Fonte:
Firenze ed intorni
AGGIORNAMENTO – “Esprimo una ferma condanna per le vergognose minacce di morte rivolte a Marco Carrai. Il clima di ostilità che si sta diffondendo nei confronti di Israele e del mondo ebraico è ormai inaccettabile. Rivolgo un appello al Governo italiano affinché intervenga con determinazione per fermare questa pericolosa ondata di antisemitismo e di antisionismo”. Lo scrive su X l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, riferendosi alle scritte contro il console onorario di Israele comparse su un muro in via dei Banchi nel centro storico di Firenze.
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“La più ferma e netta condanna per le scritte di matrice antisemita comparse sui muri di Firenze” è stata espressa, in una nota, da Lorenzo Tombelli, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, sezione di Firenze.
“Si tratta di parole che non possono trovare alcuna giustificazione, perché evocano un linguaggio di odio, esclusione e violenza che l’Europa e il nostro Paese hanno già conosciuto nei momenti più tragici della propria storia – evidenzia Tombelli -. Esse non rappresentano soltanto un’offesa rivolta a una comunità, ma una ferita inferta ai principi fondamentali della convivenza civile e democratica. In una città insignita della Medaglia d’Oro per la Resistenza, che ha costruito la propria identità sul rifiuto del fascismo e sulla difesa della dignità umana, l’antisemitismo non può e non deve trovare spazio. Firenze è stata, e deve continuare a essere, luogo di incontro, dialogo e inclusione, fedele ai valori nati dalla lotta di liberazione e consacrati nella Costituzione repubblicana”.
“Abbiamo più volte espresso una critica ferma e argomentata nei confronti delle politiche del governo guidato da Netanyahu, denunciando l’uso della violenza e le gravi violazioni dei diritti umani nei confronti del popolo palestinese – continua -. Tuttavia, proprio in forza di questa posizione, riteniamo indispensabile ribadire con altrettanta chiarezza che nessuna critica politica può mai trasformarsi in odio. Confondere i piani significa tradire la lezione della storia e alimentare derive pericolose”. “Per questo le scritte apparse in queste ore richiamano, per contenuti e linguaggio, i periodi più bui del Novecento. Esse dimostrano quanto sia ancora fragile la memoria collettiva e quanto sia necessario un impegno continuo, culturale e civile, per contrastare ogni forma di razzismo e antisemitismo“. “Per chi, come Aned, custodisce la memoria della deportazione e dello sterminio, questi segnali non possono essere sottovalutati”. “Di fronte a questi episodi, è necessario che la risposta della città e delle istituzioni sia unitaria e determinata. Non soltanto nella rimozione materiale delle scritte, ma soprattutto nel rafforzamento di una cultura democratica fondata sul rispetto, sulla conoscenza e sulla consapevolezza storica”, conclude Tombelli.
