25 Aprile 2016

«chiunque, in pubbliche riunioni,compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi {…) è punito».

Fonte:

l'Unità

Autore:

Emanuele Fiano, Walter Verini

Una legge contro forme di nazi-fascismo

È il 25 Aprile. Come ogni anno, con orgoglio. da settantuno anni noi celebriamo la Liberazione dell’Italia dal nazi fascismo. Celebriamo i martiri partigiani e la gioia di essere liberi. Celebriamo la storia che ci ha vaccinato dal pericolo di non vedere in anticipo i segni, i simboli, il linguaggio dei fascismi, dei totalitarismi, della discriminazione e dell’indifferenza. Insieme a questi valori, noi festeggiamo uno dei frutti più pregiati di quella Liberazione, i principi fondamentali inscritti nella nostra Carta Costituzionale, tra cui, indefettibile, quello espresso nella XII disposizione transitoria, circa il divieto di riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito fascista. Quella disposizione fu poi attuata dalla cosiddetta Legge Scelba del 1952, nella quale si specificava alla pena prevista per la ricostituzione del Partito medesimo doveva soggiacere anche chi pubblicamente esaltasse esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Dal 1993 poi, con la Legge Mancino, oltre a incriminare la diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico ed a punire gli atti di discriminazione razziale. si ribadiva che «chiunque, in pubbliche riunioni,compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi {…) è punito». Dunque l’ordinamento giuridico italiano contiene già, sin dalla genesi costituzionale, e viste le successive leggi ordinarie. una precisa e caratteristica limitazione all’espressione di queste idee, come negano invece i costanti critici di queste norme, rifacendosi ipocritamente al prezioso e fondamentale Art. 21 della Carta. È dunque assoluta la nostra difesa del principio di libertà di espressione ma parimenti anche del principio limitativo che da sempre caratterizza certe espressioni. esattamente le espressioni propagandistiche di quelle idee che la libertà volevano negare: se è vero com’è vero che come disse Giacomo Matteotti. «Il fascismo non è un’idea, è un crimine». Ci siamo dunque chiesti, come fosse possibile che tale fattispecie di reato. peraltro configurata in tempi lontani e diversi, potesse ancora non avere posto. direttamente, nel nostro codice penale, con ciò anche simbolicamente sanando una sua genesi transitoria. Da qui la presentazione di una legge che introduce un articolo del Codice Penale che descriva «una nuova fattispecie relativa al reato di propaganda del regime fascista e nazifascista» che punisca ciò che può non necessariamente portare a costituire un’associazione o a perseguire le finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista, ma che di per se produce di quelle idee una propaganda. Di questo ci occupiamo con questa legge, non certo dell’attività di collezionismo. Questa iniziativa si inserisce in un coerente percorso che negli ultimi anni Il Parlamento ha compiuto, fatto di atti e gesti di rilievo politico-culturale e simbolico. Ricordiamone solo due: l’approvazione della norma che introduce, sotto forma di aggravante della Legge Mancino, il reato di negazionismo in corso di approvazione definitiva al Senato e quella straordinaria giornata di un anno fa, quando i partigiani – ormai novantenni – si sedettero sul banchi della Camera, in quel Parlamento tornato a vivere e funzionare democraticamente grazie al loro impegno, al loro sacrificio. Fu un momento di grande emozione e commozione, il cui rilievo fu accresciuto dall’abbraccio di quei ragazzi di novanta anni con il Presidente della Repubblica e con tanti deputati. Un momento che venne chiuso dal canto di una canzone che si levò spontaneamente a Montecitorio e che si accompagno all’Inno nazionale. Quella canzone era Bella Ciao. Noi ne siamo certi, c’è un’attualità, nel perseguire oggi, la propaganda di quei regimi sanguinari, oggi che siamo in Europa, oggi che siamo liberi, oggi che i principi dell’uguaglianza e della Democrazia sono patrimonio della stragrande maggioranza degli europei. Oggi proprio oggi, di fronte alle moltitudini che dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame, chiedono a noi europei aiuto, si sono risvegliati e rafforzati in tutta Europa i movimenti e i Partiti neofascisti e neonazisti, perché come sempre nella Storia è il diverso, il più debole, l’indifeso, lo straniero, che può funzionare da capro espiatorio quando la condizione sociale si fa più difficile. La terribile banalità del male. sostenuta da Hannah Arendt, circa i crimini dei fascismi europei deve servirci da monito contro ogni banalizzazione: del linguaggio, dei gesti. o dei simboli che possano propagandare le idee di morte del Fascismo e del Nazismo impedendo alle nuove generazioni di comprendere che ciò a cui è arrivato l’uomo può sempre ripetersi, se non impediremo che della storia e del suoi simboli venga annullato il senso.