Fonte:
ANSA
Autore:
Nina Fabrizio
“L’Olocausto è stato il periodo più buio della storia umana, in cui l’odio e il male antisemiti allo stato puro sono rimasti incontrollati, hanno ucciso sistematicamente 6 milioni di ebrei e innumerevoli altre persone, rischiando di prendere il sopravvento sul mondo libero.
Se non impariamo la lezione, siamo destinati a ripeterla e, se ciò accadrà, le nostre società saranno travolte dal male puro.
Se l’odio non viene combattuto, si rafforza. Questa è la lezione appresa dall’Olocausto”.
Lo dice, in una intervista all’ANSA, l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman, che invita il Vaticano ad adottare la definzione di antisemitismo dell’Ihra (l’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto), quella del 2016 secondo cui l’antisemitismo è una specifica percezione degli ebrei che può essere espressa come odio e include, ad esempio, la negazione dell’Olocausto, la demonizzazione di Israele o l’utilizzo di stereotipi sul potere ebraico. Inoltre, se vuole essere davvero incisivo nella lotta all’antisemitismo, il Vaticano nomini “un inviato speciale” ad hoc.
Quella della Shoah, spiega Sideman, “è una lezione molto attuale per il mondo di oggi, mentre il mondo libero affronta le sfide del radicalismo. Pertanto, è di vitale importanza commemorare e ricordare l’Olocausto”.
“Viviamo oggi a un bivio generazionale – afferma -, in cui i sopravvissuti all’Olocausto sono pochi e tra qualche anno non saranno più con noi a dare testimonianza diretta, e il pericolo di dimenticare è molto concreto. È quindi di fondamentale importanza che ci impegniamo a preservare la memoria dell’Olocausto, per garantire che un episodio così oscuro non si ripeta mai più”. “Esistono diversi modi pratici per farlo – esemplifica qundi -: uno di questi è organizzare eventi commemorativi. Quindi, aderire all’Ihra , adottare la definizione operativa di antisemitismo dell’Ihra, e nominare una figura di spicco a livello nazionale/statale come inviato speciale per la lotta all’antisemitismo, il cui mandato è quello di creare e attuare una strategia nazionale per combattere l’antisemitismo e lavorare in sinergia con altri coordinatori a livello globale. Queste sono azioni – aggiunge – che incoraggerei certamente la Santa Sede a intraprendere e attuare”.
Su quale messaggio intenda inviare, soprattutto al Vaticano, il diplomatico risponde: “L’antisemitismo è un veleno. La storia ricorderà coloro che hanno avuto il coraggio e la forza morale di opporsi ad esso e che hanno intrapreso azioni concrete contro questa forma di odio. L’antisemitismo non è solo un problema ebraico, e oggi, quando il popolo ebraico ha uno Stato di Israele forte e determinato, capace di difendersi, si può sostenere che non sia nemmeno principalmente un problema ebraico. È un problema – invece – per quelle società che chiudono un occhio e permettono all’antisemitismo di inasprirsi al loro interno”.
“È un problema – continua – per coloro che non sono disposti a raccogliere la determinazione per affrontarlo, solo per scoprire, spesso troppo tardi, che questo male cieco che hanno tollerato si è ritorto contro di loro”.
Sul fatto che il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, abbia parlato di un clima più sereno con il Vaticano sotto Leone XIV, ma abbia anche sottolineato la necessità di superare le recenti tensioni con azioni concrete, osserva: “Direi che c’è stata un’amicizia continua e solidi buoni rapporti tra Israele e la Santa Sede fin dalla loro fondazione nel 1994. Vedo certamente un grande potenziale per espandere tali relazioni sotto Papa Leone e collaborare per contribuire congiuntamente al miglioramento del mondo. Dopotutto, sia Israele che la Santa Sede – afferma – sono Paesi relativamente piccoli geograficamente, ma universali nella loro rilevanza e portata.
Se solo unissimo le nostre competenze comuni, le risorse spirituali e l’esperienza in numerosi ambiti, potremmo contribuire insieme a rendere il mondo un posto migliore. Questo sta già accadendo a livello locale con collaborazioni tra il know-how israeliano e la Chiesa locale che insieme contribuiscono ad affrontare le sfide e i bisogni locali, e può verificarsi anche su scala molto più ampia a livello globale.
Questo – fa sapere – è il mio sogno ed è ciò per cui sto lavorando”.
