31 Ottobre 2026

Il rastrellamento in Sinagoga e i 260 deportati: Genova ricorda la pagina più buia della sua storia

Trascorsi 83 anni dal 3 novembre 1943, quando oltre 260 ebrei furono deportati ad Auschwitz: l’incontro in via Bertora per custodire la memoria e riflettere sul presente

Una delle date più buie e drammatiche della storia di Genova torna al centro della vita cittadina per trasformarsi in un messaggio di pace rivolto al presente. Martedì 3 novembre 2026 la città fa memoria della Shoah e della deportazione degli ebrei genovesi verso il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, iniziata proprio il 3 novembre del 1943.

L’appuntamento, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Comunità Ebraica di Genova, al Centro culturale Primo Levi e all’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati), si terrà a partire dalle ore 18.00 presso la Sinagoga di Genova, in via G. Bertora 6: lo stesso luogo simbolo in cui avvenne il rastrellamento.

Il programma e gli interventi

A 83 anni di distanza da quel tragico evento, in cui oltre 260 cittadini ebrei genovesi vennero strappati alle loro case e avviati alla deportazione, le istituzioni e le realtà cittadine si ritrovano per fare memoria attraverso il racconto delle testimonianze dell’epoca.

Dopo i saluti istituzionali, il programma dell’incontro prevede gli interventi di Filippo Biolè (presidente Aned Genova), Giustina Olgiati (Archivio di Stato di Genova), Andrea Chiappori (responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Genova), Giuseppe Momigliano (rabbino capo della Comunità ebraica di Genova).

Una memoria viva per parlare ai giovani e al presente

La commemorazione di quest’anno assume un significato ancora più profondo di fronte allo scenario globale contemporaneo. La memoria della Shoah non vuole essere soltanto un ricordo doloroso, ma un’occasione di riflessione sul male della guerra, in un’epoca in cui i conflitti sono tornati ad affacciarsi sul suolo europeo e vengono drammaticamente riabilitati come strumento per risolvere le controversie internazionali.

Negli anni, la Comunità di Sant’Egidio, la Comunità Ebraica e il Centro Primo Levi hanno custodito il ricordo di questi fatti coinvolgendo non solo la cittadinanza e le istituzioni, ma soprattutto le giovani generazioni e i “nuovi europei” integrati nel tessuto urbano, con l’obiettivo comune di costruire un domani privo di violenza.

Nel momento storico in cui la generazione dei testimoni diretti e dei sopravvissuti sta inevitabilmente scomparendo, trasmettere questo patrimonio di memoria ai più giovani si conferma la difesa più potente contro la banalizzazione, l’insensibilità verso gli orrori della guerra e il rischio di ripetere i tragici errori del passato.

Fotogragia: GenovaToday