9 Aprile 2024

Diego Parente: «Le nostre città obiettivo al pari delle altre capitali Temo i rigurgiti antisemiti»

ROMA «Siamo un obiettivo al pari di altri Paesi europei. Nella propaganda jihadista, Roma viene indicata come target remunerativo proprio come altre capitali, pensiamo a Londra e Parigi. Questa narrativa è stata incentivata da quanto accaduto il 7 ottobre scorso con l’attacco di Hamas a Israele per una serie di ragioni, fra cui il tentativo dei principali brand terroristici di trasformare quel conflitto in una guerra di religione, con invito ai propri affiliati a colpire ovunque ebrei e crociati». All’indomani dell’arresto proprio a Roma di un «soldato» dell’Isis operativo, un tagiko come quelli che hanno fatto strage a Mosca, il direttore centrale della polizia di prevenzione e del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, Diego Parente, invita a non abbassare la guardia.

«Da molto tempo i target cristiani vengono colpiti da esponenti dello Stato islamico, soprattutto in Africa ma recentemente anche in Turchia, e l’Italia è un Paese simbolo della cristianità. L’attenzione sul fenomeno terrorismo — ricorda ancora — è sempre stata elevata e proprio dopo il 7 ottobre abbiamo ulteriormente alzato l’asticella implementando sia le attività di monitoraggio investigativo sia di tutela di obiettivi sensibili. In tal senso vengono seguite con attenzione tutte le manifestazioni: solo marginalmente si sono verificati incidenti, ma il timore è che la diffusione di un clima di odio possa ulteriormente favorire un processo di radicalizzazione violenta», sottolinea ancora Parente.

Del resto, nel giorno del 172° anniversario della fondazione della polizia di Stato (cerimonia oggi alle u in piazza del Popolo con la medaglia d’oro al valor civile alla bandiera alle Fiamme Oro), a parlare sono i numeri della prevenzione antiterrorismo, con 101 stranieri rimpatriati perché pericolosi per la sicurezza nazionale da gennaio 2023, 51 dei quali proprio dal 7 ottobre a oggi. «Molte delle operazioni portate a termine, sia nel settore del terrorismo di matrice religiosa sia di quella ideologica, traggono origine da un attento monitoraggio del web, ormai luogo privilegiato per innescare radicalizzazioni violente, analizzate dal Casa come anche i maggiori teatri di crisi potenzialmente forieri di minacce per la sicurezza dell’Italia e dei suoi interessi all’estero», afferma ancora il capo dell’Antiterrorismo.

Nel 2023 la polizia ha arrestato 16 persone vicine all’estremismo e al terrorismo di matrice islamica. Quasi tutte con indagini sulla Rete. Cosi ad esempio si è arrivati alla cattura dei tre palestinesi della brigata Tulkarem arrestati a L’Aquila perché progettavano attentati.

Ma anche sulle manifestazioni pro Gaza, oltre mille dal 7 ottobre, si è alzata l’attenzione: preoccupa l’acuirsi di sentimenti anti-israeliani e antisemiti, un mondo prima in ombra adesso al centro di continui e approfonditi controlli. Come quello anarchico e antagonista, presente in piazza accanto ai palestinesi. Ed è stato acceso un faro anche «sugli ambienti che possono fornire un supporto logistico. Mi riferisco all’immigrazione clandestina, al falso documentale o a varie forme di finanziamento». Contatti che possono rafforzarsi anche in carcere, visto che metà dei rimpatriati per terrorismo fra il 2023 e il 2024 erano detenuti. Un circuito dove i fattori di radicalizzazione sono molteplici: posizioni radicali, aggressioni a chi non ha una visione integralista, il rifiuto di parlare con personale femminile. Non a caso i 101 espulsi sono tutti uomini.

Una visione distorta, quella sulle donne, condivisa con gli ambienti del suprematismo che spesso si sovrappongono a quelli jihadisti. «In entrambi i casi assistiamo a un abbassamento dell’età media dei soggetti, minorenni e perfino 14enni, per lo più cresciuti in un contesto di emarginazione e disagio sociale — conclude Parente —: sono al centro di scambi di messaggi con contenuto denigratorio sulle donne, di avversione, di invidia per i loro successi, ma anche slogan nazisti e antisemiti. Vaneggiano sullo school shootings, le stragi nelle scuole americane e in alcuni Paesi europei con le armi da fuoco. In Italia procurarsele è complicato, ma non impossibile soprattutto negli ambienti della malavita organizzata. Quindi meglio vigilare».

 

Fonte dell’immagine: Roma Today