31 Luglio 2019

Antisionismo ed antisemitismo nel fumetto contemporaneo

Fonte:

www.ugei.it

Autore:

Nathan Greppi

Fumetti, antisionismo e antisemitismo

Negli ultimi mesi sono scoppiate due grosse polemiche che hanno coinvolto il mondo dei fumetti da un lato e il mondo ebraico dall’altro: la prima, che ha avuto risonanza a livello internazionale, riguarda la decisione del New York Times, avvenuta a giugno, di non pubblicare più vignette politiche sull’edizione internazionale dopo che, ad aprile, ne aveva pubblicata una accusata di antisemitismo in quanto ritraeva Netanyahu come un cane con la medaglietta a forma di Magen David che fa da guida a un cieco Trump con la kippah in testa. Ciò ha causato il licenziamento di diversi vignettisti affermati(1).

La seconda polemica, che riguarda solo l’Italia, riguarda il fumettista Gianluca Costantini, celebre per i suoi lavori nel campo del graphic journalism, il giornalismo a fumetti, che è stato anche premiato da Amnesty International; il 17 luglio, questi ha rivelato sul suo blog di essere stato licenziato nell’ottobre 2018 dalla CNN, per la quale pubblicava vignette sullo sport, dopo aver ricevuto accuse di antisemitismo per una vignetta del 2015 in cui un terrorista dell’ISIS si toglie una maschera da Netanyahu. Costantini si è difeso attribuendo le accuse a troll di estrema destra(2).

Il contesto generale

Apparentemente sconnesse, queste due polemiche rientrano entrambe in uno spettro più ampio: infatti il mondo del graphic journalism è da sempre fortemente schierato contro Israele. Basti pensare che l’autore maltese-americano Joe Sacco, ritenuto da molti il padre del genere, è salito alla ribalta grazie a opere come Palestina: una nazione occupata e Gaza 1956, dove il conflitto israelo-palestinese viene narrato unicamente dal punto di vista dei palestinesi, mentre gli israeliani sono ritratti quasi come dei mostri.

Un altro esempio lampante è quello del diario a fumetti Cronache da Gerusalemme del franco-canadese Guy Delisle, che nel 2012 vinse il primo premio al Festival di Angouleme, tra i più importanti al mondo per i fumetti: Delisle, sebbene sia meno schierato di Sacco, tende a privilegiare il punto di vista dei palestinesi, tanto da credere persino all’accusa secondo cui i soldati israeliani ruberebbero gli organi dei palestinesi morti. E se si prova a cercare le principali opere sull’argomento su qualunque sito specializzato, si vedrà che quasi tutti i fumetti sul conflitto tendono a prendere posizioni filopalestinesi (salvo poche eccezioni, come La Brigata Ebraica del fumettista belga Marvano).

Ma ci sono stati diversi casi in cui i fumettisti più schierati hanno anche preso parte a iniziative ancora più ostili, come aderire al movimento BDS che vuole boicottare Israele sia sul piano economico che su quello culturale: tra il 2014 e il 2015, ad esempio, decine di fumettisti a livello internazionale hanno inviato due petizioni al delegato generale del Festival di Angouleme, Franck Bondoux, per dirgli di rinunciare alla sponsorizzazione del festival da parte di Sodastream, azienda israeliana attiva nel campo dell’acqua minerale; sponsorizzazione interrottasi nel 2016 proprio a causa delle petizioni(3). Tra i firmatari italiani vi era il già citato Costantini.

Un altro caso, più recente, riguarda il celebre fumettista Zerocalcare, che nel dicembre 2016 ha aderito a una campagna del BDS per boicottare i prodotti dell’azienda informatica HP, accusata di fornire le proprie tecnologie all’esercito israeliano(4).

Le radici dell’odio

Ma da dove nasce tanto astio, in questo ambiente culturale, nei confronti dello Stato Ebraico? È qualcosa che non si può spiegare semplicemente con accuse di antisemitismo, anche perché nel mondo dei fumetti, soprattutto negli USA, gli ebrei hanno avuto un ruolo centrale: erano ebrei i creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster, come lo erano quelli di Batman, Bob Kane e Bill Finger, e lo erano anche Stan Lee e Jack Kirby, creatori dei più famosi supereroi Marvel. E non va dimenticato che erano ebrei anche E.C. Segar, creatore di Braccio di Ferro, e Will Eisner, ritenuto da molti l’inventore delle graphic novel. E anche i maggiori fumettisti israeliani, come Rutu Modan e i gemelli Hanuka, in genere sono ben accolti nei nostri festival e dalla nostra critica.

La vera radice dell’antisionismo presente in questo ambiente non va cercata nell’antisemitismo, perlomeno non del tutto, ma nel fatto che la maggior parte dei fumettisti, in Occidente, è politicamente vicina all’estrema sinistra terzomondista, quella che considera l’Europa e gli USA le cause di tutti i mali: basti pensare alla vicinanza di Zerocalcare al mondo dei centri sociali, che tra i suoi colleghi non è un’eccezione bensì la regola.

