13 Luglio 2023

Riflessione della senatrice a vita Liliana Segre sull’antisemitismo

Gentile Senatrice Liliana Segre,
ritiene che l’antisemitismo sia ancora un problema? Cosa pensa della situazione in Italia?
D.M.

Mi piacerebbe poter dire che l’antisemitismo sia stato superato, che sia un problema di cui non doversi più occupare e preoccupare. Ma non è così. È vero che in Italia non c’è mai stato l’antisemitismo più virulento che ha caratterizzato molti popoli europei. Ma questo ha reso in un certo senso ancora più abietto l’antisemitismo artificiosamente «importato» dal fascismo negli anni Trenta del Novecento. Del resto, nel nostro Paese gli ebrei sono (ed erano anche ai tempi del fascismo) una minoranza minuscola. Oggi sono tra 30 mila e 40 mila, anche se nell’immaginario diffuso, per ignoranza o preconcetti, questo numero si dilata, e in molti tendono a pensare che gli ebrei siano milioni…
Il pregiudizio antisemita però sopravvive e riemerge, specie in alcuni ambienti – gruppi neonazisti, neofascisti, complottisti, settori delle tifoserie calcistiche… – e sui social. Se ne è occupato un convegno organizzato dal coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, il prefetto Giuseppe Pecoraro, L’antisemitismo nello sport, svoltosi nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati il 22 giugno. In quell’incontro è stato annunciato un decalogo, firmato pochi giorni dopo, che prevede tra l’altro l’interruzione di una partita di calcio in caso di espressioni antisemite o razziste.
Il 7 luglio, è uscito inoltre un importante volume curato da Milena Santerini L’antisemitismo e le sue metamorfosi. Distorsione della Shoah, odio online e complottismi (Giuntina). La prima parte raccoglie saggi di Robert Rozett, Juliane Wetzel, Joël Kotek, Simonetta Della Seta e Gadi Luzzatto Voghera.
Esaminando vari Paesi, gli autori mettono in evidenza come, «sebbene la negazione sia ancora un problema significativo, la distorsione e la banalizzazione della Shoah sono diventate in molti modi una minaccia ancora maggiore».
Negli ultimi decenni, una delle spinte verso distorsione e minimizzazione è venuta da ambienti vicini alla destra nazionalista: «Ovunque in Europa, da est a ovest, c’è un forte desiderio di riabilitare i regimi e/o i movimenti nazionali che erano alleati dell’occupante nazista». Non solo: «La distorsione della Shoah ha ricevuto una nuova spinta durante la pandemia di Covid-19, in particolare attraverso l’uso improprio delle immagini della Shoah nelle manifestazioni contro le misure adottate dagli Stati per fronteggiare l’emergenza, così come attraverso nuovi miti di cospirazione».
La seconda parte del libro è dedicata all’Italia e raccoglie saggi di Milena Santerini, Betti Guetta, Stefano Gatti e Murilo Cambruzzi, Stefano Pasta. In questi testi si evidenzia come l’antisemitismo nel nostro Paese sia latente e sotterraneo, pronto a riemergere anche attraverso i nuovi mezzi digitali. «L’antisemitismo che periodicamente si “risveglia” pesca da un archivio arcaico molto ricco, che si esprime con idee e immagini vecchie; vecchi sono i contenuti, stereotipi e pregiudizi triti e stantii. Ma nuovi sono i mezzi e i linguaggi utilizzati, veloci e accattivanti che li veicolano: la natura del social web ha cambiato l’aspetto e il tono dell’antisemitismo. Gran parte dell’antisemitismo imita e riflette lo stile dello spazio online in cui viene articolato».
Sì, c’è ancora da preoccuparsi.