6 Ottobre 2020

Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport

Un osservatorio contro il razzismo

Sotto il cappello dell’Unar, un’iniziativa che punta a contrastare con efficacia un male antico

“Famiglia, scuola, sport: sono questi tre i principali contesti in cui si forma il carattere dei giovani”. Ha le idee chiare Triantafillos Loukarelis, il direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. A Pagine Ebraiche non nasconde la soddisfazione per un obiettivo lungamente rincorso: la nascita dell’Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport, il primo in Europa nel suo genere, istituito lo scorso 31 luglio. Poche settimane dopo il lancio dell’iniziativa il primo risultato di un certo rilievo, alla vigilia della stagione agonistica: l’adesione della Lega Serie A, che condividerà con l’osservatorio un proprio staff dedicato con il compito di monitorare le discriminazioni in ambito sportivo, con un occhio di riguardo al mondo amatoriale e dilettantistico, anche fornendo report periodici e precise analisi del fenomeno. Così Paolo Dal Pino, il presidente dell’organismo che rappresenta i club della massima serie: “Abbiamo una missione per i prossimi mesi, sradicare il razzismo e ogni forma di discriminazione dai nostri stadi. Un compito che affronteremo con determinazione grazie all’aiuto dell’Unar e delle nostre società. Lavoreremo molto anche sulle sanzioni per chi si macchierà di comportamenti discriminatori all’interno dei nostri stadi, una strada che i club di A hanno già iniziato a percorrere”. Una sfida dunque attuale anche in questo inedito periodo di stadi solo parzialmente aperti al pubblico. Quanto certi ambienti del tifo siano corrosivi anche senza una presenza totalizzante quest’emergenza sanitaria non ha infatti mancato di mostrarlo con evidenza, ad esempio attraverso irresponsabili iniziative che hanno coagulato le peggiori componenti della società italiana. Un pericolo dunque che potrà facilmente riproporsi quando gli impianti riapriranno del tutto. Anche perché, per alcuni estremisti, è bastata la rete. Ne sa qualcosa Claud Adjapong, difensore del Sassuolo appena rientrato dal prestito all’Hellas Verona, bersagliato da ripetuti insulti social dopo una partita della nazionale italiana Under 21 andata per il verso storto. “Nel 2020 per una partita sbagliata c’è ancora gente che scrive ste cose” il laconico commento di Adjapong, già vittima in passato di episodi analoghi. Sui social, come negli stadi. Loukarelis, tra i protagonisti dell’iniziativa “Un calcio al razzismo” che in gennaio ha visto diverse istituzioni convocate dall’UCEI per rinnovare un impegno chiaro in questo ambito, è consapevole di ciò: “La collaborazione con la Lega Seria A – sottolinea – rappresenta la chiara vo- lontà di aprire una nuova stagione fatta di rispetto e spirito di squadra”. Per fare ciò, aggiunge il direttore dell’Unar, che è anche parte del gruppo di lavoro da poco costituitosi per supportare la coordinatrice nazionale nella lotta all’antisemitismo Milena Santerini nella sua azione, è necessaria “l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, per contrastare razzismo, xenofobia e ogni forma di discriminazione”. D’impatto l’esordio in ambito calcistico, con la campagna “Keep racism out” che ha fatto da sfondo a tutte le partite dell’atteso avvio di campionato. L’osservatorio, costituito con un protocollo d’intesa firmato anche dal presidente della Uisp Vincenzo Manco e dal vicepresidente dell’associazione Lunaria Duccio Zola, è dedicato alla memoria del sociologo romano Mauro Valeri. Il massimo studioso in Italia del razzismo da stadio, un pilastro dell’Unar in cui ha lungamente operato e anche un grande amico di questa redazione, di cui è stato un costante punto di riferimento. Cazione dell’osservatorio sarà ad ampio raggio. E cercherà il più possibile di partire “dal basso”, da quelle serie minori dove suonano campanelli d’allarme in genere sottovalutati. “Uisp – ha spiegato al riguardo il presidente Manco – ci metterà la faccia unendo ai valori di coesione sociale anche azioni concrete per l’integrazione, la pace e la tolleranza”. Concretezza che si dipanerà lungo un sentiero ben strutturato: “Forniremo all’osservatorio la possibilità di essere presente capillarmente su tutto il territorio nazionale, attraverso una rete territoriale fatta di 119 comitati in tutta Italia, 19 regionali e 16.500 società sportive affiliate”.

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