ucei. «La missione della scuola deve rimanere quella di formare il pensiero critico degli studenti, non di orientarli verso una determinata visione ideologica», dichiara in una nota la presidente Livia Ottolenghi. A suo dire il caso «solleva un tema che va ben oltre il singolo episodio: il ruolo della scuola e la responsabilità educativa di chi vi insegna». Ottolenghi contesta tra le altre la scelta del prof di usare in un punto l’espressione «miti carnefici», una citazione tratta da Eugenio Montale «originariamente riferita al contesto storico del totalitarismo nazista» con il rischio di «determinare un’indebita sovrapposizione tra eventi storici non assimilabili».

Il pensiero degli esperti

La vicenda ha colpito Saul Meghnagi, pedagogista e già consigliere Ucei, dove è stato coordinatore della commissione Cultura e si è occupato di numerosi progetti per le scuole. «Uno dei presupposti dell’azione pedagogica è la formazione dello spirito critico dei giovani», dichiara a Pagine Ebraiche. Al di la delle valutazione giuridica dell’operato del prof, il suo pensiero è che la dinamica dell’episodio «sia un’occasione persa per tutti». Nell’ordine, perde il docente che, «con il suo messaggio ideologico», non fa maturare un confronto. Per Meghnagi perde però anche il ministero dell’Istruzione «perché invece di un’ispezione avrebbe forse fatto meglio a intervenire con una nota in cui chiarire la centralità di quella funzione, una funzione che è certo mancata in questo caso». E lo stesso discorso vale per i sindacati e per altri soggetti intervenuti, «il cui unico intento è sembrato quello di tutelare la libertà di espressione a scapito di altri temi ugualmente importanti». Perdono infine i giovani, «prime vittime di questo meccanismo che lascia tutti sconfitti, nessuno escluso».
Già docente di pedagogia ebraica del Diploma Universitario Ucei, Antonella Castelnuovo ha animato di recente un corso online intitolato “Non sono antisemita, sono solo antisionista” che ha avuto «un certo successo» e che diventerà a breve una pubblicazione. Castelnuovo definisce il messaggio di Sabbatini «una pessima idea e un testo ideologico, perché un tema del genere lo si affronta con un dibattito tra gli studenti». Le appare inoltre «del tutto diseducativo, perché centrato sull’ego del professore e non sugli studenti». Un testo insomma «da pensiero unico, inconfutabile, permeato da una retorica fuori luogo che è tipica dei messaggi che spopolano sui social, ma che non dovrebbe appartenere al mondo della scuola». Purtroppo, «è una piaga molto diffusa».