4 Giugno 2019

BDS al “Torino Pride”

Fonte:

La Stampa edizione di Torino

Autore:

Maria Teresa Martinengo

Quell’onda anti-Israele che minaccia la libertà e lo spirito del Pride

Polemica per la presenza di attivisti del movimento BDS

Polemica a più voci sul Pride, che si terrà a Torino sabato 15 e che viene presentato stamane con una conferenza stampa in Regione. A scatenarla, la scelta del Coordinamento di promuovere alla vigilia della parata, alla Tesoriera, l’incontro «Voci dal movimento Lgbtq+ in Palestina: vivere e lottare tra eterosessismo, apartheid e pinkwashing» al quale parteciperanno attiviste dell’associazione femminista queer palestinese Aswat. L’associazione aderisce al BDS, movimento «per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l’occupazione e l’apartheid israeliane». Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Consiglio comunale e probabile presidente del nuovo Consiglio Regionale, attento ad ogni manifestazione di carattere antisionista ha dato il via alle critiche: «La scelta del Coordinamento Torino Pride è inaccettabile. Ci auguriamo – ha detto – che possa tornare indietro. La Regione, con il precedente Consiglio, ha concesso il patrocinio, e quindi resta, ma in futuro si potrebbero fare altri ragionamenti». Per Ricca l’iniziativa del mondo lgbtq torinese «è una `gotta contro se stesso”, dal momento che in Medio Oriente l’unico Paese dove il Pride si fa è proprio Israele e dove la comunità lgbtq non è discriminata». E aggiunge: «Sarei curioso di sapere perché i movimenti pro Palestina non chiedono ad Hamas di organizzare un Pride. Non so cosa farò nei prossimi mesi in Consiglio Regionale, ma se dipendesse da me, qualsiasi iniziativa che preveda il boicottaggio dell’unica democrazia esistente in Medio Oriente non otterrebbe mai il patrocinio». Anche Elena Loewenthal, neo consigliera regionale di + Europa interviene nella polemica: «Al Gay Pride di Torino entra a gamba tesa il movimento BDS, dichiarato illegale in molti Paesi fra cui la Germania. Con questa iniziativa Israele diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria, con tutta la visibilità che il Gay Pride offrirà». Il timore è che la parata possa trasformarsi in una manifestazione politica. E l’Associazione Italia Israele esprime sconcerto e indignazione. Il presidente Dario Peirone ricorda, tra l’altro, che «il linguaggio adoperato dagli attivisti del movimento BDS è stato giudicato dal governo tedesco paragonabile a quello utilizzato durante il nazismo nei confronti degli ebrei». Peirone chiede al nuovo governo regionale «di sostenere la posizione di Ricca negando il patrocinio». Dal Coordinamento Torino Pride sotto accusa la risposta è quanto mai pacata. «Si tratta semplicemente di una testimonianza. Abbiamo accolto – spiegano – la proposta arrivata da attivisti di quell’area del mondo in un puro spirito di pluralità. Prima di accettarla c’è stato un lungo dibattito, li abbiamo auditi, abbiamo posto loro molte domande. Non c’è l’idea di avallare posizioni, ma di ascoltare. Ed è proprio questa pluralità che ha sempre contraddistinto il Torino Pride: l’obiettivo è di far sì che ognuno possa maturare una propria opinione sulla base di quanto ascolta». Ancora: «Nel momento in cui altri ci chiederanno di essere ascoltati per esprimere altri punti di vista, lo faremo. Sempre che siano diretti: non vogliamo mediazioni, vogliamo sempre andare alla fonte per comprendere quanto succede in uno spirito di assoluta libertà di opinione».