14 Dicembre 2025

Intervista a Edith Bruck sull’attacco terroristico in Australia e l’antisemitismo odierno

La scrittrice testimone della Shoah e la strage di Bondi beach: «Mai veniamo visti come singoli. L’antisemitismo? Temo che rimarrà eterno»

Non usa mai toni esclamativi, mai sopra le righe. Sempre lucida. Una tempra e una vista che alle soglie dei cento anni, ieri, le ha permesso di leggere sul cellulare le notizie che arrivavano da Bondi Beach, Sydney. Edith Bruck ha attraversato il dolore dei campi di concentramento nazisti. Ieri guardava immobile i fotogrammi dell’orrore che illuminavano lo schermo del telefono, uno dopo l’altro. Soltanto un sospiro: «Hamas è dappertutto, un nemico sparso in ogni parte del mondo. Sono terroristi e hanno sparato contro gli ebrei, sono sicuramente legati ad Hamas».

Che i terroristi volessero colpire gli ebrei è indubbio: la comunità su quella spiaggia voleva celebrare la festa dell’Hanukkah.
«Una festa simbolica, molto importante. Si erano informati, sapevano dove andare a colpire».

Ha visto le immagini della strage?
«Ho letto le notizie, non ho visto le immagini».

Morti e feriti.
«Difficile descrivere il mio dolore, è infinito, mi chiude lo stomaco».

Tra le vittime anche il rabbino Eli Schlanger.
«Non trovo le parole per questo orrore. Lo vivo da quando sono bambina. Da quando sono venuta al mondo».

Cos’è che vive signora Bruck?
«La colpa degli ebrei. Veniamo perseguitati semplicemente per il nostro essere ebrei».

Vuole dire quindi che gli attentati terroristici non sono mirati?
«Questa strage di Sydney lo dimostra. Sulla spiaggia di Bondi Beach c’erano ebrei che volevano celebrare il primo giorno di una festa altamente simbolica. Semplicemente celebrare una festa. Ripeto, mi porto dietro questo odio da quando ero bambina».

L’odio verso un popolo.
«Esattamente. Veniamo considerati come un gruppo indistinto. Sempre appellati come “voi”. Non c’è mai un “io”. E questo succede in ogni parte del mondo. In ogni epoca della storia. Mi fa impazzire».

Pensa che questo odio si stia scatenando e diffondendo anche per colpa di Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano?
«Sì, certo. La sua politica contribuisce a diffondere l’antisemitismo. Ma bisogna capire che non tutti gli ebrei sono d’accordo con quello che sta facendo Netanyahu».

Lei per esempio ha dichiarato di non essere d’accordo con il primo ministro israeliano.
«Non esattamente. A volte non sono stata d’accordo, altre volte sì. Ma non è questo il punto».

Qual è?
«Con il clima che c’è ormai contro di noi ci sono solo “anti”. Anti-semiti. Anti- sionisti. Anti-Netanyahu. Mai veniamo giudicati come persone singole».

Crede che le manifestazioni pro Pal contribuiscano a creare questo clima contro gli ebrei?
«Certamente. È tutto così inedito».

Le manifestazioni a favore della Palestina non sono inedite.
«Sì, ma non c’è mai stato un periodo così lungo di manifestazioni a favore del popolo palestinese».

Ha paura per quello che potrà succedere in futuro?
«Gli orrori si ripetono, si stanno ripetendo, non sembrano volersi fermare».

Lei l’orrore lo ha vissuto sulla sua pelle. L’orrore inenarrabile e indicibile, quello dei campi di sterminio.
«Già».

Pensa che questo odio diffuso possa far ritornare un periodo tanto buio?
«No, questo non lo credo proprio».
E allora cosa crede?
«Che l’antisemitismo rimarrà eterno».