9 Ottobre 2023

Daniel Mosseri e Sergio Della Pergola commentano i massacri di Hamas in Israele

Fonte:

Moked.it

Autore:

Daniel Mosseri Sergio Della pergola

7 ottobre 2023

Ci siamo lasciati venerdì scorso, lieti di celebrare lo Shabbat e gli ultimi giorni delle feste di inizio anno e ci ritroviamo oggi in un clima diverso. Lo scorso 7 ottobre il mondo ci ha fatto assistere a uno spaventoso pogrom come non accadeva dalla Seconda guerra mondiale. Questa volta però in Israele. Centinaia di civili trucidati da Hamas in quanto ebrei: i loro corpi profanati, decine di anziani e giovani, di donne e bambini deportati a Gaza. Nel giro di poche ore dal clima della festa si è passati all’angoscia per la sicurezza dello stato di Israele – non più considerato invincibile – unita alla preoccupazione di vivere in un continente avaro di solidarietà nei confronti del popolo ebraico. I gesti di attenzione nei confronti della nostra comunità non sono mancati ma molto rumore hanno fatto anche i silenzi di chi ha girato lo sguardo da un’altra parte. Assordanti anche le parole di chi non ha perso l’occasione per criticare la vittima anziché l’aggressore. Era successo anche prima dell’attentato terroristico 41 anni fa contro il Tempio maggiore di Roma. Era successo anche durante la Shoah. La vigilanza contro il pregiudizio non può interrompersi mai.

Daniel Mosseri

 

Della Pergola: È uno scontro di civiltà

Le ultime 72 ore hanno fatto emergere delle falle gravi e inattese nel sistema di difesa israeliana. I terroristi palestinesi di Hamas e Jihad islamica sono entrati con una facilità preoccupante in territorio israeliano. Dall’esercito all’intelligence fino al governo, tutte le catene di comando, sottolinea l’analista e demografo Sergio Della Pergola, hanno commesso gravi errori. Ma il punto ora da tenere a mente e che all’opinione pubblica deve avere chiaro, sottolinea il docente emerito dell’Università Ebraica di Gerusalemme, è che si “tratta di una guerra di civiltà contro la barbarie più assoluta. Quello che hanno fatto i terroristi di Hamas in queste ore ricorda le stragi naziste di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema. Un conto è fare la guerra con i cannoni, tra eserciti. Un conto è sgozzare e torturare donne e uomini, vecchi e bambini. Non è possibile fare distinguo, cercare di dividere le colpe, essere equilibrati. Qui ci si attende che l’umanità prenda posizione chiaramente contro questa violenza inaudita”. Da superare, aggiunge il professore, le ipocrisie degli appelli a ricomporre la calma. “Qui la scelta deve essere netta”.

Questo il presupposto. Poi occorre ristabilire la sicurezza dei confini. “Dopo più di due giorni c’è ancora il pericolo nel sud di terroristi entrati in territorio israeliano da Gaza. Fra l’altro un mio nipote combatte in quella zona e ovviamente siamo abbastanza preoccupati. Ma l’accaduto ci ricorda che in guerra non si può sottovalutare il nemico”. Cosa fare ora è difficile da dire. Il bilancio dei morti continua a salire – oltre 800 a metà giornata – e ci sono gli oltre cento ostaggi nelle mani di Hamas e Jihad islamica. “Sarà un dilemma complicato da gestire: ci sono soldati, ci sono civili, donne, bambini”. E anche qui, afferma il demografo, “non possiamo dimenticare l’orrore. Il paese è attonito davanti a questi rapimenti, davanti alle stragi”. Ma è anche “arrabbiato e ferito”.

La presenza di ostaggi complica le azioni nella Striscia di Gaza. Alcuni suggeriscono comunque di agire in modo massiccio per azzerare la minaccia di Hamas. “Io sono d’accordo. A Gaza devono rendersi conto che così non si può andare avanti. E qualcosa, con il taglio di acqua ed elettricità, è già stato fatto da Israele. Ma ci sono anche pareri contrari”. Per Della Pergola non solo i vertici militari e di intelligence hanno sbagliato – “servirà un’indagine per capire come siano stati possibili tutti questi errori, tutti devono essere sottoposti a domande, dal capo di Stato maggiore al capo dello Shin Bet” -, ma anche la leadership politica deve prendersi la responsabilità di un fallimento preoccupante nel garantire la sicurezza dei propri cittadini. “Dopo la guerra del Kippur del 1973, la prima ministra di allora, Golda Meir aveva commesso gravi errori. Aveva un’integrità e per questo si dimise. Begin nella guerra del Libano del 1982, quando vide che le cose erano più complicate di quello che gli avevano fatto credere, si dimise. Ora vedremo cosa farà Netanyahu”.

Sergio Della Pergola