28 Marzo 2024

Roberto Cenati spiega le ragioni delle sue dimissioni

Fonte:

La Repubblica

Autore:

Roberto Cenati

La parola “genocidio” non si usa con leggerezza

La lettera del presidente dimissionario dell’Anpi di Milano

Sono stato alla guida dell’Anpi Provinciale di Milano per tredici anni. Ho rassegnato, pur con una decisione molto sofferta, le mie irrevocabili dimissioni perché in disaccordo con la linea dell’Anpi Nazionale che ha adottato, tra gli altri, lo slogan “impedire il genocidio”. Le parole sono pietre e “genocidio” è un termine che non può essere usato con leggerezza. “Impedire il genocidio” è il richiamo fatto ad Israele, estrapolato dall’istruttoria della Corte dell’Aia, che non ha emesso alcuna sentenza di genocidio. Il termine genocidio fu ideato dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin che sfuggì ai nazisti rifugiandosi prima in Svezia e poi negli Stati Uniti. Egli riuscì a far adottare dall’Onu, il 9 dicembre 1948, una convenzione che qualifica come genocidio: «L’uccisione sistematica totale o parziale di membri di un gruppo nazionale, etnico o religioso, con lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo, misure miranti a impedire nascite al suo interno, trasferimento forzato di minori da un gruppo all’altro». Non ritengo che queste condizioni sussistano in quello che sta avvenendo nella striscia di Gaza. Purtroppo si è già dimenticato che la guerra in corso è stata causata dal barbaro pogrom antiebraico compiuto in Israele da Hamas il 7 ottobre scorso contro civili inermi e la cattura di 250 ostaggi. Molti di essi, dei quali chiediamo la liberazione, sono ancora nelle mani dei loro rapitori. Ciò è avvenuto proprio quando Israele cercava di normalizzare i rapporti con l’Arabia Saudita e si svolgevano in numerose piazze del Paese grandi manifestazioni contro la riforma della giustizia proposta dal governo. La risposta di Israele, che ha il sacrosanto diritto di difendersi, ha provocato purtroppo un bagno di sangue anche tra i civili, con l’uccisione di migliaia di palestinesi, in maggior parte bambini, donne e anziani, la distruzione di ospedali, scuole e il taglio di cibo, acqua e assistenza sanitaria. Hamas, che non si è mai preoccupata del benessere della popolazione palestinese di Gaza, nel corso degli anni ha costruito i suoi quartieri generali e chilometri di gallerie sotto le infrastrutture civili, sotto ospedali, moschee, scuole, adesso colpiti dai bombardamenti israeliani. Il governo Netanyahu non ascolta i richiami della diplomazia internazionale per il cessate il fuoco, dello stesso presidente degli Stati Uniti, e continua imperterrito nella sua pesantissima azione a Gaza. Il governo israeliano che sta provocando una tragedia umanitaria a Gaza, non ha però come obiettivo la distruzione fisica sistematica e totale del popolo palestinese, né le altre misure prefigurabili come genocidio, ma si prefigge l’eliminazione di Hamas, che nel suo statuto prevede la distruzione di Israele e l’uccisione degli ebrei. Sminuire il significato del termine genocidio fa sì che il passaggio successivo sia quello di equiparare la Shoah, che costituisce l’orribile paradigma della categoria genocidaria a quello che sta facendo il governo israeliano. Sono situazioni assolutamente incomparabili. Farlo significa svuotare di significato sia la Shoah che l’attuale tragedia. Nel nostro Paese sta crescendo ovunque, persino negli stessi atenei, luoghi di confronto e di libertà di pensiero, un inaccettabile clima di intolleranza che impedisce, come recentemente avvenuto nell’Università di Napoli al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari – al quale va la mia solidarietà – di esprimere le proprie idee. In questa delicata fase ritengo che la missione dell’Anpi sia di tenere viva la Memoria, tramite lo studio della storia e lo sviluppo della cultura, contrastare il riemergere dei nazionalismi, il ripresentarsi di movimenti neofascisti, il diffondersi di odio e intolleranza, in presenza di una sempre più preoccupante deriva xenofoba e antisemita, tenendo sempre come riferimento i valori della Costituzione repubblicana, che va difesa ed attuata.

L’autore è presidente dimissionario dall’Anpi di Milano e Provincia