È significativa in tal senso la graphic novel Capire Israele in 60 giorni (e anche meno) dell’autrice ebrea americana Sarah Glidden: la sua opera è il resoconto a fumetti di un viaggio in Israele con il progetto Taglit, che riavvicina i giovani ebrei alle loro origini. Nell’opera si vede come la Glidden, partendo da pregiudizi tipicamente di sinistra nei confronti di Israele, nel corso del viaggio arriva pian piano a vedere la complessità del conflitto, e alla fine è costretta a mettere in discussione i suoi pregiudizi.

In Italia, invece, da un’inchiesta del settimanale Panorama è emerso che per decenni le case editrici che pubblicano fumetti “impegnati” sono sempre state tutte vicine alla sinistra radicale, e le uniche eccezioni sono costituite da opere in parte vicine al neofascismo(5). In altre parole, nel fumetto italiano dominano gli estremi, e le posizioni moderate faticano a trovare spazio. Il critico Giuseppe Pollicelli, tra i maggiori esperti di fumetto in Italia, già nel 2014 spiegava in un’intervista a Il Foglio che in Italia anche nel mondo della satira prevale il politicamente corretto(6).

Considerazioni

Tornando alle due polemiche di cui si è parlato all’inizio dell’articolo: in seguito ai fatti relativi al New York Times, va detto chiaramente che, sebbene la vignetta fosse di pessimo gusto, è una follia anche solo pensare di licenziare un intero staff di vignettisti per l’operato di uno solo. Ciò infatti ha suscitato numerose reazioni indignate in tutto il mondo, soprattutto considerando che in molti paesi può anche rischiare la vita per il suo lavoro (vedi Charlie Hebdo)(7). Inoltre, censurando tutte le vignette politiche si rischia di alimentare quello stesso antisemitismo che chi ha denunciato la vignetta vorrebbe contrastare, in quanto si alimenta lo stereotipo delle lobby ebraiche che controllano tutto.

Per Costantini invece il discorso è diverso: dopo il licenziamento dalla CNN si è detto convinto che nei suoi disegni “non esiste razzismo, antisemitismo o pregiudizio, ma solo critiche contro un governo.”(8) Tuttavia, nel maggio 2018, durante i disordini al confine con la Striscia di Gaza per la “Marcia del Ritorno”, egli pubblicò sulla sua pagina Facebook una serie di vignette ben più vergognose di quella per cui è stato licenziato: in una si vede un bambino che urina sulla bandiera israeliana(9), mentre un’altra ritrae un bambino israeliano con la kippah e la scritta “futuro assassino.”(10) Su quest’ultima vale la pena porsi una domanda: se qualcuno avesse postato una vignetta su un bambino musulmano con la scritta “futuro terrorista”, come sarebbe stata recepita? In molti l’avrebbero accusata di islamofobia, e forse sarebbe stata censurata da Facebook. Per la vignetta di Costantini invece nessuno si è indignato. Qualcosa che dovrebbe far riflettere soprattutto chi lo difende dalle accuse di antisemitismo.

Ma anche se i fumettisti che hanno preso queste posizioni non sono antisemiti, le ragioni che li spingono a odiare Israele sono comunque sbagliate: semplicemente, anziché odiare gli israeliani in quanto ebrei li odiano in quanto “occidentali” che vivono in terra araba. Perciò, anche se Costantini lo nega, in realtà i suoi disegni sono pieni di pregiudizio, solo che non lo ammette nemmeno a sé stesso.

Note:

1)“Il New York Times non pubblicherà più vignette che parlano di politica”, Il Post, 11/06/2019

2)“La reputazione del web: un modo diverso di dire censura”, Gianluca Costantini, gianlucacostantini.com, 17/07/2019

3)“Dopo le proteste dei fumettisti Angoulême cessa i rapporti con Sodastream”, Fumettologica, 14/01/2016

4)“Zerocalcare aderisce alla campagna #IoNonComproHP, la tecnologia dell’apartheid israeliana”, bdsitalia.org, 11/12/2016

5)“La politica? È tutta un fumetto”, Francesco Borgonovo, Panorama, 08/05/2019

6)“Vignettisti prudenti e comici pol. corr. In Italia la satira ha smesso di aggredire?”, Simonetta Sciandivasci, Il Foglio, 22/05/2016

7)“New York Times, basta vignette: vince il politically correct”, Roberto Vivaldelli, Inside Over, 13/06/2019

8)“Gianluca Costantini, accusato di antisemitismo su Twitter, perde il lavoro alla CNN: ‘Vale più la reputazione social della verità’”, Ravennanotizie.it, 23/07/2019

9)https://www.facebook.com/gianlucacostantini.drawing/photos/a.1669412593106952/1669412686440276/?type=3&theater

10)https://www.facebook.com/gianlucacostantini.drawing/photos/a.1669412593106952/1669413306440214/?type=3&theater