10 Settembre 2026

Gran Bretagna, politiche pro pal del governo in carica

L’insostenibile leggerezza di Ed Miliband

Nel Regno Unito abbiamo da qualche settimana un nuovo governo che finora, a parte spaventare i mercati con vaghi accenni a nuove tasse, ha fatto poco o niente. Fino a ieri: ieri finalmente ha dato un segno di vita. Non per migliorare la vita dei propri cittadini, per carità, ma per imporre… sanzioni a Israele. In UK ovviamente non ci sono problemi. L’economia va da Dio (dal punto di vista di chi non lavora e vive di sussidi statali), la sanità è tra le migliori al mondo (basta godere di una salute di ferro e non avere mai bisogno di un’ambulanza), le scuole pubbliche sono fantastiche (si sa che l’istruzione è inutile e qui si è certi di non averla) e la difesa è a prova di bomba (come dimostra il fatto che quando qualche mese fa una base britannica a Cipro è stata attaccata dall’Iran l’unico incrociatore inglese mandato in suo soccorso non è neanche riuscito a salpare da Portsmouth per settimane perché troppo malandato). È quindi ottimo che il governo si preoccupi delle vere priorità, ossia cosa succede in un paese che si trova a 3000 miglia di distanza e i cui servizi segreti negli ultimi anni hanno peraltro permesso al Regno Unito di sventare una dozzina di attentati terroristici. Sicuramente il fatto che a breve a Londra si terrà un’elezione scottante per rimpiazzare il dimissionario Keir Starmer e che il Labour tema che questa venga vinta dai Verdi, cosa che ha innescato una grottesca gara al «io sono più pro-Gaza di te», non ha in alcun modo influenzato questa decisione. Ora aspettiamo che Ed Miliband, il ministro degli Esteri che ha avuto questa bella pensata, sia candidato al premio Nobel per la Pace. Del resto con tutte le crisi internazionali che potrebbero utilmente occupare le sue giornate (per esempio la minaccia russa, il conflitto con l’Iran/Stretto di Hormuz, la Cina, i rapporti con i paesi africani da cui giornalmente giungono gommoni accolti recentemente qui in UK da bande di giovani mascherati che hanno purtroppo deciso di prendere le cose in mano, visto che il governo latita, o magari il Sudan, dove c’è una vera emergenza umanitaria, che però si sa non è glamourous…), lui ha pensato bene di fare un’azione completamente inutile e pure dal tempismo pessimo, visto che l’unico a poter davvero fermare i coloni è il governo israeliano e, guarda un po’, tra meno di due mesi in Israele ci sono elezioni destinate a incidere sulle sorti dei palestinesi ben più di queste sanzioni utili quanto i sudari bianchi che i propal italioti amano esibire sui propri balconi a suggello della propria superiorità morale. Quanto al fatto che questo bel gesto, condito dalle solite accuse di pulizia etnica atte a infiammare le teste calde, che certo non mancano e che l’anno scorso hanno portato all’assassinio di due persone in una sinagoga di Manchester, sia stato fatto a tre giorni dal Capodanno ebraico è un modo efficacissimo di garantire serenità alla comunità ebraica, che peraltro non ha mai conosciuto tempi più sereni. A chi vorrebbe obiettare che Miliband è ebreo e quindi certo ha a cuore le sorti dei suoi correligionari, faccio osservare che uno che non si è fatto il minimo problema a far fuori politicamente il suo stesso fratello, di certo non si pone troppi problemi etici a mettere in pericolo la propria comunità. Il suo compasso morale è tutto per la “causa palestinese”, purché serva ai suoi interessi personali. Dei palestinesi in carne ed ossa gliene frega poco o nulla. Intanto magari qualcuno del governo potrebbe occuparsi di cose un po’ più concrete, tipo di come sono ridotti gli aeroporti di Londra, che cinque minuti dopo che Miliband ha fatto il suo soave annuncio sono rimasti bloccati per un guasto tecnico. Ma sono dettagli di nessuna importanza: cosa volete che conti un aeroporto funzionante a confronto delle sanzioni all’unica democrazia del Medio Oriente… Nel frattempo i laburisti continuano a perdere terreno, mentre l’estrema destra continua a guadagnare consensi, in UK come in Germania. Chissà perché…