Fonte:
Corriere della Sera
Autore:
Valeria Costantini
Movimenti neo-fascisti riuniti contro «la guerra in Iran voluta da Israele». Fiore, Forza Nuova: ma non siamo antisemiti
Tra il banchetto del merchandising, croci celtiche (d’oro) al collo e saluti romani, si riunisce all’Eur l’ultradestra europea. L’occasione era il terzo raduno dell’Alliance for Peace and Freedom, network che raggruppa tutti i movimenti neofascisti del vecchio continente: è presieduto da Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, già condannato in primo grado per l’assalto alla Cgil del 2021. Location defilata questa volta, perché l’anno scorso l’incontro venne organizzato in un hotel in centro il 26 gennaio, ovvero a poche ore dalla Giornata della Memoria. Passo indietro dell’albergo e tutti stretti nella sede di Fn. Ieri invece riunione all’hotel Cristoforo Colombo, da un lato gli estremisti, dall’altro il convegno di una nota azienda di nutrizionisti, tra foto di cibi sani e diete miracolose. Mentre alle spalle del parterre di nazionalisti, per tre volte i militanti tentano di riappiccicare con lo scotch la bandiera di Forza Nuova, gli interventi inneggiano all’Europa che fu (esistita o meno), quella che deve difendere «la nostra razza», «la sua memoria genetica», dice Zois Bechlis del movimento nazionalista greco K21.
Al grido di «camerati»
«Camerati», «camaradas», «comrades», italiano, francese, inglese, chiarissima l’identità della folla – circa un centinaio di persone – seduta nella sala dall’altisonante nome radical chic «Monti», come il centrale quartiere di Roma. I tatuaggi escono fuori dalle giacche eleganti, le barbe lunghe segnano i volti di molti militanti, schierati con le pettorine rosse e la scritta «Ordine» sulla schiena, sorvegliati da agenti e Digos disposti intorno all’hotel. Più che neofascisti, sembra una riunione di storici nostalgici tra citazioni leggermente datate, tipo «i sionisti ci odiano da quando la regina Isabella cacciò gli ebrei» (era il 1400), o rimpianti su «quei territori ceduti dall’Italia dopo la Seconda guerra mondiale». «Siamo vicini al popolo iraniano», la sintesi dello stesso Fiore che rilancia a più riprese lo slogan della riunione, ovvero «No war for Israel», ma «non è antisemitismo», precisa dal tavolo, «ma antisionismo».
Il saluto romano e il folklore nostalgico
La lotta è contro il «regime degli ayatollah, a difesa delle donne iraniane», specificano gli interventi, se non fosse che è sempre Fiore a ricordare che sì i diritti alle donne ma «contro l’aborto». «Una guerra imperialista quella di Israele e Usa, mentre qui in Europa i migranti violentano le donne», riprende ancor il serbo Misha Vacic, che non termina l’intervento senza l’immancabile braccio alzato al grido di «presente», subito contraccambiato dai militanti in sala. «Questa Europa prona al pedofilo Trump non la vogliamo, dobbiamo riprenderci la sovranità nazionale, la nostra identità, basta essere schiavi dei sionisti», ripete tra gli applausi anche Claus Cremer, leader dell’ultranazionalista partito tedesco Heimat (un tempo si chiamava Partito Nazionademocratico, così in omaggio a Hitler). Uno dei tanti a ribadire il no all’invio di armi. Un cortocircuito di posizioni: è la stessa richiesta che rimbalza dalle piazze dei pro Pal.
