29 Aprile 2022

Profilo della galassia dell’estrema destra milanese

Fonte:

La Repubblica edizione di Milano

Autore:

Paolo Berizzi

Dal selfie nella curva ultrà alle felpe del negozio Pivert istantanee dalla Milano nera

Si autodefiniscono lupi o guerrieri credono nell’italiano nuovo del fascismo e dopo due anni di Covid tornano a farsi notare

Martedì 8 marzo, stadio Anfield di Liverpool: partita di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, Liverpool-Inter. Nel settore riservato ai tifosi interisti, Stefano Del Miglio e Giacomo Pedrazzoli scattano un selfie, le spalle al terreno di gioco. Sono i capi pregiudicati (pestaggi e odio razziale) di Lealtà Azione, i “lupi” neri che in Lombardia, dal 2010, cercano di giocare un ruolo da protagonista nella comunità “non conforme”, così si definisce storicamente l’ultradestra. Il selfie-ricordo dei due camerati-ultrà in trasferta inglese nel giorno della Festa della donna compare sul profilo Fb di Pedrazzoli con la didascalia “Strade d’Europa”: due cuori neroblu e, accanto, l’emoticon del lupo simbolo dei “lealisti” che si ispirano all’ufficiale nazista Leon Degrelle (“il figlio di Hitler”) e a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro romena. Svago calcistico all’estero. Mentre in Ucraina divampa la guerra di Putin e mentre in patria, nelle sedi di LA, in via Pareto a Milano, a Monza e a Gaggiano, torna (l’11 marzo) la festa di San Patrizio, tra birra e cocktail irlandesi. Altra istantanea. Diciassette marzo scorso. Tribunale di Milano. Ore 13. La sentenza appena emessa dai giudici riguarda Angela De Rosa, responsabile milanese di CasaPound. Nome di richiamo per la fascisteria meneghina. Nel 2018 De Rosa è candidata alla presidenza della Regione Lombardia. Prende 50 mila voti (pari al 0,90%). Non proprio un trionfo, ma tant’è. In quel 2018, cinquantaquattro giorni dopo le urne, De Rosa è in giro con altri camerati. È il 28 aprile. Il gruppo vede due donne che staccano dal muro di casa un manifesto appeso abusivamente dai neofascisti per l’anniversario della morte di Sergio Ramelli (oggi il consueto ricordo coi saluti romani e il “presente!” in via Paladini). Le donne vengono colpite con sputi, calci e pugni. Tra gli aggressori riconoscono la De Rosa. Condannata a 10 mesi di carcere. Le due fotografie che abbiamo descritto raccontano gli ultimi battiti registrati del cuore nero di Milano. La galassia della destra estrema tra San Babila e le periferie. Quel mondo di mezzo — sempre più esplicito e spudorato — già finito nelle telecamere dell’inchiesta di Fanpage sulla Lobby nera dell’eurodeputato di FdI Carlo Fidanza e del suo amico e sodale Roberto Jonghi Lavarini, detto il “Barone nero”. Una vicenda sulla quale, ora, la procura di Milano indaga per finanziamento illecito e riciclaggio. Colpì soprattutto per saluti romani, i Sieg Heil!, i rimandi al fascismo e al nazismo. Per la fusione tra i due livelli della destra milanese: quello delle braccia tese degli “impresentabili”, e quello in doppiopetto, “conservatore e riformatore”. Che quel magma nostalgico, da tempo, si sia depositato su Milano (città Medaglia d’oro per la Resistenza partigiana) e il suo hinterland; che l’ex capitale morale sia sempre più centrale nella geografia dei gruppi neofascisti, è un fatto che va rilevato. La fotografia, un’altra, se la scatteranno oggi: tutte le anime della Milano bruna in corteo per Ramelli. Intruppate dietro il gladio e l’alloro stampati su fregi e mostrine dall’esercito di Salti. Un’iconografia fascista plasticamente apologetica del regime. Flashback. Sono passati tre anni. Era il 23 marzo 2019 e per celebrare il centenario della nascita dei Fasci di combattimento in piazza San Sepolcro, CasaPound, Veneto Fronte Skinhead, Forza Nuova e Lealtà Azione diedero vita a Milano a parate cimiteriali e concerti nazirock. «Uno sfregio alla città della Resistenza», insorsero Anpi e centrosinistra. Ancora aperte erano le ferite procurate alla storia di Milano dalle mille braccia tese al Campo X del cimitero monumentale nel 2017. Se tiri il filo di questi tre anni — 2019/2022 — si deposita il quadro. Che cosa è cambiato? FN è quasi sparita: oggi c’è la Rete dei patrioti. I vecchi colonnelli lombardi di Fiore sono lì dentro: Duilio Canu, Salvatore Ferrara che si firma con la doppia “s” così viene fuori “Ss”. Sede storica di piazza Aspromonte, il “Presidio”. Concerti, conferenze. Accanto c’è un sarto eritreo. «Li vedo poco, non disturbano». Già. Di mezzo ci sono stati due annidi Covid, i fasci erano in piazza a fare casino: fino all’assalto alla Cgil a Roma. Contro il sistema. “Per l’Italia”. Su una delle due targhe in via Paladini è scritto che Sergio Ramelli è “caduto per l’Italia”. L’Italia che hanno in mente loro. Quella dell”`italiano nuovo” di mussoliniana memoria, l’italiano “guerriero” delle felpe Pivert che è il brand di CasaPound. Il quartier generale è a Cernusco sul Naviglio, dove c’è anche spazio Altaforte, la casa editrice del violento Francesco Polacchi (il braccio destro è il vogherese Lorenzo Cafarchio) che pubblica anche il Primato nazionale. A Cernusco si sono visti i fratelli d’Italia Fidanza, Paola Frassinetti e il fascioleghista Max Bastoni. Lupi e tartarughe. I lupi di LA e le tartarughe di CPI. Sempre in branco. «Da quando hanno infilato i loro nelle istituzioni, stanno lì a godersela — dice Saverio Ferrari dell’Osservatorio sulle nuove destre —. Fino al prossimo giro».