Fonte:
Bologna Today
Alla Sinagoga di Roma, l’arcivescovo di Bologna condanna il 7 ottobre e la violenza “che tanta morte e distruzione ingiustificata ha provocato a Gaza”
Condannare l’eccidio del 7 ottobre e riconoscere la sofferenza della popolazione di Gaza, senza che un dolore cancelli l’altro. È il messaggio del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenuto alla commemorazione nella Sinagoga di Roma per le vittime dell’attacco di Hamas del 2023 e dell’attentato di Roma del 1982.
La cerimonia si è aperta con un minuto di silenzio. Zuppi ha preso posto accanto al rabbino Riccardo Di Segni. Presenti anche i parlamentari Graziano Delrio, Piero Fassino, Ivan Scalfarotto, Lucio Malan e Maurizio Gasparri, insieme al fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi.
“Sono qui per esprimere vicinanza a una tragedia che è e resta tale, e quindi richiede vicinanza e solidarietà come fu all’epoca di quella follia omicida, tre anni fa”, ha spiegato Zuppi, come riporta il Corriere della Sera. Una solidarietà che si accompagna alla condanna di ogni forma di odio: “Lo stesso vale di fronte a qualsiasi episodio di antisemitismo, che non può e non deve trovare alcuna giustificazione, mai”.
Per il presidente della Cei, fare memoria degli israeliani uccisi significa anche tenere aperta la capacità di riconoscere le sofferenze successive. “Come diceva il cardinale Pizzaballa, la guerra distrugge anche parole, relazioni, fiducia: dobbiamo arrivare ad ascoltare e comprendere la sofferenza dell’altro senza sentirla come una smentita della propria”, ha sottolineato.
Nel suo racconto torna il pellegrinaggio compiuto dalla Chiesa di Bologna a Gerusalemme due anni fa, durante il conflitto, per testimoniare vicinanza alle vittime e alle popolazioni. In quell’occasione Zuppi incontrò Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, il giovane di ventitré anni sequestrato da Hamas e successivamente ritrovato morto.
“Il conflitto non può cancellare il volto dell’altro”
“Mi commosse con la sua saggezza, non lo dimenticherò mai”, ricorda il cardinale. Le parole di quella madre sono rimaste al centro della sua riflessione: “Io non voglio che il mio dolore produca altro dolore, non c’è una classifica del dolore”. Un principio che, osserva Zuppi, deve valere per tutti.
“Possiamo condannare il 7 ottobre e anche la violenza che tanta morte e distruzione ingiustificata ha provocato a Gaza”, afferma il presidente della Cei. Il punto di partenza è riconoscere l’umanità di chi soffre, anche dall’altra parte del conflitto: “C’è un legame, nel dolore, il conflitto non può cancellare il volto dell’altro. Solo questa consapevolezza può farci trovare la determinazione necessaria a trovare una via d’uscita. Non c’è altra strada per arrivare alla pace”.
