11 Gennaio 2018

L’assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese diserterà le iniziative per il Giorno della Memoria

Fonte:

Corriere della Sera edizione di Milano

Autore:

Paola D'Amico

Memoria, Romano strappa

«Diserterò le celebrazioni

Un segnale contro l’odio»

L’assessore della Comunità : cortei e slogan inquietanti

Disertare le celebrazioni per la giornata della Memoria. E’ il proposito di Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese. Alla messa a punto di quel calendario lavora da tempo. Ma mentre si avvicina la data centrale degli appuntamenti, il 27 gennaio, cresce la sua determinazione: «Molti la leggeranno come una provocazione. E vuole esserlo. So anche che il rischio è alimentare le polemiche — dice Romano —. Ma mi dicano che senso ha celebrare una giornata in cui si ricorda il passato se non si guarda al presente». L’eco della deriva presa dalla manifestazione pro Palestina, in un sabato di dicembre nel centro di Milano, non s’è spento. Per otto volte in piazza San Babila, il 9 dicembre scorso, venne scandito in arabo il motto dei jihadisti: «Khaybar, Khaybar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà». Un fatto già condannato dal sindaco Beppe Sala e oggetto di una denuncia. Anche se non scattato nell’ immediato — è stato necessario tradurre le urla gridate dalla piazza — l’allarme della Comunità ebraica è stato forte. E stato infatti chiesto che agli organizzatori di quel raduno non siano mai più concessi spazi pubblici. Non bastano condanne verbali degli slogan antisemiti. «Dopo un attacco del genere, la giornata della Memoria di quest’anno non è più un ricordo come è sempre stato. Ciò che è accaduto getta una luce molto diversa, molto più inquietante. C’è sicuramente anche il pericolo di un neofascismo che ritorna, ma quelle urla jihadiste sono qualcosa di più. Riportano a quanto è accaduto in Francia dove — aggiunge l’esponente della Comunità — già nel 2000 cominciarono le contestazioni violente contro Israele, poi contro gli ebrei. E, poi, sono seguite le stragi di Tolosa,di Parigi, di Nizza. Ormai antisemitismo e antisionismo sono un tutt’uno». Ci sono state le parole del sindaco. E anche il capogruppo della Lega Nord, Alessandro Morelli, ha raccolto l’appello della Comunità e, il 5 gennaio scorso, ha presentato una mozione urgente di condanna in cui si chiede alla giunta che si impegni «a chiudere ogni tipo di rapporto con associazioni, enti o singoli che abbiano contravvenuto alle leggi nazionali, alle norme e alle delibere locali». Ma non è abbastanza. Ancora troppo silenzio circonda quella giornata. E una cartina di tornasole utile a comprendere la preoccupazione nella Comunità è la lettera-appello del rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib che, al contempo presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia dal giugno 2016, ha consegnato alle pagine del Corriere della Sera. «Crediamo sia giunto il momento di dare un segnale, soprattutto alle autorità religiose e a chi è impegnato nel dialogo interreligioso, alla vigilia di due giornate importanti, il 17 gennaio Giornata del dialogo ebraico-cristiano e il 27 gennaio, Giorno della Memoria, affinché tali giornate non siano occasione per pronunciare discorsi retorici vuoti di significato», ha scritto rav Arbib. Nel Giorno della Memoria «sentiremo certamente e giustamente parlare dell’indifferenza che ha permesso l’attuazione della Shoà — ha aggiunto —. Oggi dobbiamo dolorosamente constatare che quell’indifferenza continua ancora. Assistiamo sempre più frequentemente a manifestazioni di antisemitismo che non è mai stato del tutto debellato e che, come un virus, si è mutato in quelle subdole forme di antisionismo che non sembrano provocare le reazioni di indignazione e di scandalo che dovrebbero suscitare». Davide Romano riparte da qui: «La storia insegna che gli ebrei non sono mai gli unici, sono solo i primi. E noi registriamo che è la prima volta che si passa dall’odio antisionista ad evocare in una piazza pubblica senza vergogna l’odio per gli ebrei. Vedo quello che accade in Francia, le similitudini stanno diventando troppe, la Comunità sa cosa sta accadendo e non vogliamo che succeda qui. Il mio è un grido di allarme per risvegliare le coscienze».