Fonte:
Civonline
Autore:
Alessandra Rovati
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda inquietudine per i gravissimi episodi denunciati a Santa Marinella,
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda inquietudine per i gravissimi episodi denunciati a Santa Marinella, dove un gruppo di giovani si sarebbe reso protagonista di reiterate aggressioni verbali a sfondo antisemita, atti intimidatori nei confronti di famiglie residenti, lanci di bottiglie contro abitazioni private e persino comportamenti di esaltazione del nazismo nei confronti di persone anziane.
“Se le responsabilità individuali saranno accertate dagli organi competenti, sul piano educativo emerge già con chiarezza un dato che non può essere sottovalutato: quando adolescenti o giovani adulti assumono il linguaggio dell’odio come forma di relazione, la questione non riguarda esclusivamente l’ordine pubblico, ma investe la qualità del processo di formazione della coscienza civile”, afferma il professor Romano Pesavento, presidente Cnddu. “L’antisemitismo, come ogni forma di razzismo, non nasce spontaneamente. È il risultato di una progressiva normalizzazione di stereotipi, pregiudizi e narrazioni semplificate che, in assenza di adeguati strumenti critici, finiscono per essere interiorizzati e trasformati in comportamenti. Ogni parola discriminatoria pronunciata con leggerezza, ogni simbolo totalitario banalizzato, ogni riferimento alla violenza storica utilizzato come provocazione rappresentano segnali di un progressivo indebolimento della cultura democratica – sottolinea il professor Pesavento – Preoccupa, inoltre, la dimensione collettiva di tali condotte. La dinamica del gruppo tende spesso a dissolvere il senso della responsabilità personale, favorendo meccanismi di emulazione, deresponsabilizzazione e ricerca del consenso attraverso l’umiliazione dell’altro. In tali contesti la vittima non viene più percepita come persona portatrice di diritti inviolabili, ma come bersaglio funzionale all’affermazione della propria appartenenza al gruppo. È proprio in questa trasformazione dell’altro in oggetto che si annida una delle radici più profonde di ogni discriminazione”.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che episodi di questo genere “impongano una riflessione che coinvolga l’intera comunità educante”. “La scuola, – spiega il presidente del Cnddu – pur rappresentando il presidio culturale più autorevole nella formazione delle nuove generazioni, non può essere lasciata sola nell’affrontare fenomeni tanto complessi. L’educazione alla legalità, alla memoria storica, al dialogo interculturale e ai diritti umani necessita di una corresponsabilità stabile tra istituzioni scolastiche, famiglie, enti locali, associazioni e mezzi di comunicazione”.
“È necessario interrogarsi anche sulla crescente esposizione dei giovani a linguaggi aggressivi, contenuti estremisti e modelli comunicativi che, soprattutto negli ambienti digitali, trasformano la sopraffazione in spettacolo, l’insulto in intrattenimento e la violenza simbolica in elemento identitario – aggiunge Pesavento – In tale scenario il rischio più grande non è soltanto la diffusione dell’odio, ma la sua progressiva banalizzazione, fino a renderlo un codice comunicativo apparentemente normale”.
“L’educazione ai diritti umani assume pertanto un valore strategico. Essa non consiste nella semplice trasmissione di norme o principi astratti, ma nella costruzione quotidiana di competenze etiche, relazionali e civiche che consentano agli studenti di riconoscere la dignità dell’altro, sviluppare empatia, esercitare il pensiero critico e assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Una società democratica si consolida quando i giovani imparano a leggere la complessità della realtà, a decostruire i pregiudizi e a riconoscere il valore della pluralità come elemento costitutivo della convivenza”.
Per tali ragioni il Cnddu rinnova il proprio impegno nel promuovere percorsi di educazione ai diritti umani, alla cittadinanza attiva e alla memoria delle persecuzioni del Novecento, “affinché – spiega il presidente – la conoscenza storica non rimanga confinata nei manuali, ma diventi coscienza civile e criterio di orientamento per il presente. La memoria non è infatti un esercizio celebrativo, bensì uno strumento indispensabile per riconoscere tempestivamente quei segnali culturali che precedono ogni forma di esclusione e di violenza”.
Il Cnddu auspica che le indagini facciano piena luce sui fatti e che le istituzioni locali rafforzino le azioni di prevenzione e tutela della sicurezza dei cittadini. Parallelamente, ritiene “imprescindibile investire con maggiore decisione nella formazione culturale delle giovani generazioni”, affinché la libertà di ciascuno sia sempre accompagnata dal rispetto della dignità dell’altro e dalla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
“Ogni generazione eredita la democrazia, ma deve imparare nuovamente a custodirla – conclude il professor Pesavento – Quando un ragazzo utilizza l’antisemitismo come linguaggio di appartenenza o considera la violenza un mezzo per affermare sé stesso, non si registra soltanto il fallimento di una norma violata, ma l’affievolirsi di quel patrimonio educativo che rende possibile la convivenza civile. I diritti umani non si difendono soltanto nelle aule dei tribunali, ma soprattutto nelle aule scolastiche, nelle famiglie, nelle piazze e negli spazi digitali, ogni volta che si insegna a riconoscere nell’altro non un nemico, ma una persona. È da questa consapevolezza che prende forma una cittadinanza autenticamente democratica, capace di impedire che il linguaggio dell’odio diventi il lessico ordinario delle nuove generazioni”.
