9 Ottobre 2026

Daniele De Paz, presidente della Comunità ebraica di Bologna, commenta i recenti casi di antisemitismo

Minacce antisemite, De Paz: «Ci aspettiamo di più dalla politica»

La cerimonia per commemorare il 7 ottobre a Bologna «era stata un grande risultato», racconta il presidente della Comunità ebraica della città, Daniele De Paz. «Doveva essere una cerimonia a porte chiuse» e si è invece tradotta in un incontro «con una partecipazione altissima». Ma in poche ore la positiva atmosfera di vicinanza è cambiata. Lo stesso giorno, durante un evento non autorizzato dei Giovani Palestinesi all’Università, l’attacco di Hamas è stato celebrato come un’azione di «resistenza» e paragonato a via Rasella. «Una profanazione della verità e della storia», denuncia De Paz. Nella notte successiva sono comparse le minacce sui muri del centro.
In vicolo Monticelli sono state tracciate sei scritte, tra cui «Spara al rabbino», «Lepore appeso» e «Meloni boia», oltre a slogan inneggianti al 7 ottobre. La polizia ha acquisito le immagini delle telecamere per individuare gli autori. «Non riteniamo che si tratti di un attacco personale al rabbino della Comunità di Bologna, ma resta la gravità dell’episodio», precisa il presidente degli ebrei bolognesi a Pagine Ebraiche.
Per l’Ucei è «un fatto gravissimo che non può essere derubricato a vandalismo né liquidato come una provocazione». «Quando sui muri compare l’invito a sparare contro un rabbino, siamo di fronte a una minaccia che supera ogni soglia di tollerabilità», afferma la nota, esprimendo solidarietà alle persone prese di mira e alla Comunità bolognese.
De Paz vede nelle scritte un riflesso delle posizioni espresse in ateneo: «Quella scritta è figlia di quell’episodio». «Abbiamo ascoltato interviste a giovani italiani capaci di raccontare le cose più raccapriccianti, di negare le atrocità del 7 ottobre contro i civili israeliani», prosegue. «È indegno».
Non è questione di libertà di parola, insiste: «Anche nel nostro intervento in sinagoga abbiamo ribadito il diritto di manifestare. Chi vuole protestare contro il governo israeliano può farlo. Ma quando si passa a difendere i terroristi, quando si presenta Hamas come un movimento di resistenza paragonabile ai nostri partigiani, si insulta l’Italia». Servono «grande compattezza e grande onestà», oltre gli schieramenti: «Serve il buon senso che ciascuno di noi deve avere nel rispetto della storia per contrastare queste distorsioni».
Sul fronte della sicurezza, De Paz sottolinea la «risposta immediata da parte di Prefettura e Questura». Alla politica chiede invece di valutare «il pericolo di appoggiare o avallare determinati comportamenti e manifestazioni. Si percepisce una leggerezza nel farlo, che non sembra considerare le conseguenze più ampie. Limitarsi a discutere se sia giusto o meno manifestare è troppo poco. Dovremmo aspettarci qualcosa di più».
L’Ucei chiede accertamenti tempestivi, attenzione alla sicurezza di persone e luoghi ebraici e una condanna istituzionale «chiara, inequivocabile e priva di ambiguità». Un appello ribadito nel giorno dell’anniversario dell’attentato alla sinagoga di Roma del 1982, in cui un commando di terroristi palestinesi uccise il piccolo Stefano Gaj Tachè e ferì decine di persone.